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Solitudine

Ho chiuso gli occhi,la notte è arrivata , dalla mia cameretta una luce fioca vedo arrivare, di là da quel sentiero che chiamo Vita, sempre più grande a poco a poco che si fà  vicina..
La vedo sola, di solito attorno noto altre anime, corpi che le fanno strada ma ora non sà spiegarmi il perchè della sua solitudine.
Sarà  l'estate, sarà  il tempo!!
La solitudine ti prende, come uno squalo, il ventre molle ( di te ) che ha l'anima, ti assale quando non te accorgi...ti violenta, per poi lasciarti dissanguare ai margini, una strada di periferia senza affetto e senza ricordo alcuno.
Una presa grande, una presa bestiale verso chi dentro ha un cuore grande e nulla più!
Morire... come un fiore appena sbocciato, ora noi uomini e,donne soli siamo.
Morire come l'appassire, sradicati dal nostro futuro, lasciati senza acqua nel deserto di questa vita dove non esiste affetto

La Solitudine
Su questa strada…
….Dove corre la solitudine
Un fuoco ardere a lato vedo;
L’energia che vola via
Nel ciel lontano,
Fa crescere in me l’ardente pensier.
Io
Che volo a bassa quota
Dispiego le mie ali
E tu
Che rondine non sei più
Porti ora e per sempre
A me
La tua primavera.
_______________:::::::_____
La solitudine
Non è amore né dolore
Né pace e ne guerra le cause
È solo un deserto
Che a poco a poco entra dentro
Allargandosi sempre più.
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Esso utilizza materiale tratto da  http://it.wikipedia.org/wiki/Amore_romantico 
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Amore_romantico&action=history

Amore romantico

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L'amore romantico è una forma d'amore caratterizzata dal forte coinvolgimento emotivo del soggetto coinvolto e dalla presenza di quelle caratteristiche tipiche del romanticismo (struggimento, partecipazione emotiva, affetto, ecc.).

L'amore romantico generalmente implica un amore sia spirituale che fisico; in questo senso si oppone all'amore platonico. V'è però più enfasi sul lato emotivo che sul semplice desiderio sessuale, dal momento che l'intimità fisica ne risulta comunque coinvolta.

A partire soprattutto dal XIX secolo, la società occidentale ha posto l'amore romantico quale base iniziale del rapporto di coppia molto più di altre culture, nelle quali, per esempio, i matrimoni combinati costituiscono una convenzione sociale.

L'amore romantico è spesso visto come l'idealizzazione di un'altra persona e della relazione con essa instaurata. Molti filosofi occidentali hanno espresso teorie ed idee sull'amore.

Le caratteristiche dell'amore romantico proprie della cultura occidentale includono:

  • la mancanza o difficoltà di controllo delle emozioni
  • il costituire la base di una relazione idealmente eterna
  • l'arricchimento del
  • il dissidio interiore
  • il tendere all'amore, non il compimento d'amore
  • la sensazione di leggerezza dell'anima

Nell'ambito letterario, l'amore romantico è stato espresso per la prima volta da Francesco Petrarca, anticipatore dei concetti cardine del romanticismo (il Canzoniere).

[modifica] Amore non corrisposto

Per amore non corrisposto si intende un intenso sentimento di amore romantico che non è ricambiato dal soggetto amato, anche se la reciprocità è desiderata dal soggetto amante. La condizione emotiva dell'amante non corrisposto è tipicamente caratterizzata da repentini cambi di umore e può oscillare tra la depressione e l'euforia.

L'amore non corrisposto può sfociare in comportamenti ossessivi e anche trasformarsi in ostilità nei confronti della persona amata; d'altro canto, questa forma d'amore ha rappresentato per secoli l'ispirazione per numerose opere d'arte di eccellente livello. L'atteggiamento di un innamorato non corrisposto può essere recepito in svariati modi da un osservatore esterno (o dallo stesso soggetto amato); il suo comportamento può essere giudicato affettuoso, oppure sgradevole, oppure può essere interpretato in molti altri modi: si tratta sostanzialmente di una questione soggettiva.

Trovarsi in una tale condizione è estremamente doloroso, ma allo stesso tempo può rappresentare una fonte di grande gioia: a volte questa forma d'amore lascia nel soggetto amante un senso di realizzazione di sé per avere qualcuno da amare, anche se il sentimento non è reciproco. In alcuni casi, l'innamorato non corrisposto ritiene che tale soddisfazione ricompensi la sofferenza che deve patire: di conseguenza, egli non dichiara i propri sentimenti alla persona amata per il timore di essere respinto definitivamente.

L'amore non corrisposto nei confronti di una data persona può durare molto a lungo (anni e persino decenni). Tuttavia, molto spesso i sentimenti del soggetto amante raggiungono un punto di rottura nel momento in cui egli viene a sapere che il suo amore non sarà mai ricambiato, oppure quando egli sposta il proprio interesse su di un soggetto disponibile a corrispondere il suo affetto.

 

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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Cronologia  http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=L%27esclusa&action=history

L'esclusa

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I'esclusa
Titolo originale  
Autore: Luigi Pirandello
Anno
(1a pubblicazione) :
1908
Genere: romanzo
Sottogenere: classico
Ambientazione:  
Anno di ambientazione: fine '800 - inizi '900.
Protagonista: Marta
Coprotagonisti:  
Antagonista:  
Personaggi secondari: Agata Ajala, Maria, Rocco, Anna Veronica, Francesco.
EDIZIONE RECENSITA
Anno: 2001
Editore: Mondadori
Traduzione:  
Collana: Classici moderni
Pagine:  
Capitoli  
ISBN  
ISSN  
Progetto Letteratura

L'esclusa è un romanzo di Luigi Pirandello, il cui titolo originario era Marta Ajala. Fu pubblicato a puntate sulla rivista La Tribuna e, nel 1908, in volume. Pirandello lavora sullo sfondo tipico della letteratura del Verismo, ricca di dinamiche sociali ben descritte nei loro pregiudizi e nelle loro sanzioni; a questo, l'autore aggiunge una vicenda che rimanda ai paradossi del dramma esistenziale, del contrasto tra sostanza e apparenza.

Indice

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Trama [modifica]

Marta è una giovane sposata con Rocco. Dopo che un giorno il marito ha scoperto alcune lettere che le erano inviate da un ammiratore (Gregorio Alvignani) viene subito accusata ingiustamente di tradimento: il marito la abbandona e viene disprezzata da tutti. Il padre si chiude nella sua camera e al momento del difficile parto di Marta, viene trovato morto. Muore anche il bambino di Marta. La famiglia Ajala cade così nella disperazione. La famiglia subisce ogni sorta di soprusi e ingiustizie da parte della gente del paese, che è ormai al corrente dei fatti accaduti; come se non bastasse alla morte del padre la conceria viene affidata a Paolo Sistri, l'attività fallisce e la famiglia cade in miseria. Marta comincia a studiare e partecipa, nonostante la disapprovazione sia dell'ex marito, Rocco, che di Anna e Agata al concorso per il posto di maestra presso la scuola dell'istituto.

Marta vince il concorso, ma viene “scartata” e sostituita da una raccomandata. La madre decide di parlare col direttore della scuola, che le concede un posto: la notizia non è accolta bene dalle alte cariche del paese, che costringono Marta a fingersi malata. Il direttore, con l'aiuto dell'oramai deputato Alvignani, trova di nuovo una soluzione, trasferire Marta assieme alla sorella ed alla madre a Palermo.

La vita a Palermo migliora molto: nessuno conosce la loro vicenda e a scuola Marta si trova bene, nonostante la maggior parte dei suoi colleghi le facesse la corte. Durante la permanenza a Palermo, Marta rincontra l' Alvignani e, credendosi innamorata, ha un figlio da lui. Intanto viene chiamata dalla madre di Rocco, anche lei accusata di tradimento, Marta chiama subito Rocco. Quando arriva, i due assistono alle ultime ore della madre. Paradossalmente, Marta viene completamente riabilitata e riaccettata in famiglia, nonostante il fatto che per la prima volta sia veramente accaduto un tradimento.

 

Personaggi [modifica]

 

Maria [modifica]

Maria, la sorella di Marta, è una ragazza sensibile. Anche se non lo dimostra esplicitamente è una donna forte perché si è trovata un'onta sul suo futuro: non potrà avere marito, ha scarse possibilità di emanciparsi (anche se probabilmente non era suo desiderio). Nonostante questo, non tenta né di reagire né di lamentarsi o accusare, ma cade nello sconforto assoluto, alimentato dalla morte del padre. Si affida a valori astratti: la religione e la musica. Non gioca un ruolo fondamentale nella narrazione: non interagisce con altri personaggi e Pirandello dà poco peso ai suoi sentimenti.

« Andiamo in chiesa, Maria? Questa domanda per la sorella significava: "andiamo a pregare per il babbo?". Ma erano ben tristi quelle cene in silenzio, interrotte dall' invio del cibo alla stanza del rinchiuso, gelate dall' aspetto di Maria, che ne ritorna ogni volta più oppressa. »

 

Agata Ajala [modifica]

Agata, la madre di Marta e Maria, è piuttosto conservatrice o meglio, si è adattata alle abitudini conservatrici del tempo. Come la figlia anche lei è molto legata alla religione e tenta di dare una spiegazione alle disgrazie tramite essa. Dopo la disgrazia si vergogna di andare in giro, di essere guardata dalla gente del paese e non vuole sentire i commenti dei vicini. Si rassegna a qualsiasi cosa accada e, nonostante trovi quasi sempre una soluzione spesso non dimostra di voler tirare su l' “onore” della famiglia, ma di stare a subire le disgrazie.

« La signora Agata avrebbe voluto essere almeno della metà men alta della statura per non attirare tanto gli sguardi della gente e passare inosservata;

correre in un baleno quella via che le pareva interminabile.
 

La signora Ajala già da un pezzo aveva imparato a misurare ogni dispiacere, ogni dolore, non per sé stesso, che le sarebbe parso poco o niente, ma in considerazione delle furie che avrebbe suscitato nel marito.
 

