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Solitudine

Ho chiuso gli occhi,la notte è arrivata , dalla mia cameretta una luce fioca vedo arrivare, di là da quel sentiero che chiamo Vita, sempre più grande a poco a poco che si fà  vicina..
La vedo sola, di solito attorno noto altre anime, corpi che le fanno strada ma ora non sà spiegarmi il perchè della sua solitudine.
Sarà  l'estate, sarà  il tempo!!
La solitudine ti prende, come uno squalo, il ventre molle ( di te ) che ha l'anima, ti assale quando non te accorgi...ti violenta, per poi lasciarti dissanguare ai margini, una strada di periferia senza affetto e senza ricordo alcuno.
Una presa grande, una presa bestiale verso chi dentro ha un cuore grande e nulla più!
Morire... come un fiore appena sbocciato, ora noi uomini e,donne soli siamo.
Morire come l'appassire, sradicati dal nostro futuro, lasciati senza acqua nel deserto di questa vita dove non esiste affetto

La Solitudine
Su questa strada…
….Dove corre la solitudine
Un fuoco ardere a lato vedo;
L’energia che vola via
Nel ciel lontano,
Fa crescere in me l’ardente pensier.
Io
Che volo a bassa quota
Dispiego le mie ali
E tu
Che rondine non sei più
Porti ora e per sempre
A me
La tua primavera.
_______________:::::::_____
La solitudine
Non è amore né dolore
Né pace e ne guerra le cause
È solo un deserto
Che a poco a poco entra dentro
Allargandosi sempre più.
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Esso utilizza materiale tratto da  http://it.wikipedia.org/wiki/Amore_romantico 
Cronologia/Autori: http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Amore_romantico&action=history

Amore romantico

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L'amore romantico è una forma d'amore caratterizzata dal forte coinvolgimento emotivo del soggetto coinvolto e dalla presenza di quelle caratteristiche tipiche del romanticismo (struggimento, partecipazione emotiva, affetto, ecc.).

L'amore romantico generalmente implica un amore sia spirituale che fisico; in questo senso si oppone all'amore platonico. V'è però più enfasi sul lato emotivo che sul semplice desiderio sessuale, dal momento che l'intimità fisica ne risulta comunque coinvolta.

A partire soprattutto dal XIX secolo, la società occidentale ha posto l'amore romantico quale base iniziale del rapporto di coppia molto più di altre culture, nelle quali, per esempio, i matrimoni combinati costituiscono una convenzione sociale.

L'amore romantico è spesso visto come l'idealizzazione di un'altra persona e della relazione con essa instaurata. Molti filosofi occidentali hanno espresso teorie ed idee sull'amore.

Le caratteristiche dell'amore romantico proprie della cultura occidentale includono:

  • la mancanza o difficoltà di controllo delle emozioni
  • il costituire la base di una relazione idealmente eterna
  • l'arricchimento del
  • il dissidio interiore
  • il tendere all'amore, non il compimento d'amore
  • la sensazione di leggerezza dell'anima

Nell'ambito letterario, l'amore romantico è stato espresso per la prima volta da Francesco Petrarca, anticipatore dei concetti cardine del romanticismo (il Canzoniere).

[modifica] Amore non corrisposto

Per amore non corrisposto si intende un intenso sentimento di amore romantico che non è ricambiato dal soggetto amato, anche se la reciprocità è desiderata dal soggetto amante. La condizione emotiva dell'amante non corrisposto è tipicamente caratterizzata da repentini cambi di umore e può oscillare tra la depressione e l'euforia.

L'amore non corrisposto può sfociare in comportamenti ossessivi e anche trasformarsi in ostilità nei confronti della persona amata; d'altro canto, questa forma d'amore ha rappresentato per secoli l'ispirazione per numerose opere d'arte di eccellente livello. L'atteggiamento di un innamorato non corrisposto può essere recepito in svariati modi da un osservatore esterno (o dallo stesso soggetto amato); il suo comportamento può essere giudicato affettuoso, oppure sgradevole, oppure può essere interpretato in molti altri modi: si tratta sostanzialmente di una questione soggettiva.

Trovarsi in una tale condizione è estremamente doloroso, ma allo stesso tempo può rappresentare una fonte di grande gioia: a volte questa forma d'amore lascia nel soggetto amante un senso di realizzazione di sé per avere qualcuno da amare, anche se il sentimento non è reciproco. In alcuni casi, l'innamorato non corrisposto ritiene che tale soddisfazione ricompensi la sofferenza che deve patire: di conseguenza, egli non dichiara i propri sentimenti alla persona amata per il timore di essere respinto definitivamente.

L'amore non corrisposto nei confronti di una data persona può durare molto a lungo (anni e persino decenni). Tuttavia, molto spesso i sentimenti del soggetto amante raggiungono un punto di rottura nel momento in cui egli viene a sapere che il suo amore non sarà mai ricambiato, oppure quando egli sposta il proprio interesse su di un soggetto disponibile a corrispondere il suo affetto.