Marta avrebbe dovuto starsene rassegnata e dimessa, ad aspettare giustizia dal tempo. »

Marta [modifica]

Marta è una donna forte, che reagisce al sopruso ricevuto. Non sopporta che le altre le dicano che essere guarita dalla malattia sia stata una fortuna, ma nonostante questo decide lo stesso di riscattare la famiglia: sia per propria emancipazione sia per dimostrare di essere in grado di poter sostentare una famiglia; odia il padre perché, a differenza di lei, non ha saputo reagire all' ingiustizia e si è abbandonato. Odia i conservatori, perché i conservatori odiano lei, e nonostante la madre, Maria e Anna veronica abbiano ancora fede nella chiesa ed in Dio, soprattutto quando viene sorteggiata per la consegna della Madonna, Marta non vede segni del destino o aiuti da Dio ma crede solo nella sua capacità di potersi ancora realizzare. Ama gli studi e il fatto di averli abbandonati così presto la ferisce, è nostalgica ma quando viene importunata dalle sue ex amiche non si offende ma continua la sua “battaglia”. Non vuole far trasparire i suoi sentimenti interni e, soprattutto, non vuole comunicarli: non si sfoga con nessuno se non piangendo (sola). Non accetta il fatto di essere compatita.

« Debbo dimostrarmi grata per giunta, è vero? Della che ho ricevuto, guarendo.

Marta invece pensava all' incontro con le antiche compagne, e non si dava col pensiero tanta fretta di tirarsi via.
Chi sa che dicono di me...
Lasciale cantare! - le rispose Eufemia
Non consolatemi...
 

Era paga : aveva vinto ; sentiva di far bene, e le piaceva di vivere. »

 

Anna Veronica [modifica]

Unica amica rimasta a Marta, Anna Veronica è il futuro che si sarebbe aspettata la protagonista se non avesse deciso di ribellarsi, costretta a portare un velo nero come marchio, non solo fisico (in questo caso il velo) ma anche psicologico: è ripudiata dal paese o da chiunque conosca la sua vicenda le uniche amiche rimaste sono Marta, Maria e Agata. Spesso consola le sue amiche ed è l' unica persona le cui parole di biasimo sono accettate non perché dette per compiacimento ma perché è a conoscenza della loro situazione, in quanto anche lei ha subito una situazione analoga. Anche lei come altri personaggi del libro è molto legata alla religione.

Citazioni:

« Instancabile, Anna Veronica, dopo tante veglie, recava adesso ogni mattina alla convalescente piccole immagini odorose di santi, contornate di carta trapunta, punteggiate d' oro, con nimbi d'oro. »

Rocco Pentagora [modifica]

Marito di Marta. Fomentato dal padre e dalla sua posizione, reagisce eccessivamente alla lettera dell' Alvignani passando a conclusioni affrettate; pentendosi lui stesso sia alla fine quando pare che si rappacifichi con Marta sia quando viene a sapere della morte di Francesco Ajala. Critica suo padre perché l' ha offeso dicendogli di far parte di una famiglia che subisce tradimenti da sempre e anche perché ha insultato Marta.

« Non bastava, non bastava averla scacciata? M' ero vendicato... Bastava! ... e lui, vigliacco va a farle sotto gli occhi quella scenata infame! Perché insultarla ancora? Chi glien'aveva dato l' incarico? Vigliacco! Vigliacco!
Imbronciato sempre, sgarbato, di pessimo umore. Poi, all' improvviso, era accaduta la morte di Francesco Ajala, del bau! Ebbene, e quell'animella squinternata s' era d' un subito sentita schiacciare dall' unanime compianto che quel pazzo furioso aveva raccolto in paese. 
»

Francesco Ajala [modifica]

È, assieme a Maria e Anna, un personaggio secondario. Le uniche descrizioni forniteci dall' autore sono una sequenza riflessiva della moglie, in cui lo descrive come una persona molto impulsiva, attaccata ad oggetti di poco valore, non era avaro ed è attaccato a degli ideali conservatori.

« Se talvolta, buon Dio, per il guasto o la rottura di qualche oggetto anche di poco valore, ma di cui difficilmente si sarebbe potuto trovare il compagno in paese, tutta la casa piombava nel lutto, nella costernazione più grave bisognava vedere che cosa importasse per lui, per il marito, quel guasto o quella rottura.
Un nonnulla bastava di tanto in tanto a farlo scattare selvaggiamente. 
»

Stile e linguaggio [modifica]

I romanzi di Pirandello sono caratterizzati da accurate descrizioni dei personaggi e dei luoghi, alternando descrizioni oggettive a quelle soggettive, ricche di caratterizzazione.

Nell'esporre il carattere l'autore predilige l'aspetto psicologico (abitudini, gusti, rapporti con gli altri), l'aspetto sociale (tenore di vita, interessi), e l'aspetto culturale (convinzioni e ideali). Fa uso anche di tecniche diverse: utilizza l'aspetto fisico per caratterizzare i personaggi, ad esempio descrivendo Marta dice che ha gli occhi velati, che fanno pensare ad un senso di tristezza; altre volte utilizza la focalizzazione interna, ovvero la descrizione di un personaggio da parte di un altro: è il caso di quando Agata descrive il marito.

Il linguaggio è caratterizzato dal dialetto, dall'iperbole (Piazza internazionale, riferendosi alla fronte della signora Poponica) ricorre solente alle metafore o a delle similitudini per arricchire le descrizioni.

Alterna sequenze descrittive a quelle riflessive, ma con relativamente poche sequenze narrative.

 

Collegamenti esterni [modifica]

Luigi Pirandello (1867 - 1936)  
Opere teatrali: Pensaci, Giacomino! - Così è (se vi pare) - Il berretto a sonagli - Il gioco delle parti - Sei personaggi in cerca d'autore - Enrico IV - L'uomo dal fiore in bocca - Liolà - Come tu mi vuoi - I giganti della montagna
Romanzi: L'esclusa - Il turno - Il fu Mattia Pascal - Suo marito - Quaderni di Serafino Gubbio operatore - I vecchi e i giovani - Uno, nessuno e centomila
Novelle: Novelle per un anno (tra cui: La giara - Ciaula scopre la luna)
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Disturbi dell'umore

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I disturbi dell'umore [modifica]

Quotidianamente, il nostro umore può subire oscillazioni fisiologiche tra gioia e tristezza, determinate generalmente da eventi esterni, con ruolo adattivo poiché consentono ad un individuo di adeguare le proprie reazioni alle condizioni ambientali; è bene distinguere questi "fisiologici" cambi d'umore, generalmente saltuari o addirittura eccezionali, da quelli caratterizzanti i disturbi dell'umore, inteso come il tono affettivo che colora l'esperienza soggettiva, che costituiscono una patologia molto diffusa tra la popolazione, interessandone ben il 20%.

Più precisamente, il termine "disturbi dell'umore" comprende una serie di quadri clinici, determinati da precise alterazioni neurotrasmettitoriali, compresi fra due estremi che rappresentano i capisaldi di questo capitolo della patologia psichiatrica: la mania e la depressione.
Se da un lato, come già sottolineato, tali disturbi sono legati a precise alterazioni organico-biologiche, dall'altro non possiamo certo ignorare l'importanza degli eventi ambientali quali importanti cofattori eziologici: infatti, l'esordio di una sintomatologia distimica, sia essa maniacale o depressiva, è precipitato da episodi stressanti di natura psichica, fisica o sociale.

È stato dimostrato infatti che, nel periodo precedente l'esordio del quadro, i pazienti lamentano un carico di stress superiore a quello normalmente, e umanamente, tollerabile. Si è quindi ipotizzato che eccessivi carichi di stress possano slatentizzare, in soggetti caratterizzati da determinati temperamenti, intesi come la liaçon fra stato di benessere e di malattia o, secondo alcuni, come forme subcliniche dei disturbi dell'umore, tali quadri clinici. È chiaro quindi che più marcata sarà la predisposizione genetico-biologica individuale, minore sarà l'intensità degli stimoli capaci di indurre gravi episodi depressivi o maniacali.

 

Quadro clinico depressivo [modifica]

L'episodio depressivo vero e proprio, quello per il quale si pensa di aver abbondantemente "toccato il fondo", è spesso preceduto da prodromi quali tensione, ansia, astenia, insonnia, senza però alcuna compromissione socio-lavorativa rilevante; il periodo di stato è caratterizzato da tristezza, umore cupo e avvilito oppure da agitazione, irrequietezza associati ad un costante senso di colpevolezza, ad un rimorso verso qualcosa che non riusciamo a individuare.

Il soggetto appare apatico, anedonico, "pieno di un niente che però pesa come una macigno" al torace o alla "bocca dello stomaco" (epigastrio), rallentato nei movimenti, trascurato nella cura della propria persona, invecchiato, dimesso; la mimica facciale è inerte così come il linguaggio che risulta sempre più scarno e la voce sempre più debole. Il soggetto si isola, non va al lavoro, interrompe i rapporti sociali che deteriorandosi contribuiscono al suo ulteriore distacco dal resto del mondo: spesso rimane addirittura a letto in uno stato di stupore depressivo per cui non si veste, non mangia, non parla. La funzione cognitiva risulta sempre più rallentata: l'ideazione è incostante e faticosa, l'attenzione polarizzata su pochi argomenti che hanno come comune denominatore il fallimento del soggetto in tutti i campi, dal sociale al lavorativo, dall'affettivo all'economico.

Le costanti preoccupazioni che lo assillano in alcuni casi si trasformano in veri e propri deliri secondari al disturbo depressivo con il soggetto che tende a costruzioni fantastiche che non possono non concludersi se non con la rovina, o addirittura la morte, del paziente, per evitare le quali il suicidio sembra l'unica via di fuga.