 

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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Cronologia  http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=L%27esclusa&action=history

L'esclusa

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I'esclusa
Titolo originale  
Autore: Luigi Pirandello
Anno
(1a pubblicazione) :
1908
Genere: romanzo
Sottogenere: classico
Ambientazione:  
Anno di ambientazione: fine '800 - inizi '900.
Protagonista: Marta
Coprotagonisti:  
Antagonista:  
Personaggi secondari: Agata Ajala, Maria, Rocco, Anna Veronica, Francesco.
EDIZIONE RECENSITA
Anno: 2001
Editore: Mondadori
Traduzione:  
Collana: Classici moderni
Pagine:  
Capitoli  
ISBN  
ISSN  
Progetto Letteratura

L'esclusa è un romanzo di Luigi Pirandello, il cui titolo originario era Marta Ajala. Fu pubblicato a puntate sulla rivista La Tribuna e, nel 1908, in volume. Pirandello lavora sullo sfondo tipico della letteratura del Verismo, ricca di dinamiche sociali ben descritte nei loro pregiudizi e nelle loro sanzioni; a questo, l'autore aggiunge una vicenda che rimanda ai paradossi del dramma esistenziale, del contrasto tra sostanza e apparenza.

Indice

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Trama [modifica]

Marta è una giovane sposata con Rocco. Dopo che un giorno il marito ha scoperto alcune lettere che le erano inviate da un ammiratore (Gregorio Alvignani) viene subito accusata ingiustamente di tradimento: il marito la abbandona e viene disprezzata da tutti. Il padre si chiude nella sua camera e al momento del difficile parto di Marta, viene trovato morto. Muore anche il bambino di Marta. La famiglia Ajala cade così nella disperazione. La famiglia subisce ogni sorta di soprusi e ingiustizie da parte della gente del paese, che è ormai al corrente dei fatti accaduti; come se non bastasse alla morte del padre la conceria viene affidata a Paolo Sistri, l'attività fallisce e la famiglia cade in miseria. Marta comincia a studiare e partecipa, nonostante la disapprovazione sia dell'ex marito, Rocco, che di Anna e Agata al concorso per il posto di maestra presso la scuola dell'istituto.

Marta vince il concorso, ma viene “scartata” e sostituita da una raccomandata. La madre decide di parlare col direttore della scuola, che le concede un posto: la notizia non è accolta bene dalle alte cariche del paese, che costringono Marta a fingersi malata. Il direttore, con l'aiuto dell'oramai deputato Alvignani, trova di nuovo una soluzione, trasferire Marta assieme alla sorella ed alla madre a Palermo.

La vita a Palermo migliora molto: nessuno conosce la loro vicenda e a scuola Marta si trova bene, nonostante la maggior parte dei suoi colleghi le facesse la corte. Durante la permanenza a Palermo, Marta rincontra l' Alvignani e, credendosi innamorata, ha un figlio da lui. Intanto viene chiamata dalla madre di Rocco, anche lei accusata di tradimento, Marta chiama subito Rocco. Quando arriva, i due assistono alle ultime ore della madre. Paradossalmente, Marta viene completamente riabilitata e riaccettata in famiglia, nonostante il fatto che per la prima volta sia veramente accaduto un tradimento.

 

Personaggi [modifica]

 

Maria [modifica]

Maria, la sorella di Marta, è una ragazza sensibile. Anche se non lo dimostra esplicitamente è una donna forte perché si è trovata un'onta sul suo futuro: non potrà avere marito, ha scarse possibilità di emanciparsi (anche se probabilmente non era suo desiderio). Nonostante questo, non tenta né di reagire né di lamentarsi o accusare, ma cade nello sconforto assoluto, alimentato dalla morte del padre. Si affida a valori astratti: la religione e la musica. Non gioca un ruolo fondamentale nella narrazione: non interagisce con altri personaggi e Pirandello dà poco peso ai suoi sentimenti.

« Andiamo in chiesa, Maria? Questa domanda per la sorella significava: "andiamo a pregare per il babbo?". Ma erano ben tristi quelle cene in silenzio, interrotte dall' invio del cibo alla stanza del rinchiuso, gelate dall' aspetto di Maria, che ne ritorna ogni volta più oppressa. »

 

Agata Ajala [modifica]

Agata, la madre di Marta e Maria, è piuttosto conservatrice o meglio, si è adattata alle abitudini conservatrici del tempo. Come la figlia anche lei è molto legata alla religione e tenta di dare una spiegazione alle disgrazie tramite essa. Dopo la disgrazia si vergogna di andare in giro, di essere guardata dalla gente del paese e non vuole sentire i commenti dei vicini. Si rassegna a qualsiasi cosa accada e, nonostante trovi quasi sempre una soluzione spesso non dimostra di voler tirare su l' “onore” della famiglia, ma di stare a subire le disgrazie.

« La signora Agata avrebbe voluto essere almeno della metà men alta della statura per non attirare tanto gli sguardi della gente e passare inosservata;

correre in un baleno quella via che le pareva interminabile.
 