Tra i disturbi neurovegetativi, attribuibili ad alterazioni omeostatiche del sistema limbico-diencefalico (il "generatore ed elaboratore delle emozioni"), il più precoce è rappresentato dall'insonnia con il soggetto che lamenta un sonno non ristoratore, disturbato da una spiacevole attività onirica; seguono calo dell'appetito con vistoso dimagrimento e disturbi della sfera sessuale con calo della libido fino al completo disinteresse.

Come già accennato, la profonda demoralizzazione spinge buona parte dei soggetti a pianificare il suicidio, soluzione scelta dalla stragrande maggioranza dei depressi dei paesi del nord Europa, dato che sottolinea ancora una volta l'importanza del fattore ambientale nell'eziologia multifattoriale del disturbo.

 

Quadro clinico maniacale [modifica]

L'episodio maniacale ha esordio più rapido rispetto a quello depressivo: è in genere preceduto da un periodo di iperattività, eccessiva contentezza, loquacità - parametro da tenere in considerazione in soggetti solitamente riservati. Nel periodo di stato, si ha un'elevazione del tono dell'umore, per cui il paziente appare allegro, euforico: in verità sono sufficienti piccole frustrazioni, minimi contrasti perché al benessere subentri rabbia, irritazione o crisi di pianto di breve durata.

L'individuo si nasconde in una corazza fragilissima che non lo protegge affatto, anzi, una volta rotta, lo rende molto più vulnerabile agli stimoli esterni di qualsiasi altra persona. A questa apparente euforia si associa un incremento dell'attività motoria con il soggetto che non riesce a stare fermo; è irrequieto, loquace se non logorroico, ampolloso nel linguaggio che però non maschera la retoricità dei discorsi che non hanno senso, che sono vuoti, illogici senza nessi associativi.

In poco tempo diventa insopportabile e la gente tende ad allontanarlo ignorando che, quando all'euforia seguirà una rapida caduta del tono dell'umore, questo atteggiamento potrà condannare il soggetto a vivere un'esperienza talmente straziante che solo un gesto estremo potrebbe concludere. Per il paziente tutto è realizzabile "Hic et Nunc", ma i progressivi deficit dell'attenzione, della capacità di relazione, di sintesi e di pensiero rendono questo intento sempre più arduo ed è a questo punto che si accorge che tutto non va come vorrebbe, che gli altri tendono ad evitarlo, che tutto comincia a non avere un senso come i discorsi che pronuncia.

Durante l'episodio maniacale, la sintomatologia neurovegetativa è speculare a quella depressiva: si riduce la necessità di dormire come pure quella di alimentarsi, perché il paziente vuole sempre stare attivo per perseguire quel fine che progressivamente anche ai suoi occhi va smaterializzandosi; la durata varia da qualche giorno a qualche mese ed al termine dell'episodio il soggetto ritorna ad uno stato eutimico o, molto spesso, presa coscienza del niente che ha perseguito o che ha ottenuto, sprofonda in uno stato depressivo classico.

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Attacco di panico

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Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi il disclaimer

Un attacco di panico è un periodo di paura o disagio intensi, tipicamente con un inizio improvviso e solitamente della durata inferiore ai trenta minuti. I sintomi includono tremore, respirazione superficiale, sudore, nausea, vertigini, iperventilazione, parestesie (sensazione di formicolio), sensazione di soffocamento o asfissiamento. Il disturbo è significativamente diverso dagli altri tipi di disturbi di ansia, in quanto gli attacchi sono improvvisi, non sembrano provocati da alcunché e spesso sono debililtanti. Un episodio è spesso categorizzato come un circolo vizioso dove i sintomi mentali accrescono i sintomi fisici, e viceversa.

La maggior parte delle persone che hanno un attacco, poi ne hanno altri in seguito. Se una persona ha attacchi ripetuti, oppure sente una forte ansia riguardo la possibilità di avere un altro attacco, allora si dice che ha un disturbo di panico.

 

Indice

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[modifica] Introduzione

La maggior parte delle persone che soffrono di attacchi di panico, riferiscono la paura di morire, “impazzire” o perdere il controllo di emozioni e comportamento. L'esperienza generalmente provoca un forte bisogno di evitare o scappare dal posto in cui comincia l'attacco (risposta “combatti o fuggi”) e, quando è associata a dolori nel petto o respiro affannoso, un senso di morte imminente e/o visione del tunnel,sempre risulta nel cercare aiuto al pronto soccorso di un ospedale o ad altri tipi di assistenza urgente.

L'attacco di panico si distingue da altre forme di ansia dall'intensità e la sua natura improvvisa ed episodica. Gli attacchi di panico sono spesso esperiti dalle persone che soffrono di disturbi d'ansia, agorafobia, e altre condizioni psicologiche che comprendono l'ansia, sebbene gli attacchi di panico non siano sempre indicativi di un disturbo mentale.

Fino al 10% di persone altrimenti sane, esperiscono un attacco di panico isolato ogni anno, e negli Stati Uniti una persona su sessanta soffre di disturbo di panico ad un certo punto nella vita. Le persone con fobie esperiscono attacchi di panico, spesso come risultato diretto dell'esposizione al loro elemento scatenante. Questi attacchi di panico sono di solito corti e si attenuano rapidamente una volta che è stato evitato l'elemento scatenante. In condizioni di ansia cronica un attacco di panico può spesso finire in un altro, portando ad un esaurimento nervoso nel giro di pochi giorni.

[modifica] Sintomi

I sintomi di un attacco di panico appaiono improvvisamente, senza alcuna causa apparente. Possono includere:

  • Aumento della frequenza cardiaca o palpitazioni
  • Sudorazione
  • Dolori al petto
  • Vertigini, stordimento, nausea
  • Difficoltà di respirazione (dispnea)
  • Formicolio o intorpidimento alle mani, al viso, ai piedi o alla bocca
  • Rossore al viso e al petto o brividi
  • Sensazioni di sogno o distorsione percettiva (derealizzazione)
  • Dissociazione, la percezione che non si è connessi al corpo o perfino che si è disconnessi dal tempo e dallo spazio (depersonalizzazione)
  • Terrore, una sensazione che qualcosa di inimmaginabilmente orribile sta per succedere e si è impotenti per prevenirlo
  • Paura di perdere il controllo e fare qualcosa di imbarazzante o di diventare matti
  • Paura di morire
  • Sensazione di morte imminente
  • Tremori fini o a scatti
  • Pianto
  • Sensazioni di rivissuto (deja-vu)

Un attacco di panico tipicamente dura dai 2 agli 8 minuti ed è una delle condizioni più stressanti di cui una persona può avere esperienza nella vita.

I vari sintomi di un attacco di panico possono essere compresi come segue. Per primo arriva l'improvviso inizio di una paura con poco o nessuno stimolo. Questo porta al rilascio di adrenalina (epinefrina) che causa la cosiddetta risposta “attacca o fuggi”, per cui il corpo si prepara un'attività fisica importante. Questo porta a sua volta ad una frequenza cardiaca accresciuta (tachicardia), respirazione rapida (iperventilazione) e sudorazione (che aumenta la presa e aiuta la perdita di calore). Siccome l'attività vigorosa succede raramente, l'iperventilazione porta ad abbassare i livelli di anidride carbonica nei polmoni e quindi nel sangue. Questo porta al cambiamento di pH del sangue che a sua volta porta a tanti altri sintomi, come formicolio o intorpidimento, vertigini e stordimento. Da parte di qualcuno è anche possibile sentire di non essere in grado di trattenere l'aria che respira, e di conseguenza cominciare a respirare più profondamente: anche questo fa decrescere i livelli di anidride carbonica nel sangue.

Chiunque si iperventila per un breve periodo di tempo può mostrare questi sintomi. Per le persone sofferenti di attacchi di panico che sanno questo, questi sintomi sono visti spesso come prova ulteriore di quanto sia seria la loro condizione. Un circolo vizioso di rilascio di adrenalina alimenta e peggiora i sintomi fisici e lo stress psicologico.

[modifica] Fobie provocate

Le persone che hanno avuto un attacco di panico, per esempio mentre guidavano, facendo shopping in un negozio affollato o stando in ascensore, possono sviluppare paure irrazionali, chiamate fobie, riguardo le situazioni e cominciare ad evitarle. Alla fine, lo schema di evitamento e il livello di ansia riguardo un altro attacco possono raggiungere il punto in cui individui con disturbo di panico possono essere incapaci di guidare o perfino di mettere un piede fuori casa. A questo stadio, si dice che la persona ha un disturbo di panico con agorafobia. Quindi il disturbo di panico può avere un serio impatto sulla vita quotidiana di una persona come altre patologie più gravi.

[modifica] Occorrenza

Il disturbo di panico negli Stati Uniti è un problema grave. Si stima che l'1,6% della popolazione americana soffre di disturbo di panico. Tipicamente colpisce nella prima età adulta; all'incirca la metà di tutti coloro che soffrono di disturbo di panico sviluppano la condizione prima dei 24 anni, con le donne in numero doppio rispetto agli uomini.

Il disturbo di panico può continuare per mesi o anni, a seconda di come e quando si cerca la cura. Se viene lasciato non curato può peggiorare fino al punto in cui la vita della persona è influenzata gravemente dagli attacchi di panico e dai tentavi di evitarli o di nasconderli. Di fatto, molte persone hanno avuto problemi con gli amici e la famiglia o con la perdita del lavoro mentre si affannavano a lottare con il disturbo di panico. Di solito non passa a meno che la persona riceva cure progettate specificatamente per aiutare persone con il disturbo di panico.

Per le persone che cercano cure efficaci dall'esordio del disturbo, la maggior parte dei sintomi può scomparire in poche settimane, con nessun effetto negativo permanente dopo che la cura è completata.

Si calcola che almeno due soggetti su tre affetti dalla sindrome di Tourette soffrano anche di attacchi di panico[1].

[modifica] La cura

Il disturbo di panico è reale e potenzialmente debilitante, ma può essere controllato con cure specifiche. A causa dei sintomi che accompagnano il disturbo di panico, può essere scambiato erroneamente per una cardiopatia o altre malattie mediche pericolose. Questo malinteso spesso aggrava o scatena attacchi futuri nelle persone disinformate. Spesso le persone vanno al pronto soccorso quando hanno un attacco di panico e possono essere fatti test medici completi per escludere queste altre condizioni di salute.

Altri spesso cercano di rassicurare le persone che hanno un attacco di panico che non sono in un grande pericolo. Espressioni del tipo “niente di serio”, “tutto nella tua testa” o “niente di cui preoccuparsi” possono dare l'impressione che non vi è alcun problema reale e che la cura non sia possibile oppure non sia necessaria. Comunque, mentre i sintomi e la serietà del disturbo di panico è molto reale, la sensazione del panico o del morire che accompagnano molti attacchi di panico sono esagerate. Una notizia importante che molti medici danno a chi soffre di disturbo di panico è che mentre il corpo è sotto l'effetto di un attacco, non si è in pericolo di vita (a parte le reazioni supplementari come fare un incidente con la macchina, correre in mezzo al traffico, suicidarsi, ecc.). Dunque se chi soffre di disturbo di panico può anticipare un attacco e trovare un posto sicuro dove sfogare la crisi, vi sono pochi rischi immediati.

La cura per il disturbo di panico include farmaci e la psicoterapia. Spesso sono risultate più idonee terapie brevi o terapie orientate alla soluzione dei sintomi (fra cui psicoterapie cognitive e cognitivo-comportamentali che insegnano come vedere differentemente gli attacchi di panico e mostrano come ridurre l'ansia e psicoterapie "ericksoniane" che sono in grado di agire in alcuni casi più rapidamente). Cure appropriate da un professionista esperto possono ridurre o prevenire gli attacchi di panico nel 70-90% di persone con disturbo di panico. La maggior parte dei pazienti mostrano un significativo progresso dopo poche settimane di terapia. Possono capitare delle ricadute, ma spesso tali ricadute possono essere efficacemente curate proprio come l'episodio iniziale.

Il 95% di pazienti che cercano una cura attivamente guariscono quasi completamente entro 10-20 settimane dai sintomi più gravi degli attacchi di panico, ma un miglioramento significativo può essere già visto nelle prime settimane di terapia in molti casi. A volte coloro i quali soffrono di disturbo di panico sviluppano agorafobia: le situazioni sociali possono scatenare attacchi e guidare può risultare impossibile. Questo può essere uno degli effetti collaterali più dannosi del disturbo di panico, in quanto può impedire ai malati di cercare la cura in prima battuta.

I farmaci possono essere usati per interrompere la connessione psicologica tra una fobia specifica e gli attacchi di panico, riducendo la frequenza di attacchi di panico nel futuro. I farmaci possono includere antidepressivi (SSRI, MAOI, ecc.) presi ogni giorno, o ansiolitici (benzodiazepine, per esempio: Valium, Xanax, ecc.) durante o in previsione degli attacchi di panico. L'esposizione allo stimolo fobico diverse volte, senza che risulti un attacco di panico (a causa dei farmaci) riesce spesso a rompere lo schema fobia-panico, permettendo alle persone di riprendere il funzionamento normale gradualmente anche in assenza di farmaci. Comunque per le fobie meno importanti che si sviluppano come risultato dell'attacco di panico, se prese per tempo, possono essere eliminate tramite una terapia adeguata (come la cognitivo comportamentale).

Oltre a tutto il resto, le persone che soffrono di disturbo di panico, possono avere bisogno di cure per altri problemi. La depressione clinica viene spesso associata con il disturbo di panico, così come l'alcolismo e l'abuso di sostanze. Circa il 30% delle persone che soffrono di disturbo di panico fanno uso di alcol e il 17% fanno uso di sostanze come cocaina o marijuana per alleviare l'angoscia e lo stress causati dalla propria condizione. Uno studio ha anche suggerito che i tentativi di suicidio potrebbero essere più frequenti nelle persone che soffrono di disturbo di panico, sebbene questo studio rimanga controverso. Come per molti altri disturbi, avere una struttura di supporto o una famiglia e amici che capiscono la situazione può aiutare ad aumentare la rapidità di guarigione. Durante l'attacco non è inusuale per il malato sviluppare una paura immediata e irrazionale, che può spesso essere dispersa da un sostenitore che conosce la situazione. Per una cura più seria e attiva ci sono gruppi di supporto per i malati d'ansia che possono aiutare le persone a capire e affrontare il disturbo.

Altre forme di trattamento includono il tenere un diario, in cui il paziente annota le sue attività ed emozioni giorno per giorno in un registro per trovare e affrontare il suo stress personale, e gli esercizi di respirazione. Attività anti-stress come il tai-chi, lo yoga e l'esercizio fisico possono anche aiutare a migliorare le cause del disturbo di panico.

[modifica] Cause

Spesso i primi attacchi sono scatenati da una malattia fisica, uno stress severo o alcuni farmaci. Alcune persone che tendono a prendersi troppe responsabilità possono sviluppare la tendenza a soffrire di attacchi di panico. Anche i pazienti con DPTS mostrano una maggiore frequenza di disturbo di panico rispetto alla popolazione generale. Le cause esatte del disturbo da panico sono ignote e sono soggette ad una intensa ricerca scientifica.

Studi condotti su animali ed umani si sono concentrati nel localizzare le aree specifiche del cervello che sono coinvolte nei disturbi di ansia come il disturbo di panico. La paura, un'emozione che si è evoluta per affrontare il pericolo, causa un'automatica, rapida risposta protettiva, che avviene senza il bisogno di pensiero cosciente. È stato scoperto che la risposta di paura è coordinata da una piccola ma complicata struttura all'interno del cervello, chiamata amigdala.

Anche l'ipoglicemia può causare attacchi di panico. In questa condizione i recettori dell'insulina non rispondono in maniera appropriata all'insulina, interferendo con il trasporto di glucosio attraverso le membrane delle cellule. Il cervello dipende da un rifornimento sostenuto di glucosio, la sua unica fonte di energia. Quando si verifica una caduta improvvisa dei livelli di zucchero nel sangue, il cervello manda un segnale ormonale alle ghiandole adrenergiche per produrre adrenalina. Questo ormone agisce innalzando il livello di zuccheri nel sangue convertendo il glicogeno in glucosio, perciò prevenendo la mancanza di energia al cervello, ma è anche un ormone del panico che è responsabile degli attacchi di paura.

[modifica] Collegamenti esterni

Nota: questa voce o parti di essa derivano da http://www.attacchi-di-panico.com/ che ringraziamo per l'autorizzazione accordata

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Psicoanalisi

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Psicoanalisi, termine coniato nel XX secolo unendo le parole psico e analisi (sul modello tedesco di psychoanalyse), definisce una particolare teoria psicologica che propone un modello di funzionamento della mente e dei processi psichici dell'uomo da un punto di vista dinamico, con particolare enfasi sull'inconscio, i sogni e la sessualità infantile; è usato anche per indicare il metodo terapeutico che in quella teoria ha le sue basi, appunto il metodo psicoanalitico. Fondatore di questa disciplina è stato Sigmund Freud.

La psicoanalisi si pone come scopo precipuo quello di individuare le cause delle nevrosi non in rapporto a specifici fatti traumatici accaduti in un passato più o meno remoto, ma in funzione di una possibile e complessiva distorsione della personalità conseguente ad un disarmonico sviluppo dell'istinto. Oltre che un metodo di cura, la psicoanalisi è anche una metapsicologia, ovvero una teoria del funzionamento della mente umana.

Sotto diversi aspetti la psicoanalisi - che nel corso del XX secolo si è sviluppata e modificata con il contributo di studiosi di diversa nazionalità - ha molto contribuito, assieme alla filosofia moderna, alla formazione del pensiero dell'uomo, analizzandone i sogni, gli istinti e le pulsioni sessuali, le modalità relazionali come i lapsus e gli atti mancati.

Poiché studia il contenuto conscio ed inconscio dei pensieri dell'essere umano, e il rapporto che esso ha con l'immaginazione e la creatività fantastica, la psicoanalisi può confinare - nell'immaginario collettivo - con un certo tipo di magia di influenzamento, che in terminologia scientifica si chiama fantasia di onnipotenza.

Indice

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Gli inizi della psicoanalisi

Poche altre imprese culturali hanno avuto la stessa straordinaria fortuna della psicoanalisi. A seguito dell'opera di Sigmund Freud, nella cultura occidentale si è diffusa per la prima volta la teoria che spiega, attraverso l’interpretazione di osservazioni non sistematiche e argomentazioni pseudo-scientifiche, le zone più recondite dell'animo umano. Freud privilegiò come terreno d'indagine quelle che apparivano come le componenti più irrazionali della personalità umana: i lapsus e gli atti mancati, il sogno e sintomi vari di natura psichiatrica. Fu lui ad attribuirne l’origine nei ricordi dell'infanzia e soprattutto in un oscuro “serbatoio degli istinti” che chiamò ”inconscio”, una parte di mente presente nel soggetto, al di fuori della sua mente cosciente.

La nuova “scienza” nacque alla fine del XIX secolo con lo scopo di spiegare e curare particolari disturbi nevrotici, come i disturbi isterici, di cui la medicina dell’epoca stava cercando una causa obiettivamente dimostrabile nell’ambito della neurologia nonché terapie efficaci. Di fronte al sostanziale fallimento anche della psicoanalisi come terapia, Freud sviluppò la teoria delle “resistenze”, ridefinendo sistematicamente come tali le contestazioni che la persona (paziente o allievo) opponeva alle sue interpretazioni. L’accettazione da parte del soggetto delle interpretazioni freudiane veniva quindi considerata un passaggio dei contenuti inconsci alla coscienza.

Si concentrò verso manifestazioni trascurate fino ad allora come le molteplici attività mentali fuori della norma (lapsus, amnesie) e i sogni, che erano state fino allora considerate marginali "distrazioni" o forme di indebolimento dell'attività della coscienza o forme di psicopatologia (comportamenti ossessivi, fobie, etc.) fino ad allora non bene inquadrate.