La signora Ajala già da un pezzo aveva imparato a misurare ogni dispiacere, ogni dolore, non per sé stesso, che le sarebbe parso poco o niente, ma in considerazione delle furie che avrebbe suscitato nel marito.
 

Marta avrebbe dovuto starsene rassegnata e dimessa, ad aspettare giustizia dal tempo. »

Marta [modifica]

Marta è una donna forte, che reagisce al sopruso ricevuto. Non sopporta che le altre le dicano che essere guarita dalla malattia sia stata una fortuna, ma nonostante questo decide lo stesso di riscattare la famiglia: sia per propria emancipazione sia per dimostrare di essere in grado di poter sostentare una famiglia; odia il padre perché, a differenza di lei, non ha saputo reagire all' ingiustizia e si è abbandonato. Odia i conservatori, perché i conservatori odiano lei, e nonostante la madre, Maria e Anna veronica abbiano ancora fede nella chiesa ed in Dio, soprattutto quando viene sorteggiata per la consegna della Madonna, Marta non vede segni del destino o aiuti da Dio ma crede solo nella sua capacità di potersi ancora realizzare. Ama gli studi e il fatto di averli abbandonati così presto la ferisce, è nostalgica ma quando viene importunata dalle sue ex amiche non si offende ma continua la sua “battaglia”. Non vuole far trasparire i suoi sentimenti interni e, soprattutto, non vuole comunicarli: non si sfoga con nessuno se non piangendo (sola). Non accetta il fatto di essere compatita.

« Debbo dimostrarmi grata per giunta, è vero? Della che ho ricevuto, guarendo.

Marta invece pensava all' incontro con le antiche compagne, e non si dava col pensiero tanta fretta di tirarsi via.
Chi sa che dicono di me...
Lasciale cantare! - le rispose Eufemia
Non consolatemi...
 

Era paga : aveva vinto ; sentiva di far bene, e le piaceva di vivere. »

 

Anna Veronica [modifica]

Unica amica rimasta a Marta, Anna Veronica è il futuro che si sarebbe aspettata la protagonista se non avesse deciso di ribellarsi, costretta a portare un velo nero come marchio, non solo fisico (in questo caso il velo) ma anche psicologico: è ripudiata dal paese o da chiunque conosca la sua vicenda le uniche amiche rimaste sono Marta, Maria e Agata. Spesso consola le sue amiche ed è l' unica persona le cui parole di biasimo sono accettate non perché dette per compiacimento ma perché è a conoscenza della loro situazione, in quanto anche lei ha subito una situazione analoga. Anche lei come altri personaggi del libro è molto legata alla religione.

Citazioni:

« Instancabile, Anna Veronica, dopo tante veglie, recava adesso ogni mattina alla convalescente piccole immagini odorose di santi, contornate di carta trapunta, punteggiate d' oro, con nimbi d'oro. »

Rocco Pentagora [modifica]

Marito di Marta. Fomentato dal padre e dalla sua posizione, reagisce eccessivamente alla lettera dell' Alvignani passando a conclusioni affrettate; pentendosi lui stesso sia alla fine quando pare che si rappacifichi con Marta sia quando viene a sapere della morte di Francesco Ajala. Critica suo padre perché l' ha offeso dicendogli di far parte di una famiglia che subisce tradimenti da sempre e anche perché ha insultato Marta.

« Non bastava, non bastava averla scacciata? M' ero vendicato... Bastava! ... e lui, vigliacco va a farle sotto gli occhi quella scenata infame! Perché insultarla ancora? Chi glien'aveva dato l' incarico? Vigliacco! Vigliacco!
Imbronciato sempre, sgarbato, di pessimo umore. Poi, all' improvviso, era accaduta la morte di Francesco Ajala, del bau! Ebbene, e quell'animella squinternata s' era d' un subito sentita schiacciare dall' unanime compianto che quel pazzo furioso aveva raccolto in paese. 
»

Francesco Ajala [modifica]

È, assieme a Maria e Anna, un personaggio secondario. Le uniche descrizioni forniteci dall' autore sono una sequenza riflessiva della moglie, in cui lo descrive come una persona molto impulsiva, attaccata ad oggetti di poco valore, non era avaro ed è attaccato a degli ideali conservatori.

« Se talvolta, buon Dio, per il guasto o la rottura di qualche oggetto anche di poco valore, ma di cui difficilmente si sarebbe potuto trovare il compagno in paese, tutta la casa piombava nel lutto, nella costernazione più grave bisognava vedere che cosa importasse per lui, per il marito, quel guasto o quella rottura.
Un nonnulla bastava di tanto in tanto a farlo scattare selvaggiamente. 
»

Stile e linguaggio [modifica]

I romanzi di Pirandello sono caratterizzati da accurate descrizioni dei personaggi e dei luoghi, alternando descrizioni oggettive a quelle soggettive, ricche di caratterizzazione.

Nell'esporre il carattere l'autore predilige l'aspetto psicologico (abitudini, gusti, rapporti con gli altri), l'aspetto sociale (tenore di vita, interessi), e l'aspetto culturale (convinzioni e ideali). Fa uso anche di tecniche diverse: utilizza l'aspetto fisico per caratterizzare i personaggi, ad esempio descrivendo Marta dice che ha gli occhi velati, che fanno pensare ad un senso di tristezza; altre volte utilizza la focalizzazione interna, ovvero la descrizione di un personaggio da parte di un altro: è il caso di quando Agata descrive il marito.

Il linguaggio è caratterizzato dal dialetto, dall'iperbole (Piazza internazionale, riferendosi alla fronte della signora Poponica) ricorre solente alle metafore o a delle similitudini per arricchire le descrizioni.

Alterna sequenze descrittive a quelle riflessive, ma con relativamente poche sequenze narrative.

 

Collegamenti esterni [modifica]

Luigi Pirandello (1867 - 1936)  
Opere teatrali: Pensaci, Giacomino! - Così è (se vi pare) - Il berretto a sonagli - Il gioco delle parti - Sei personaggi in cerca d'autore - Enrico IV - L'uomo dal fiore in bocca - Liolà - Come tu mi vuoi - I giganti della montagna
Romanzi: L'esclusa - Il turno - Il fu Mattia Pascal - Suo marito - Quaderni di Serafino Gubbio operatore - I vecchi e i giovani - Uno, nessuno e centomila
Novelle: Novelle per un anno (tra cui: La giara - Ciaula scopre la luna)
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Disturbi dell'umore

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I disturbi dell'umore [modifica]

Quotidianamente, il nostro umore può subire oscillazioni fisiologiche tra gioia e tristezza, determinate generalmente da eventi esterni, con ruolo adattivo poiché consentono ad un individuo di adeguare le proprie reazioni alle condizioni ambientali; è bene distinguere questi "fisiologici" cambi d'umore, generalmente saltuari o addirittura eccezionali, da quelli caratterizzanti i disturbi dell'umore, inteso come il tono affettivo che colora l'esperienza soggettiva, che costituiscono una patologia molto diffusa tra la popolazione, interessandone ben il 20%.

Più precisamente, il termine "disturbi dell'umore" comprende una serie di quadri clinici, determinati da precise alterazioni neurotrasmettitoriali, compresi fra due estremi che rappresentano i capisaldi di questo capitolo della patologia psichiatrica: la mania e la depressione.
Se da un lato, come già sottolineato, tali disturbi sono legati a precise alterazioni organico-biologiche, dall'altro non possiamo certo ignorare l'importanza degli eventi ambientali quali importanti cofattori eziologici: infatti, l'esordio di una sintomatologia distimica, sia essa maniacale o depressiva, è precipitato da episodi stressanti di natura psichica, fisica o sociale.

È stato dimostrato infatti che, nel periodo precedente l'esordio del quadro, i pazienti lamentano un carico di stress superiore a quello normalmente, e umanamente, tollerabile. Si è quindi ipotizzato che eccessivi carichi di stress possano slatentizzare, in soggetti caratterizzati da determinati temperamenti, intesi come la liaçon fra stato di benessere e di malattia o, secondo alcuni, come forme subcliniche dei disturbi dell'umore, tali quadri clinici. È chiaro quindi che più marcata sarà la predisposizione genetico-biologica individuale, minore sarà l'intensità degli stimoli capaci di indurre gravi episodi depressivi o maniacali.

 

Quadro clinico depressivo [modifica]

L'episodio depressivo vero e proprio, quello per il quale si pensa di aver abbondantemente "toccato il fondo", è spesso preceduto da prodromi quali tensione, ansia, astenia, insonnia, senza però alcuna compromissione socio-lavorativa rilevante; il periodo di stato è caratterizzato da tristezza, umore cupo e avvilito oppure da agitazione, irrequietezza associati ad un costante senso di colpevolezza, ad un rimorso verso qualcosa che non riusciamo a individuare.

Il soggetto appare apatico, anedonico, "pieno di un niente che però pesa come una macigno" al torace o alla "bocca dello stomaco" (epigastrio), rallentato nei movimenti, trascurato nella cura della propria persona, invecchiato, dimesso; la mimica facciale è inerte così come il linguaggio che risulta sempre più scarno e la voce sempre più debole. Il soggetto si isola, non va al lavoro, interrompe i rapporti sociali che deteriorandosi contribuiscono al suo ulteriore distacco dal resto del mondo: spesso rimane addirittura a letto in uno stato di stupore depressivo per cui non si veste, non mangia, non parla. La funzione cognitiva risulta sempre più rallentata: l'ideazione è incostante e faticosa, l'attenzione polarizzata su pochi argomenti che hanno come comune denominatore il fallimento del soggetto in tutti i campi, dal sociale al lavorativo, dall'affettivo all'economico.

Le costanti preoccupazioni che lo assillano in alcuni casi si trasformano in veri e propri deliri secondari al disturbo depressivo con il soggetto che tende a costruzioni fantastiche che non possono non concludersi se non con la rovina, o addirittura la morte, del paziente, per evitare le quali il suicidio sembra l'unica via di fuga.