Secondo Freud, partendo dallo studio di simili manifestazioni, sarebbe stato possibile portare alla luce i meccanismi operanti nell’”inconscio”, che immaginava come fonte di forze o impulsi ad agire, che la coscienza avrebbe dovuto tenere a bada perché disdicevoli o socialmente inammissibili, così come una società si difende dai suoi elementi devianti. Secondo Freud, i vari comportamenti nevrotici erano spiegabili da questa “repressione” o “rimozione” degli impulsi istintivi.

Il presupposto di base consisteva nell’assunto che esistono leggi che governano la vita interiore e che queste sarebbero diverse da quelle della vita esteriore, cosa che permetteva di definire un campo di indagine autonomo dalle altre scienze, chiamato da Freud “psicologia del profondo”. Ciò esentava la psicoanalisi dal sottoporsi ai metodi di indagine e di verifica richiesti nelle scienze, come ad esempio nella psicologia.

Precisamente queste leggi sono tre:

  1. l'esistenza dell'”inconscio”
    La cui presenza si presumeva scientificamente dimostrata dal tentativo stesso di dare una spiegazione univoca sia a sintomi nevrotici, sia agli atti sintomatici e i lapsus.
  2. l’esistenza di una energia psichica o “libido”
     
    Originatasi nell’”inconscio”, vi sarebbe una energia di natura prevalentemente sessuale che tenderebbe ad avere una via di uscita attraverso una varietà di comportamenti, quali ad esempio i sintomi nevrotici,
  3. il determinismo psichico o principio di causalità
     
    Nella mente, al contrario che nella natura fisica, nulla avverrebbe per caso ma ogni rappresentazione mentale sarebbe concatenata e dipendente dalla precedente.

Seguendo questa strada, Sigmund Freud e sua figlia Anna Freud indagarono su fenomeni psichici apparentemente contraddittori, quali ad esempio le risposte a conflitti tra motivazioni opposte, gli auto-inganni o i falsi moralismi, interpretandoli come “meccanismi di difesa”. Ad esempio, l'uomo che nega a sé stesso certe rappresentazioni mentali disturbanti, mentendo a sé stesso sulla loro presenza, lo farebbe per ottenere il vantaggio di non provare dolore. Oppure, atteggiamenti moralistici, interpretati come l’effetto di un senso di colpa per azioni riprovevoli o della trasformazione delle pulsioni sessuali represse o deviate dal loro obiettivo naturale.

In questo modo, comportamenti apparentemente giustificati o anche ammirevoli appaiono in realtà derivanti da motivazioni poco lusinghiere o inconfessabili, soprattutto di natura sessuale.

Nell’esplorare la vita psichica dei pazienti e nel condurre le sue “terapie”, talvolta molto energiche e direttive, Freud si accorse ben presto che i pazienti sviluppavano talvolta nei suoi confronti reazioni molto emotive, positive o negative, come odio o innamoramento. Ne concluse, in accordo con la sua ipotesi dell’origine infantile delle nevrosi, che si trattava di un trasferimento verso la sua persona di atteggiamenti affettivi, ovvero nel suo lessico di cariche “libidiche”, che i soggetti stessi avevano provato nell’infanzia verso i propri genitori.

Credette quindi che si trattasse di un nuovo fenomeno, ovviamente inconscio, che chiamò “transfert”, ed arrivò a teorizzare che non vi potesse essere guarigione se questo non fosse “superato”, cioè se il paziente non accettasse l’interpretazione dell’analista di tali reazioni emozionali. La “teoria del transfert” divenne quindi uno dei capisaldi della costruzione teorica della psicoanalisi.

Le teorie di Freud suscitarono scandalo negli ambienti più conservatori della borghesia austriaca, nei primi anni del 1900, soprattutto in rapporto alle formulazioni sulla sessualità infantile, che era considerata da Freud la base dell'intera vita psichica. Dai colleghi dell'Università Freud era già stato fortemente criticato per certe sue conclusioni affrettate tratte da precedenti studi sulla cocaina, di cui pare sia stato un assiduo consumatore. Dopo l'esposizione delle teorie psicoanalitiche, fu quasi del tutto ignorato negli ambienti accademici.

Freud dovette andarsene dal reparto ospedaliero di Neurologia dove lavorava e fu costretto all'attività privata, in cui ebbe successo. Critici e detrattori successivi di Freud, che ebbero sempre meno fortuna di lui, furono spesso accusati, talvolta giustamente, di antisemitismo.

La psicoanalisi ebbe ben presto dei seguaci, riuscendo Freud a farla accettare (ma al di fuori della medicina ufficiale) come tecnica terapeutica per un certo tipo di malattie psichiatriche come le nevrosi, che non avevano ancora trovato terapie efficaci. Così intorno a Freud, nella città di Vienna, si andò formando il primo gruppo di allievi; questo permise a Freud di fondare nel 1910 l'International Psychoanalytical Association definendo così i criteri di formazione dei futuri analisti basati sull'analisi personale, le supervisioni, i corsi clinico-teorici. In quel periodo si vennero formando le prime società psicoanalitiche che aderiranno all'I.P.A.

Questo insegnamento iniziò attraverso regole che Freud codificò ben presto; sono regole che comportano un particolare stato di soggezione del candidato “psicoanalista”; questi doveva ed ancora oggi deve sottoporsi allo stesso trattamento che riserverà ai futuri pazienti. Tale relazione rendeva e rende possibile un vero e proprio indottrinamento da parte dell'analista.

Così la psicoanalisi, assumendo vari indirizzi e applicata ad ambiti diversi da quello originario, divenne ben presto una ideologia, cioè una concezione generale della natura umana e dei suoi rapporti con il mondo (Weltanschauung), in cui l’uomo viene visto come “agito” da forze oscure, inconfessabili o autodistruttive (come l’”istinto di morte”) su cui non ha sostanzialmente alcun controllo consapevole. Dopo l’immane disastro provocato dalla prima Guerra Mondiale, ma in una epoca in cui c’era ancora grande fiducia nella scienza, il clima era probabilmente favorevole ad accettare tale visione della natura umana.

I principali nomi da ricordare fra i primi analisti sono Otto Rank, Karl Abraham, Max Eitington, Ernest Jones, Sandor Ferenczi e Hans Sachs. Un posto particolare spetta alla variante della Psicologia analitica, di Carl Gustav Jung, psichiatra svizzero, il cui interesse si incentrò sullo studio dei modelli (o schemi mentali) impersonali e collettivi, che presumeva operassero anch’essi nell'inconscio, modelli che chiamerà "archetipi". Qui Jung credette di trovare la chiave per un'interpretazione sociale di particolari fenomeni psicologici, come l'”identificazione con un modello archetipico” che il bambino opererebbe nel giocare, o di fenomeni culturali, religiosi ed artistici che Jung vede come espressioni di “modelli archetipici”, presenti in una particolare raccolta mentale chiamata “inconscio collettivo”.

La psicoanalisi influenzò molti scrittori e pensatori del ‘900 come Italo Svevo, James Joyce, George Groddeck, Bertrand Russell ed Herbert Marcuse; inoltre, molti intellettuali si sottoposero all’analisi, contribuendo ad aumentarne il credito e quindi a diffonderla.

La psicoanalisi entrerà in Italia passando da Trieste dove Edoardo Weiss, analizzato da Federn, allievo di Freud, diede impulso decisivo alla Società Psicoanalitica Italiana che era stata fondata a Teramo nel 1925 da Marco Levi Bianchini, libero Docente presso l'Università di Napoli, Direttore dell'Ospedale Psichiatrico di Teramo. Nel 1932 la S.P.I. fu trasferita a Roma e riorganizzata da Weiss che, nello stesso anno fondava la Rivista di Psicoanalisi, che è tuttora l'organo ufficiale della S.P.I. In quel periodo spiccavano le figure di Cesare Musatti, Nicola Perrotti, Emilio Servadio e Alessandra Tomasi di Palma che contribuiranno, anche in seguito, alla divulgazione e al progresso clinico-teorico della psicoanalisi in Italia e all' estero.

Nel corso del secolo, soprattutto nel secondo dopoguerra ed anche per influenza dello sviluppo delle scienze umane, come la psicologia sociale, la psicoanalisi dei successori (“neofreudiana”) si è progressivamente distaccata dagli originari approcci "pulsionalisti", ovvero legati alle dinamiche intrapsichiche delle pulsioni e della “libido”. Si sviluppano invece versioni "relazionali", orientate alla comprensione delle dinamiche dei cosiddetti “investimenti oggettuali” e della loro articolazione nelle relazioni interpersonali.

Il luogo ultimo di origine di tali investimenti e quindi delle motivazioni umane rimane comunque l’”inconscio”, concetto che non ha riscontri in alcuna altra scienza. I molti orientamenti di stampo più relazionale nati dalla iniziale psicoanalisi, non hanno rinunciato ai pilastri teorici della “libido”, del “determinismo psichico” o del “transfert”, e soprattutto dell’”inconscio”. Questi sono indicati, in campo clinico, come psicoterapie “psicoanalitiche”. Altri trattamenti o orientamenti vengono invece chiamati “psicodinamici” o psicoanalitici, anche se poco hanno a che vedere con le suddette basi teoriche.

“Psicoanalisi” è considerata la dicitura corretta, volendo alcuni riservare il termine Psicanalisi (senza la "o") solo alla psicoanalisi di orientamento Lacaniano.

Tra gli anni '80 e gli anni '90 si sono ridotti gli studi che si proponevano di controllare gli esiti della psicoanalisi come metodo clinico. Tale tendenza si è però modificata negli ultimi anni, con la ripresa di ampi studi e meta-analisi sull'efficacia degli approcci psicodinamici (ovvero, derivati dalla psicoanalisi) nell'ambito della psicoterapia; interessanti appaiono a questo proposito gli attenti lavori di ricerca supportati, a livello internazionale, dalla SPR, Society for Psychotherapy Research Society for Psychotherapy Research.