Tra i disturbi neurovegetativi, attribuibili ad alterazioni omeostatiche del sistema limbico-diencefalico (il "generatore ed elaboratore delle emozioni"), il più precoce è rappresentato dall'insonnia con il soggetto che lamenta un sonno non ristoratore, disturbato da una spiacevole attività onirica; seguono calo dell'appetito con vistoso dimagrimento e disturbi della sfera sessuale con calo della libido fino al completo disinteresse.

Come già accennato, la profonda demoralizzazione spinge buona parte dei soggetti a pianificare il suicidio, soluzione scelta dalla stragrande maggioranza dei depressi dei paesi del nord Europa, dato che sottolinea ancora una volta l'importanza del fattore ambientale nell'eziologia multifattoriale del disturbo.

 

Quadro clinico maniacale [modifica]

L'episodio maniacale ha esordio più rapido rispetto a quello depressivo: è in genere preceduto da un periodo di iperattività, eccessiva contentezza, loquacità - parametro da tenere in considerazione in soggetti solitamente riservati. Nel periodo di stato, si ha un'elevazione del tono dell'umore, per cui il paziente appare allegro, euforico: in verità sono sufficienti piccole frustrazioni, minimi contrasti perché al benessere subentri rabbia, irritazione o crisi di pianto di breve durata.

L'individuo si nasconde in una corazza fragilissima che non lo protegge affatto, anzi, una volta rotta, lo rende molto più vulnerabile agli stimoli esterni di qualsiasi altra persona. A questa apparente euforia si associa un incremento dell'attività motoria con il soggetto che non riesce a stare fermo; è irrequieto, loquace se non logorroico, ampolloso nel linguaggio che però non maschera la retoricità dei discorsi che non hanno senso, che sono vuoti, illogici senza nessi associativi.

In poco tempo diventa insopportabile e la gente tende ad allontanarlo ignorando che, quando all'euforia seguirà una rapida caduta del tono dell'umore, questo atteggiamento potrà condannare il soggetto a vivere un'esperienza talmente straziante che solo un gesto estremo potrebbe concludere. Per il paziente tutto è realizzabile "Hic et Nunc", ma i progressivi deficit dell'attenzione, della capacità di relazione, di sintesi e di pensiero rendono questo intento sempre più arduo ed è a questo punto che si accorge che tutto non va come vorrebbe, che gli altri tendono ad evitarlo, che tutto comincia a non avere un senso come i discorsi che pronuncia.

Durante l'episodio maniacale, la sintomatologia neurovegetativa è speculare a quella depressiva: si riduce la necessità di dormire come pure quella di alimentarsi, perché il paziente vuole sempre stare attivo per perseguire quel fine che progressivamente anche ai suoi occhi va smaterializzandosi; la durata varia da qualche giorno a qualche mese ed al termine dell'episodio il soggetto ritorna ad uno stato eutimico o, molto spesso, presa coscienza del niente che ha perseguito o che ha ottenuto, sprofonda in uno stato depressivo classico.

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Attacco di panico

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Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici - Leggi il disclaimer

Un attacco di panico è un periodo di paura o disagio intensi, tipicamente con un inizio improvviso e solitamente della durata inferiore ai trenta minuti. I sintomi includono tremore, respirazione superficiale, sudore, nausea, vertigini, iperventilazione, parestesie (sensazione di formicolio), sensazione di soffocamento o asfissiamento. Il disturbo è significativamente diverso dagli altri tipi di disturbi di ansia, in quanto gli attacchi sono improvvisi, non sembrano provocati da alcunché e spesso sono debililtanti. Un episodio è spesso categorizzato come un circolo vizioso dove i sintomi mentali accrescono i sintomi fisici, e viceversa.

La maggior parte delle persone che hanno un attacco, poi ne hanno altri in seguito. Se una persona ha attacchi ripetuti, oppure sente una forte ansia riguardo la possibilità di avere un altro attacco, allora si dice che ha un disturbo di panico.

 

Indice

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[modifica] Introduzione

La maggior parte delle persone che soffrono di attacchi di panico, riferiscono la paura di morire, “impazzire” o perdere il controllo di emozioni e comportamento. L'esperienza generalmente provoca un forte bisogno di evitare o scappare dal posto in cui comincia l'attacco (risposta “combatti o fuggi”) e, quando è associata a dolori nel petto o respiro affannoso, un senso di morte imminente e/o visione del tunnel,sempre risulta nel cercare aiuto al pronto soccorso di un ospedale o ad altri tipi di assistenza urgente.

L'attacco di panico si distingue da altre forme di ansia dall'intensità e la sua natura improvvisa ed episodica. Gli attacchi di panico sono spesso esperiti dalle persone che soffrono di disturbi d'ansia, agorafobia, e altre condizioni psicologiche che comprendono l'ansia, sebbene gli attacchi di panico non siano sempre indicativi di un disturbo mentale.

Fino al 10% di persone altrimenti sane, esperiscono un attacco di panico isolato ogni anno, e negli Stati Uniti una persona su sessanta soffre di disturbo di panico ad un certo punto nella vita. Le persone con fobie esperiscono attacchi di panico, spesso come risultato diretto dell'esposizione al loro elemento scatenante. Questi attacchi di panico sono di solito corti e si attenuano rapidamente una volta che è stato evitato l'elemento scatenante. In condizioni di ansia cronica un attacco di panico può spesso finire in un altro, portando ad un esaurimento nervoso nel giro di pochi giorni.

[modifica] Sintomi

I sintomi di un attacco di panico appaiono improvvisamente, senza alcuna causa apparente. Possono includere:

  • Aumento della frequenza cardiaca o palpitazioni
  • Sudorazione
  • Dolori al petto
  • Vertigini, stordimento, nausea
  • Difficoltà di respirazione (dispnea)
  • Formicolio o intorpidimento alle mani, al viso, ai piedi o alla bocca
  • Rossore al viso e al petto o brividi
  • Sensazioni di sogno o distorsione percettiva (derealizzazione)
  • Dissociazione, la percezione che non si è connessi al corpo o perfino che si è disconnessi dal tempo e dallo spazio (depersonalizzazione)
  • Terrore, una sensazione che qualcosa di inimmaginabilmente orribile sta per succedere e si è impotenti per prevenirlo
  • Paura di perdere il controllo e fare qualcosa di imbarazzante o di diventare matti
  • Paura di morire
  • Sensazione di morte imminente
  • Tremori fini o a scatti
  • Pianto
  • Sensazioni di rivissuto (deja-vu)

Un attacco di panico tipicamente dura dai 2 agli 8 minuti ed è una delle condizioni più stressanti di cui una persona può avere esperienza nella vita.

I vari sintomi di un attacco di panico possono essere compresi come segue. Per primo arriva l'improvviso inizio di una paura con poco o nessuno stimolo. Questo porta al rilascio di adrenalina (epinefrina) che causa la cosiddetta risposta “attacca o fuggi”, per cui il corpo si prepara un'attività fisica importante. Questo porta a sua volta ad una frequenza cardiaca accresciuta (tachicardia), respirazione rapida (iperventilazione) e sudorazione (che aumenta la presa e aiuta la perdita di calore). Siccome l'attività vigorosa succede raramente, l'iperventilazione porta ad abbassare i livelli di anidride carbonica nei polmoni e quindi nel sangue. Questo porta al cambiamento di pH del sangue che a sua volta porta a tanti altri sintomi, come formicolio o intorpidimento, vertigini e stordimento. Da parte di qualcuno è anche possibile sentire di non essere in grado di trattenere l'aria che respira, e di conseguenza cominciare a respirare più profondamente: anche questo fa decrescere i livelli di anidride carbonica nel sangue.

Chiunque si iperventila per un breve periodo di tempo può mostrare questi sintomi. Per le persone sofferenti di attacchi di panico che sanno questo, questi sintomi sono visti spesso come prova ulteriore di quanto sia seria la loro condizione. Un circolo vizioso di rilascio di adrenalina alimenta e peggiora i sintomi fisici e lo stress psicologico.

[modifica] Fobie provocate

Le persone che hanno avuto un attacco di panico, per esempio mentre guidavano, facendo shopping in un negozio affollato o stando in ascensore, possono sviluppare paure irrazionali, chiamate fobie, riguardo le situazioni e cominciare ad evitarle. Alla fine, lo schema di evitamento e il livello di ansia riguardo un altro attacco possono raggiungere il punto in cui individui con disturbo di panico possono essere incapaci di guidare o perfino di mettere un piede fuori casa. A questo stadio, si dice che la persona ha un disturbo di panico con agorafobia. Quindi il disturbo di panico può avere un serio impatto sulla vita quotidiana di una persona come altre patologie più gravi.

[modifica] Occorrenza

Il disturbo di panico negli Stati Uniti è un problema grave. Si stima che l'1,6% della popolazione americana soffre di disturbo di panico. Tipicamente colpisce nella prima età adulta; all'incirca la metà di tutti coloro che soffrono di disturbo di panico sviluppano la condizione prima dei 24 anni, con le donne in numero doppio rispetto agli uomini.

Il disturbo di panico può continuare per mesi o anni, a seconda di come e quando si cerca la cura. Se viene lasciato non curato può peggiorare fino al punto in cui la vita della persona è influenzata gravemente dagli attacchi di panico e dai tentavi di evitarli o di nasconderli. Di fatto, molte persone hanno avuto problemi con gli amici e la famiglia o con la perdita del lavoro mentre si affannavano a lottare con il disturbo di panico. Di solito non passa a meno che la persona riceva cure progettate specificatamente per aiutare persone con il disturbo di panico.

Per le persone che cercano cure efficaci dall'esordio del disturbo, la maggior parte dei sintomi può scomparire in poche settimane, con nessun effetto negativo permanente dopo che la cura è completata.