 

La tecnica psicoanalitica

La psicoanalisi fu sviluppata da Freud per cercare di affrontare i problemi di alcuni pazienti con cui falliva la tecnica catartica (ipnosi) utilizzata prevalentemente dal suo collega Breuer.

Freud parte da un modello in cui la mente umana ha una struttura tripartita: Io, SuperIo ed Es; il primo è il substrato cosciente ed è quello di cui si ha consapevolezza, l'Es è esattamente il suo opposto (inconscio) il quale raccoglie e memorizza un'enorme quantità di informazioni che vanno dal periodo della prima infanzia sino alla morte. Tuttavia nell'adulto il contenuto psichico dell'Es è celato e reso normalmente inaccessibile dal SuperIo che rappresenta il 'censore' della mente umana. In una situazione di normalità i ricordi rimossi che stazionano nell'Es vengono ostacolati dal SuperIo e quindi non riescono a raggiungere l'Io, quando invece un qualsiasi elemento cosciente riesce a 'risvegliare' un oggetto rimosso nasce un conflitto tra il ritorno del rimosso e le resistenze del SuperIo. Freud chiama tale situazione nevrosi (o psicosi nel caso in cui l'alterazione della personalità risulti tale da compromettere del tutto il contatto con la realtà).

Il metodo psicoanalitico si basa sull'idea che le nevrosi scaturiscano dall'incapacità dell'Io di impadronirsi delle idee rimosse: in altre parole, per Freud la conoscenza del motivo patologico è già di per sé cura del disagio stesso. Tuttavia gli elementi rimossi non sono noti a priori e quindi è impossibile cercare in una direzione precisa. Per questo motivo Freud basa la tecnica terapeutica sul concetto di associazione libera ovvero sul lasciare il paziente completamente svincolato da qualsiasi regola di condotta nei suoi discorsi.

Il soggetto viene quindi invitato a parlare liberamente di ciò che vuole, senza censurare nulla di quello che pensa ed a cambiare argomento ogniqualvolta lo desideri. La 'speranza' dell'analista è che, in seguito ai condizionamenti inconsci, il paziente rievochi elementi (o parti di essi) rimossi e permetta quindi all'analista di aiutarlo nella ricostruzione dei fatti, che in termini tecnici si chiama 'interpretazione'.

Particolare importanza hanno per Freud i sogni, egli infatti parte dal presupposto che durante il sonno REM la vigilanza del SuperIo sia ridotta, facilitando quindi il ritorno del rimosso all'Io sotto forma di materiale onirico, che si può ricordare al risveglio. In pratica il sogno è la strada maestra per addentrarsi nelle rappresentazioni simboliche e stratificate dell'inconscio.

Il fenomeno comunemente chiamato sogno è caratterizzato dall'avere un contenuto manifesto, ciò che effettivamente si ricorda al risveglio e un contenuto latente, composto da elementi rimossi alterati. Il passaggio dal contenuto latente a quello manifesto è operato dal lavoro onirico che è sostanzialmente strutturato in due processi: lo spostamento e la condensazione. Lo spostamento comporta la deviazione dell'elemento rimosso verso oggetti differenti, mentre la condensazione comporta l'unione di più elementi rimossi in un unico 'blocco audiovisivo'. Compito dell'analista è proprio quello di interpretare il sogno, al fine di ottenere il contenuto latente a partire da quello manifesto, facendo associare il paziente sulle rappresentazioni audiovisive che l'inconscio lascia filtrare.

 

Critiche alla psicoanalisi

Freud considerava la psicoanalisi una scienza: "Ho sempre considerato una grande ingiustizia il fatto che non si sia voluto trattare la psicoanalisi come qualunque altra scienza naturale" (Sigmund Freud, "La mia vita e la psicoanalisi").

Tra le prime critiche al proposito va menzionata quella di un altro famoso viennese di quei tempi, l'umorista Karl Kraus (1874-1936) che era di diverso avviso su quella che va considerata, la creatura di Freud: la psicoanalisi. La psicoanalisi, sosteneva Karl Kraus, è più una passione che una scienza. Tra i corrosivi aforismi di Kraus contro la psicoanalisi il più celebre è forse quello che la definisce "quella malattia di cui ritiene di essere la terapia".

Dopo di lui, Egon Friedell (1878-1938), anche lui viennese, sostiene in un suo imponente lavoro dal titolo "Kulturgeschichte der Neuzeit" la stessa tesi: che la psicoanalisi non è scientifica e dopo aver sottolineato fortemente che la psicoanalisi non è una scienza giunge alla conclusione che Freud è un poeta e la psicoanalisi è la fede di una setta poiché sebbene si atteggi a scienza di fatto è una religione. Freud che si considerava un materialista convinto viene quì tacciato di metafisico, che sempre secondo il Friedell, la sua attenuante è quella di non saper di esserlo. Friedell sembra ribaltare tutti i giudizi, visto che la psicoanalisi da molti viene considerata come esercizio della riflessione per antonomasia, quì viene invece addirittura accusata di bloccare l'esercizio della critica nei cosiddetti adepti.

Su questo tema del fascino della psicoanalisi ottenebrante la ragione ritornerà più tardi il logico e filosofo Ludwig Wittgenstein (1889-1951). La psicoanalisi è "una mitologia che ha molto potere". Più in particolare, il procedimento della libera associazione delle idee, fa presente Wittgenstein, è alquanto oscuro, "perché Freud non chiarisce mai come possiamo sapere dove fermarci, dove la soluzione sia giusta".

Una credenza diffusa vorrebbe che Albert Einstein fosse un grande ammiratore di Freud, ma come ha fatto notare A. H. Esterson, si tratta di un mito: in una lettera a uno dei suoi figli nei primi anni trenta[1] Einstein scrisse che non era rimasto convinto dalle opere di Freud e che riteneva i suoi metodi dubbi se non fraudolenti.

Dopo Wittgenstein, tra le critiche provenienti da personaggi in vista della scienza e della filosofia, la critica più nota nei confronti della psicoanalisi freudiana è sicuramente quella di Karl R. Popper. La posizione di Popper rispetto alla psicoanalisi è molto chiara: la psicoanalisi non è scientifica semplicemente per il fatto che non è falsificabile. E "quanto all'epica freudiana dell'Io, del Super-io e dell'Es non si può avanzare nessuna pretesa ad uno stato scientifico, più fondatamente di quanto lo si possa fare per l'insieme delle favole omeriche dell'Olimpo. Queste teorie descrivono alcuni fatti, ma alla maniera dei miti. Esse contengono delle suggestioni psicologiche assai interessanti, ma in forma non suscettibile di controllo". Ciò in contrasto con la maggior parte delle teorie fisiche le quali "sono del tutto [...] altamente falsificabili sin dall'inizio".

In questo dibattito interviene Adolf Grünbaum, autore del famoso libro "Philosophical Problems of Space and Time" (1963; ed. ampl. 1976), di "The Foundations of Psychoanalysis" e "Reflections on the Foundations of Psychoanalysis". Grünbaum critica il falsificazionismo di Popper e nega validità alla critica di Popper contro Freud. Se la teoria psicoanalitica non è scientifica perché non falsificabile, come sostiene Popper, tuttavia - si chiede Grünbaum - "quale dimostrazione ha mai offerto Popper per ribadire con enfasi che il corpus teorico freudiano è completamente privo di conseguenze empiricamente controllabili?". La conseguenza a cui arriva il procedimento logico di Grünbaum è che "l'incapacità di certi filosofi della scienza di individuare una qualsiasi conseguenza controllabile della teoria freudiana, dimostra che essi non ne hanno studiato a fondo, o non ne padroneggiano, il contenuto logico, non dimostra certo una carenza scientifica della psicoanalisi".

Sbaglia Popper a criticare Freud sulla base di una presunta non falsificabilità della psicoanalisi, questa è in sintesi la posizione di Grünbaum che tuttavia sostiene che in ogni caso la psicoanalisi non regge ugualmente. E non regge, tra altre ragioni, perché i dati clinici non sono attendibili: essi sono irrimediabilmente contaminati dall'analista. Ne conclude pur criticando le posizioni di Popper sulla scientificità della psicoanalisi che tuttavia attualmente la psicoanalisi non è in ottimo stato, "per lo meno per quanto riguarda i suoi fondamenti clinici".

A partire dagli anni settanta del ventesimo secolo, studiosi come Ellenberger, Cioffi, Sulloway hanno messo in dubbio l'integrità scientifica di Freud, appoggiandosi su prove documentali: sono state sottolineate ad esempio discrepanze fra le descrizioni di casi clinici negli articoli pubblicati di Freud e i resoconti degli stessi casi nella sua corrispondenza privata. Sulla scorta di questi studi, lo psicologo clinico Jacques Bénesteau (autore del libro Mensonges freudiens: Histoire d'une désinformation séculaire, vincitore nel 2003 del premio assegnato dalla Société française d'histoire de la médecine per il migliore libro dell'anno per la ricerca nella storia della medicina) ha sostenuto che Freud ha mentito su tutti i casi da lui trattati nei suoi scritti: "[...] abbiamo appreso, di pubblicazione in pubblicazione, e rivelazione dopo rivelazione, che Freud aveva manipolato i fatti, inventato dei malati, con i loro sintomi e una eziologia, fabbricato degli effetti terapeutici inesistenti e delle false prove, il tutto dissimulando le sue costruzioni sotto la protezione di una retorica straordinaria e dietro "fantasmi" supposti inconfutabili, quali il complesso d'Edipo, questa fantastica barriera disinformativa. La disinformazione e la sottrazione dei documenti dovevano fare il resto del lavoro."[2] Studiosi come il filosofo della scienza Frank Cioffi hanno tratto dalle critiche sulla veridicità degli scritti di Freud conseguenze riguardo alla validità della teoria psicoanalitica: "Allora, perché Freud è uno pseudoscienziato? La ragione principale è la seguente: ha dichiarato di aver testato -e dunque di aver fornito delle prove suscettibili di legittimare in modo convincente- delle teorie che erano inconfutabili o, quando erano confutabili, non erano state testate."[3]

Il Premio Nobel per la medicina Peter Medawar ha scritto nel 1975: "Gli psicoanalisti continueranno a prendere le più spaventose cantonate finché persevereranno nella loro convinzione impudente e intellettualmente debilitante secondo cui godono di un 'accesso privilegiato alla verità'. Si sta affermando l'opinione secondo cui la teoria psicoanalitica dottrinaria è la più prodigiosa truffa intellettuale del ventesimo secolo: nonché un prodotto terminale- qualcosa di simile a un dinosauro o a uno Zeppelin nella storia delle idee, una vasta struttura dal progetto radicalmente mal concepito e senza posterità."[4] E. Fuller Torrey, definito dal Washington Post "il più famoso psichiatra americano", scrivendo in "Witchhdoctors and Psychiatrists" (1986) ha sostenuto che le teorie psicoanalitiche non hanno un fondamento scientifico superiore a quello delle teorie dei guaritori indigeni tradizionali. Un numero crescente di scienziati considera la psicoanalisi una pseudoscienza (F. Cioffi, 1998), anche se diverse migliaia di psichiatri e psicologi, in particolare in paesi come la Francia e l'Argentina, la ritengono tutt'ora una delle teorie più clinicamente utili nell'ambito della psicoterapia. Nell'Europa del Nord e nei paesi anglosassoni, invece, secondo quanto riferisce Catherine Meyer, curatrice de "Le Livre noir de la psychanalyse", "essa non è quasi più insegnata nelle facoltà di psicologia e ha trovato rifugio nelle facoltà di lettere o di filosofia. Nei Paesi Bassi, paese in cui si consumano meno ansiolitici, la psicoanalisi è quasi inesistente come terapia. Negli Stati Uniti, solo 5000 persone seguono una psicoanalisi (secondo la rivista Times, 2003): in confronto a 295 milioni di Americani, questa cifra appare al giorno d'oggi del tutto marginale. [...] Il "Myers", quel manuale che serve da opera di consultazione per gli studenti di psicologia americani, consacra solo 11 pagine alle teorie freudiane, su 740 pagine complessive." Secondo Meyer, la Francia e l'Argentina rappresentano nel mondo più l'eccezione che la regola per quanto riguarda la predominanza della psicoanalisi nei campi della psicologia e della psicoterapia.[5]

Anche per quanto riguarda l'efficacia terapeutica della psicoanalisi il dibattito è stato molto forte, ed ha visto posizioni spesso contrapposte. Tra i critici, il succitato Jacques Bénesteau ha affermato che "È ormai ammesso che nessun malato è stato guarito da Sigmund Freud, e non si possiede alcuna prova che uno solo sia stato realmente migliorato dal suo "metodo". [...] In base alle expertise sull'efficacia terapeutica, i cui risultati sono regolarmente pubblicati, al giorno d'oggi è possibile dire che, dall'inizio del ventesimo secolo, il metodo psicoanalitico non ha avuto alcun successo terapeutico al suo attivo, neppure di miglioramento dei problemi psicologici di un solo paziente. Se la psicoanalisi avesse avuto una qualche efficacia superiore a 400 altre psicoterapie esaminate, ci si sarebbe affrettati a far valere, con i fatti, la superiorità di questi brillanti risultati, e la discussione sarebbe chiusa poiché il mondo medico avrebbe avuto l'obbligo morale di aderirvi."[6]

Molti altri importanti autori non condividono però queste posizioni, definite come "ipercritiche"; vi è anzi, sottolineano questi ultimi, una solida e ricca produzione scientifico-clinica sugli esiti positivi degli interventi psicoterapeutici psicodinamicamente orientati, produzione che nel corso degli anni si è progressivamente irrobustita ed ulteriormente articolata: si veda ad esempio l'ampia meta-analisi sull'efficacia della psicoterapia psicodinamica breve in numerosi disturbi psicologici di F.Leichsenring, S.Rabung, E.Leibing, nei prestigiosi Archives of General Psychiatry, 61, 2004, reperibile di seguito assieme ad altri studi clinici controllati sull'argomento Archivi. In ogni caso, come fanno notare nello stesso studio Leichsenring et al., diversamente da quanto avviene per la psicoterapia psicodinamica a breve termine, "per la psicoterapia psicoanalitica a lungo termine e la psicoanalisi, c'è un urgente bisogno di ricerca convincente sui risultati."[7]

Interessante a questo proposito proprio il parere aneddotico di Eric Kandel, uno dei più famosi neuroscienziati riduzionisti del mondo, che ha recentemente ricordato come anni fa si sottopose ad un'analisi personale, che gli produsse notevoli effetti benefici. Tuttavia, lo storico della psicologia Allen Esterson, criticando Mark Solms, ha fatto notare come Kandel non ritenga che lo stato attuale delle conoscenze neuroscientifiche confermi la teoria psicoanalitica: secondo quanto Eric Kandel ha scritto nel 1999, "la base neurale di un insieme di processi mentali inconsci" delineata dalle scoperte attuali in neuroscienza "non mostra alcuna somiglianza con l'inconscio di Freud. [...] [Questo inconscio] non è collegato a pulsioni istintive o a conflitti sessuali, e l'informazione non entra mai nella coscienza. Questi insiemi di scoperte rappresentano la prima sfida a una scienza neurale orientata psicoanaliticamente."[8]

 

Critiche recenti alla psicoanalisi

Recentemente, nel 2005, si è fatto un gran parlare sui media in Francia (dove la psicoanalisi dopo l'insegnamento di Lacan in particolare, rispetto ad altre nazioni regna regina incrontrastata) di un libro-libello contro la psicoanalisi dal titolo significativo: Le livre noir de la psychanalyse ("Il libro nero della psicoanalisi") un poderoso volume di ben 800 pagine che punto per punto mette in pubblico i misfatti della psicoanalisi definita dagli autori, una quarantina molto qualificati e di diverse nazionalità, "una colossale mistificazione".
La polemica si è infuocata su stampa, radio e televisioni e non è tardata a venire la risposta: "L'anti libro nero della psicoanalisi" che individua nella scuola psicologica soprannominata con la sigla TCC (terapia cognitivo-comportamentale) che ha i suoi antenati in Pavlov e Skinner, le basi da cui provengono questi attacchi alla psicoanalisi. Tuttavia, gli autori principali del "Livre noir", hanno negato che questo "Anti-livre noir" possa considerarsi una vera replica al loro volume: essi osservano infatti come l'"Anti-libro nero" consista nel rimaneggiamento di 47 relazioni presentate a un "Forum anti-TCC" tenutosi 5 mesi prima della pubblicazione del "Libro nero della psicoanalisi", e come solo tre di queste relazioni rielaborate, oltre alla prefazione, citino quest'ultima opera.[9]
In verità queste critiche alla psicoanalisi non sono una novità ma quello che ha suscitato uno choc negli stessi psicoanalisti è stata la virulenza e la potenza mediatica di questo attacco portato alla psicoanalisi che non ha paragoni in passato.

 

Note

  1. Roger Highfield e Paul Carter, The Private Lives of Albert Einstein, St. Martin's Griffin, p.233
  2. Jacques Bénesteau, La Désinformation des Freudiens, 2003
  3. Le livre noir de la psychanalyse: Vivre, penser et aller mieux sans Freud, AA.VV. (dir. Catherine Meyer), les Arènes, 2005, p.325
  4. P. B. Medawar. Recensione di "The Victim is Always the Same". New York Review of Books, 23 gennaio 1975.
  5. Le livre noir de la psychanalyse: Vivre, penser et aller mieux sans Freud, AA.VV. (dir. Catherine Meyer), les Arènes, 2005, p.8
  6. Jacques Bénesteau, La Désinformation des Freudiens, 2003
  7. Leichsenring et al. The Efficacy of Short-term Psychodynamic Psychotherapy in Specific Psychiatric Disorders. Archives of General Psychiatry. 2004;61: 1208
  8. American Journal of Psychiatry, 155: 4, p. 468, citato in Allen Esterson, Freud returns?
  9. L'Anti-livre noir de la psychanalyse: tromperie sur la marchandise

 

Bibliografia

  • S. Freud, L'Interpretazione dei Sogni
  • S. Freud, Psicopatologia della Vita Quotidiana
  • S. Freud, Studi sulle Nevrosi e sull'Isteria
  • S. Freud, Casi Clinici (Caso di Dora, Caso di Hans, Caso dell'Uomo dei Topi, Caso dell'Uomo dei Lupi, etc.)
  • S. Freud, Totem e tabù
  • S. Freud, Il disagio della civiltà
  • S. Freud, Filosofia e psicoanalisi
  • S. Freud, Psicoanalisi della società moderna
  • S. Freud, Psicologia e metapsicologia
  • S. Freud, Il sogno e Scritti su ipnosi e suggestione
  • S. Freud, Sessualità e vita amorosa
  • S. Freud, Compendio di Psicoanalisi (1938) - La sintesi finale del suo pensiero

 

Voci correlate

 

Collegamenti esterni

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Adolescenza

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Nota disambigua - Se stai cercando film dal titolo Adolescenza, vedi Adolescenza (film 1959) o Adolescenza (film 1995).
Ritratto di una adolescente

Generalmente viene dato il nome di adolescenza a quella fase dell'età evolutiva che va dai 13 ai 20 anni.

Descrizioni piú precise distinguono tra preadolescenza ed adolescenza. Alla prima assegnano gli anni dai 10/11 ai 14/15 e alla seconda gli anni dai 14/15 ai 18/20. Seguendo questa distinzione rimandiamo alla voce preadolescenza per la prima fase; qui tratteremo sola della adolescenza, ossia della seconda fase.