Si calcola che almeno due soggetti su tre affetti dalla sindrome di Tourette soffrano anche di attacchi di panico[1].

[modifica] La cura

Il disturbo di panico è reale e potenzialmente debilitante, ma può essere controllato con cure specifiche. A causa dei sintomi che accompagnano il disturbo di panico, può essere scambiato erroneamente per una cardiopatia o altre malattie mediche pericolose. Questo malinteso spesso aggrava o scatena attacchi futuri nelle persone disinformate. Spesso le persone vanno al pronto soccorso quando hanno un attacco di panico e possono essere fatti test medici completi per escludere queste altre condizioni di salute.

Altri spesso cercano di rassicurare le persone che hanno un attacco di panico che non sono in un grande pericolo. Espressioni del tipo “niente di serio”, “tutto nella tua testa” o “niente di cui preoccuparsi” possono dare l'impressione che non vi è alcun problema reale e che la cura non sia possibile oppure non sia necessaria. Comunque, mentre i sintomi e la serietà del disturbo di panico è molto reale, la sensazione del panico o del morire che accompagnano molti attacchi di panico sono esagerate. Una notizia importante che molti medici danno a chi soffre di disturbo di panico è che mentre il corpo è sotto l'effetto di un attacco, non si è in pericolo di vita (a parte le reazioni supplementari come fare un incidente con la macchina, correre in mezzo al traffico, suicidarsi, ecc.). Dunque se chi soffre di disturbo di panico può anticipare un attacco e trovare un posto sicuro dove sfogare la crisi, vi sono pochi rischi immediati.

La cura per il disturbo di panico include farmaci e la psicoterapia. Spesso sono risultate più idonee terapie brevi o terapie orientate alla soluzione dei sintomi (fra cui psicoterapie cognitive e cognitivo-comportamentali che insegnano come vedere differentemente gli attacchi di panico e mostrano come ridurre l'ansia e psicoterapie "ericksoniane" che sono in grado di agire in alcuni casi più rapidamente). Cure appropriate da un professionista esperto possono ridurre o prevenire gli attacchi di panico nel 70-90% di persone con disturbo di panico. La maggior parte dei pazienti mostrano un significativo progresso dopo poche settimane di terapia. Possono capitare delle ricadute, ma spesso tali ricadute possono essere efficacemente curate proprio come l'episodio iniziale.

Il 95% di pazienti che cercano una cura attivamente guariscono quasi completamente entro 10-20 settimane dai sintomi più gravi degli attacchi di panico, ma un miglioramento significativo può essere già visto nelle prime settimane di terapia in molti casi. A volte coloro i quali soffrono di disturbo di panico sviluppano agorafobia: le situazioni sociali possono scatenare attacchi e guidare può risultare impossibile. Questo può essere uno degli effetti collaterali più dannosi del disturbo di panico, in quanto può impedire ai malati di cercare la cura in prima battuta.

I farmaci possono essere usati per interrompere la connessione psicologica tra una fobia specifica e gli attacchi di panico, riducendo la frequenza di attacchi di panico nel futuro. I farmaci possono includere antidepressivi (SSRI, MAOI, ecc.) presi ogni giorno, o ansiolitici (benzodiazepine, per esempio: Valium, Xanax, ecc.) durante o in previsione degli attacchi di panico. L'esposizione allo stimolo fobico diverse volte, senza che risulti un attacco di panico (a causa dei farmaci) riesce spesso a rompere lo schema fobia-panico, permettendo alle persone di riprendere il funzionamento normale gradualmente anche in assenza di farmaci. Comunque per le fobie meno importanti che si sviluppano come risultato dell'attacco di panico, se prese per tempo, possono essere eliminate tramite una terapia adeguata (come la cognitivo comportamentale).

Oltre a tutto il resto, le persone che soffrono di disturbo di panico, possono avere bisogno di cure per altri problemi. La depressione clinica viene spesso associata con il disturbo di panico, così come l'alcolismo e l'abuso di sostanze. Circa il 30% delle persone che soffrono di disturbo di panico fanno uso di alcol e il 17% fanno uso di sostanze come cocaina o marijuana per alleviare l'angoscia e lo stress causati dalla propria condizione. Uno studio ha anche suggerito che i tentativi di suicidio potrebbero essere più frequenti nelle persone che soffrono di disturbo di panico, sebbene questo studio rimanga controverso. Come per molti altri disturbi, avere una struttura di supporto o una famiglia e amici che capiscono la situazione può aiutare ad aumentare la rapidità di guarigione. Durante l'attacco non è inusuale per il malato sviluppare una paura immediata e irrazionale, che può spesso essere dispersa da un sostenitore che conosce la situazione. Per una cura più seria e attiva ci sono gruppi di supporto per i malati d'ansia che possono aiutare le persone a capire e affrontare il disturbo.

Altre forme di trattamento includono il tenere un diario, in cui il paziente annota le sue attività ed emozioni giorno per giorno in un registro per trovare e affrontare il suo stress personale, e gli esercizi di respirazione. Attività anti-stress come il tai-chi, lo yoga e l'esercizio fisico possono anche aiutare a migliorare le cause del disturbo di panico.

[modifica] Cause

Spesso i primi attacchi sono scatenati da una malattia fisica, uno stress severo o alcuni farmaci. Alcune persone che tendono a prendersi troppe responsabilità possono sviluppare la tendenza a soffrire di attacchi di panico. Anche i pazienti con DPTS mostrano una maggiore frequenza di disturbo di panico rispetto alla popolazione generale. Le cause esatte del disturbo da panico sono ignote e sono soggette ad una intensa ricerca scientifica.

Studi condotti su animali ed umani si sono concentrati nel localizzare le aree specifiche del cervello che sono coinvolte nei disturbi di ansia come il disturbo di panico. La paura, un'emozione che si è evoluta per affrontare il pericolo, causa un'automatica, rapida risposta protettiva, che avviene senza il bisogno di pensiero cosciente. È stato scoperto che la risposta di paura è coordinata da una piccola ma complicata struttura all'interno del cervello, chiamata amigdala.

Anche l'ipoglicemia può causare attacchi di panico. In questa condizione i recettori dell'insulina non rispondono in maniera appropriata all'insulina, interferendo con il trasporto di glucosio attraverso le membrane delle cellule. Il cervello dipende da un rifornimento sostenuto di glucosio, la sua unica fonte di energia. Quando si verifica una caduta improvvisa dei livelli di zucchero nel sangue, il cervello manda un segnale ormonale alle ghiandole adrenergiche per produrre adrenalina. Questo ormone agisce innalzando il livello di zuccheri nel sangue convertendo il glicogeno in glucosio, perciò prevenendo la mancanza di energia al cervello, ma è anche un ormone del panico che è responsabile degli attacchi di paura.

[modifica] Collegamenti esterni

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Psicoanalisi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Psicoanalisi, termine coniato nel XX secolo unendo le parole psico e analisi (sul modello tedesco di psychoanalyse), definisce una particolare teoria psicologica che propone un modello di funzionamento della mente e dei processi psichici dell'uomo da un punto di vista dinamico, con particolare enfasi sull'inconscio, i sogni e la sessualità infantile; è usato anche per indicare il metodo terapeutico che in quella teoria ha le sue basi, appunto il metodo psicoanalitico. Fondatore di questa disciplina è stato Sigmund Freud.

La psicoanalisi si pone come scopo precipuo quello di individuare le cause delle nevrosi non in rapporto a specifici fatti traumatici accaduti in un passato più o meno remoto, ma in funzione di una possibile e complessiva distorsione della personalità conseguente ad un disarmonico sviluppo dell'istinto. Oltre che un metodo di cura, la psicoanalisi è anche una metapsicologia, ovvero una teoria del funzionamento della mente umana.

Sotto diversi aspetti la psicoanalisi - che nel corso del XX secolo si è sviluppata e modificata con il contributo di studiosi di diversa nazionalità - ha molto contribuito, assieme alla filosofia moderna, alla formazione del pensiero dell'uomo, analizzandone i sogni, gli istinti e le pulsioni sessuali, le modalità relazionali come i lapsus e gli atti mancati.

Poiché studia il contenuto conscio ed inconscio dei pensieri dell'essere umano, e il rapporto che esso ha con l'immaginazione e la creatività fantastica, la psicoanalisi può confinare - nell'immaginario collettivo - con un certo tipo di magia di influenzamento, che in terminologia scientifica si chiama fantasia di onnipotenza.

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Gli inizi della psicoanalisi

Poche altre imprese culturali hanno avuto la stessa straordinaria fortuna della psicoanalisi. A seguito dell'opera di Sigmund Freud, nella cultura occidentale si è diffusa per la prima volta la teoria che spiega, attraverso l’interpretazione di osservazioni non sistematiche e argomentazioni pseudo-scientifiche, le zone più recondite dell'animo umano. Freud privilegiò come terreno d'indagine quelle che apparivano come le componenti più irrazionali della personalità umana: i lapsus e gli atti mancati, il sogno e sintomi vari di natura psichiatrica. Fu lui ad attribuirne l’origine nei ricordi dell'infanzia e soprattutto in un oscuro “serbatoio degli istinti” che chiamò ”inconscio”, una parte di mente presente nel soggetto, al di fuori della sua mente cosciente.

La nuova “scienza” nacque alla fine del XIX secolo con lo scopo di spiegare e curare particolari disturbi nevrotici, come i disturbi isterici, di cui la medicina dell’epoca stava cercando una causa obiettivamente dimostrabile nell’ambito della neurologia nonché terapie efficaci. Di fronte al sostanziale fallimento anche della psicoanalisi come terapia, Freud sviluppò la teoria delle “resistenze”, ridefinendo sistematicamente come tali le contestazioni che la persona (paziente o allievo) opponeva alle sue interpretazioni. L’accettazione da parte del soggetto delle interpretazioni freudiane veniva quindi considerata un passaggio dei contenuti inco