Indice

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L'adolescenza... in generale [modifica]

Mentre, la preadolescenza è la fase nella quale l'individuo, comincia a subire le modifiche somatiche e psicologiche e a perdere le caratteristiche dell'infanzia, nell'adolescenza le fondamentali trasformazioni sono già avvenute, la sessualità ha raggiunto la forma alloerotica (cioè, bisogno del partner) e, generalmente, quella di tipo eteroerotica (cioè bisogno del partner di sesso diverso), il pensiero ha maturato le forme logiche, l'egocentrismo infantile è superato. Queste nuove strutture sono però appena abbozzate; ora hanno bisogno di essere consolidate. Ciò avviene nell'arco di tempo che va, approssimativamente, dai 15 ai 18 anni ma recentissimi studi americani dimostrano che l'età dello sviluppo del corpo avviene nella femmina non oltre gli 8350 giorni dalla nascita, nel maschio invece non oltre i 9700. La fragilità somatica e psicologia del soggetto, in questa fase, è evidente e facilmente spiegabile se si tiene conto del lavoro per il consolidamento delle sue strutture fisico-psichiche che in lui si va compiendo.

Altro aspetto dell'adolescenza è dato dall'esperienza che ora il soggetto va facendo degli schemi mentali di tipo logico-formale. Il tipo operatorio-concreto del pensiero del fanciullo (7/10 anni) non consente al soggetto di immaginare il possibile fuori degli schemi della realtà, cosi com'egli la vive e la sperimenta. Per il fanciullo il possibile è solo ciò che non è ancora avvenuto ma può avvenire. Il pensiero logico-formale consente invece di concepire il possibile come ciò che non è contraddittorio. Mentre il fanciullo lavora di fantasia, ma il suo mondo fantastico è legato alla realtà delle cose concrete, si tratti pure di eroi spaziali o di mostri metà animali e metà uomini, il mondo fantastico dell'adolescente è costituito da ipotesi sociali, etiche, politiche, ecc., non reali, ma logicamente realizzabili.

Vi è un egocentrismo tipico dell'adolescente dato dalla tendenza a rinchiudersi in questo mondo fantastico, che lo può portare a grandi mete, ma anche ad aspre delusioni. Cronologicamente questa fase si colloca nella tarda adolescenza e nella prima giovinezza, tra i 16/17 anni e i 22/23 anni per la femmina e tra i 17/18 e i 25/26 per il maschio. Connesso con lo sviluppo del pensiero logico-formale vi è pure la maturazione degli schemi sociali.

Lo sviluppo della socialità comincia con il superamento dell'egocentrismo infantile verso i 9/11 anni, ma solo verso i 15/16 anni il sentimento della socialità orienta il soggetto verso rapporti di parità con gli altri e verso forme ideali di amicizia che non devono più rispondere alla necessità di avere compagni con cui giocare e divertirsi ma amici con cui coltivare ideali o condividere idee. Un fenomeno caratteristico della socialità adolescenziale è quello della solidarietà con i coetanei, sia nelle circostanze in cui uno ha bisogno dell'altro fino a portare a vere e proprie complicità delittuose, sia ad una solidarietà di classe che spesso porta a contestazioni di maniera nei riguardi degli adulti. Questa solidarietà di classe, mista a contestazione, si manifesta spesso in quella che viene chiamata crisi di originalità . L'adolescente sceglie per il suo comportamento condotte che lo distinguano da tutti gli altri, ma la sua attenzione è a tutto ciò che può distinguerlo dagli adulti.

Gli schemi della personalità di un individuo sono la risultante di fattori naturali e altresì di fattori culturali. Nei primi mesi di vita i fattori culturali cominciano appena a condizionare il comportamento dell'individuo, per cui la condotta di un bambino di pochi mesi non differisce granché da quella di tutti gli altri bambini, ma, più si avanza negli anni, più questi fattori contribuiscono a differenziare la condotta degli individui.

Le linee di comportamento qui descritte riguardo le caratteristiche dell'adolescenza sono solo orientative per capire i soggetti in questa età, perché nella realtà molto forte sarà la differenza tra soggetto e soggetto a seconda dell'ambiente e dei fattori culturali che avranno concorso a condizionare lo sviluppo di ciascuno.

 

Interpretazioni psicoanalitiche [modifica]

La sessualità all'erotica lo spinge ad incontri nei quali ancora mal si armonizza lo scarico delle pulsioni libidiche con il bisogno di dare e ricevere tenerezza ed affetto. D'altra parte mentre la maturazione sessuale a livello fisico è sufficientemente raggiunta, i riflessi di essa sul piano emotivo trovano una situazione psicologica del tutto impreparata.

La psicologia differenziale può precisare la notevole differenza che si riscontra tra la situazione del maschio e quella della femmina. I due sessi però hanno in comune questo fatto estremamente disorientante: mentre la maturazione sessuale a livello fisiologico è pressoché completa, a livello emotivo-affettivo la sessualítà è tutta da costruire; per ora l'adolescente comincia solo a tentare le prime esperienze. I traumi psicologici provocati da maternità e paternità precoci sono un test efficacissimo a dimostrare che non vi è necessario parallelismo tra sviluppo fisico e sviluppo psichico.

Sul piano pulsionale nell'adolescenza abbiamo la punta massima del fenomeno della masturbazione maggiore nei maschi, minore nelle femmine. Essendo le pulsioni legate al dinamismo ormonico e alla topografia somatica, la loro intensità e ampiezza sono diverse nel maschio e nella femmina. Nel primo vi è una maggiore intensità ma un minore coinvolgimento di tutta la persona; nella seconda avviene il contrario.

La femmina è più coinvolta dalla sua sessualità, ma questa non è tutta di tipo genitale; essa si traduce in amicizie particolari, nel bisogno di dare e ricevere tenerezza e può anche trovare più facilmente il modo di essere sublimata. Il maschio è meno coinvolto dalla sua sessualità ma le pulsioni a livello genitale sono più intense; più difficilmente possono essere sublimate; la masturbazione, se non è accompagnata da sentimenti di colpa, può liberarlo dalla tensione. Ma a volte essa ha altre funzioni, è la ricerca di una compensazione, alle mortificazioni sociali, agli insuccessi scolastici o nel lavoro, a forme di oppressione morale, ecc. In questo caso, per un processo circolare, la masturbazione aggrava il turbamento ed il turbamento spinge alla masturbazione. La delicatezza della fase adolescenziale è tutta nella costruzione di questi equilibri che sono di fondamentale importanza per la personalità futura.

 

L' "invenzione" dell'adolescenza [modifica]

La figura dell'adolescente, come persona in una prolungata fase di transizione problematica, non viene considerata dalla maggior parte delle società tradizionali. In esse spesso il passaggio dalla fase della vita "bambino" alla fase "adulto" viene (veniva) gestito da appositi riti di passaggio, che rappresentano in chiave simbolica l'allontanamento dallo stato precedente, l'attraversamento di una soglia liminale, e la reintegrazione nella società con un diverso status.

Anche nelle società "occidentali" fino all'Ottocento si veniva considerati bambini fino all'età in cui non ci si poteva dedicare alle attività che la propria classe sociale prevedeva. Le rappresentazioni artistiche, letterarie o figurative, di "giovani uomini o donne", anche di 10 o 12 anni, mostrano come venissero caratterizzati come "piccoli adulti", vestiti come i genitori, intenti nelle stesse attività. Questo sia negli strati sociali più poveri, dove l'inizio del lavoro poteva essere anche a 6-7 anni, così come tra le elites, ove si poteva essere re o professori universitari anche a 12-13 anni.

Verso la fine del XIX secolo, nelle società europee, in particolare in Germania, Inghilterra e Francia, i cambiamenti sociali ed economici fanno si che un grande numero di ragazzi si trovino in una condizione di vita fino allora molto meno significativa. In particolare nel mondo borghese, l'aumentata importanza dell'istruzione fino ad avanzata età, la proliferazione di college e scuole superiori, i lunghi periodi di apprendistato non produttivi necessari alla formazione nelle scienze più avanzate, creano l'adolescenza come etichetta sociale prima non necessaria. Parallelamente, la diffusione di istituzioni e associazioni giovanili, come lo scautismo, le società segrete giovanili o il movimento giovanile tedesco (Wandervögel), cosiccome il fiorire della letteratura sulla e per l'adolescenza, rispondono al bisogno di creazione d'identità in questa nuova fase della vita.

 

Bibliografia [modifica]

  • Guy Avanzini. L'adolescenza. Bologna, Dehoniane, 1973.
  • Gerald Caplan, Serge Lebovici (a cura di). Problemi psicosociali dell'adolescenza. Torino, Boringhieri, 1979.
  • Cohn C. Coleman. La natura dell'adolescenza. Bologna, Il Mulino, 1983.
  • Maurice Debesse. La crisi di originalità giovanile. Roma, A.V.E, 1948.
  • Helene Deutsch. Problemi dell'adolescenza. Firenze, La Nuova Italia, 1974.
  • C. S. Feinstein, C. P. Giovacchini, C. A. Miller. Psichiatria dell'adolescente. Studi sullo sviluppo e sulla sua patologia, (2 vol.) Roma, Armando, 1975.
  • James Hemming. L'adolescenza femminile. Firenze, La Nuova Italia, 1971.
  • Irene M. Josselyn. L'adolescente e il suo mondo. Firenze, Giunti-Barbera, 1969.
  • Gérard Lutte. Psicologia degli adolescenti e dei giovani. Bologna, Il Mulino, 1986.
  • Rolf E. Muuss. Le teorie psicologiche dell'adolescenza. Firenze, La Nuova Italia, 1976.
  • Neubauer John, Adolescenza fin - de - siècle. Bologna, Il mulino, 1997
  • Hector R.Tomè. La crisi dell'adolescente. Torino, S.E.I, 1977.
  • Delia Vaccarello, L'amore secondo noi, ragazzi e ragazze alla ricerca dell'identità, Oscar Mondadori, 2005
  • Delia Vaccarello,Sciò, giovani, bugie, identità, Oscar Mondadori, 2007
Stadi dello sviluppo umano
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