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| Grazie a http://www.lila.it/sedi_centralini.htm |
| Sabato 1 dicembre 2007 dalle ore 22 in
occasione della giornata mondiale contro l'AIDS il circolino basso della
Malpensata con la cooperativa D. Paci e F:dell'Orto organizzano
distribuzione gratis di profilattici e materiale informativo. INFO AIDS Il profilattico - consigli per l'uso Il profilattico è un mezzo efficace di prevenzione dall’Hiv e dalle Malattie Sessualmente Trasmissibili in genere la lunghezza, il diametro, lo spessore e altre caratteristiche cambiano secondo la marca e il tipo: provane diversi per scegliere quello a te più congeniale portalo sempre con te: nonostante sia venduto ovunque, non lo trovi mai quando serve! non conservarlo vicino ad oggetti taglienti e fonti di calore (portafoglio, cruscotto dell’auto) controlla sempre la data di scadenza sulla confezione utilizzalo fin dall’inizio del rapporto: il coito interrotto non protegge dal virus Hiv apri con cura la confezione senza utilizzare oggetti taglienti: ricorda che il preservativo si può rompere se lo graffi con le unghie o con gli anelli quando lo srotoli stringi il serbatoio tra il pollice e l’indice in modo da togliere l’aria se fai uso di lubrificanti, accertati che siano a base d’acqua e non d’olio, perchè rischieresti di danneggiare il preservativo, procurandone la rottura ogni preservativo si usa una volta sola e con una sola persona. Anche dopo un rapporto anale è importante cambiarlo perchè non c’è solo il pericolo dell’Hiv, ma germi e batteri presenti nell’ano possono infettare la vagina al termine del rapporto va trattenuto con le dita affinché non si sfili e non rimanga all’interno il lattice non è un materiale biodegradabile: dopo l’uso gettalo nei rifiuti, non per strada o nel wc Sangue, sperma e secrezioni vaginali possono trasmettere il virus se, attraverso ferite o microlacerazioni (anche non visibili ad occhio nudo), entrano in circolo nel sangue. Pertanto usalo sin dall’inizio del rapporto nei rapporti penetrativi di tipo anale o vaginale. Nei rapporti orali: la fellatio, comportamento sessuale caratterizzato dalla stimolazione orale del pene (pompino), è considerato a rischio. Una persona sieropositiva che pratica la fellatio a una persona sieronegativa non rischia di trasmettere l'infezione. Il rischio si corre quando la persona cui è praticata la fellatio è sieropositiva. Sulla possibilità di trasmissione dell'HIV attraverso la fellatio vi è comunque un dibattito tra chi considera questa pratica a rischio di trasmissione dell'HIV e chi sostiene che la possibilità è solo teorica (plausibilità biologica). È comunque consigliabile praticare la fellatio con il preservativo, ma nel caso non lo si utilizzi è necessario evitare lo sperma in bocca. In caso di rapporti oro-genitali rivolti a donna (bocca-vagina) il profilattico può essere tagliato e utilizzato come una barriera. Il profilattico deve essere usato anche su oggetti utilizzati per la penetrazione se usati in comune tra più persone: in alternativa è anche possibile disinfettare l’oggetto tra un utilizzo e l’altro Se sei sieropositiva/o è importante tutelarsi dalla reinfezione: avere rapporti non protetti con partner sieropositivi ti espone al rischio di venire a contatto con ceppi di virus diversi dal tuo, e ciò potrebbe accelerare il decorso verso la malattia Lila Helpline - Giorno per giorno, i numeri Lila che puoi chiamare per ricevere informazioni, ascolto e orientamento ai servizi, nel rispetto dell'anonimato. LILA - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids - ONLUS top |
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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Test_HIV Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Test_HIV&action=history Test HIVDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il test HIV è comunemente conosciuto come "test dell'AIDS". Si tratta, tuttavia, di una dicitura impropria, poiché questo test indica se una persona sia infetta da HIV e non se la stessa sia malata di AIDS. Ricordiamo, infatti, che l'AIDS rappresenta solo la fase terminale dell'infezione da HIV.
Il test ELISA, ossia il comune test HIV [modifica]Il test comunemente utilizzato come test HIV è il test "HIV Ab" che rivela la presenza nel sangue di anticorpi "anti-HIV", cioè prodotti dall'organismo per contrastare il virus, i quali sono indicati con la sigla "HIV ab" (dove Ab sta per Antibody, ovvero anticorpo). Poiché il test HIV Ab, spesso, viene eseguito con il metodo ELISA, esso viene comunemente indicato come "test ELISA". Precisamente, quando si parla di test ELISA riferendosi al comune test dell'HIV, ci si riferisce al test che ricerca nel sangue anticorpi diretti contro gli antigeni gp41 e gp120 per l'HIV-1, gp36 e gp105 per l'HIV-2. Tali antigeni sono delle glicoproteine presenti nell' envelope del virus, cioè nella sua parte esterna.
Quando può essere eseguito [modifica]Questo test non può essere eseguito subito dopo il possibile contagio.
Il periodo finestra [modifica]Infatti, quando il virus
HIV dell'AIDS
penetra nell'organismo, gli anticorpi anti-HIV non si formano subito:
esiste il cosiddetto periodo finestra, periodo durante il quale si è stati
contagiati e si può anche contagiare qualcun altro, ma non è ancora
avvenuta la
sieroconversione, ossia non si è ancora diventati
sieropositivi, ossia non si sono ancora formati gli anticorpi
specifici anti-HIV.
Durata del periodo finestra [modifica]Il periodo finestra dura mediamente:
ma può durare fino a 6 mesi, anche se, nella stragrande maggioranza dei casi dura meno di 3 mesi. Affinché il risultato del test possa essere considerato definitivo, bisogna tener conto della durata massima possibile; ecco perché il risultato è considerato definitivo dopo 6 mesi dall'evento a rischio, consultare per esempio la FAQ del Ministero della Salute (trascorsi questi 6 mesi, si sono sicuramente formati gli anticorpi specifici). Il test può essere effettuato anche dopo 3 mesi ma, in tal caso, l'attendibilità di un risultato negativo non è unanimemente considerata del 100%. (Molti parlano di test definitivo a 3 mesi, tuttavia, gli stessi sostengono che se l'esposizione al virus è avvenuta con una persona "certamente" sieropositiva, occorre ripetere solo per precauzione il test a 6 mesi).
Sequenza dei test e risultato definitivo [modifica]
(Aggiungiamo che, se si sono avuti già in precedenza dei comportamenti a rischio, viene consigliato anche un test subito dopo il comportamento a rischio in questione, cioè senza aspettare un mese o 3 mesi, per stabilire se si era sieropositivi già in partenza). Comunque, un risultato positivo del test ELISA necessita di un test di conferma, noto come test Western Blot, per una diagnosi con assoluta certezza. In sintesi, si ritiene quanto segue: - un test ELISA negativo, dopo 6 mesi dall'ultimo evento a rischio, indica definitivamente che non è avvenuto il contagio - un test ELISA positivo, confermato successivamente da un test Western Blot positivo, indica definitivamente che è avvenuto il contagio Al posto del test ELISA, si possono effettuare il test ELFA o il test MEIA, i quali hanno la stessa affidabilità. Inoltre, il test ELISA presenta alcune sottovarianti e spesso viene chiamato anche "test EIA" a seconda dell'acronimo utilizzato: Enzime Linked Immuno Sorbent Assay oppure Enzime-Linked Immunosorbent Assay.
Dove può essere eseguito [modifica]Il test ELISA, eseguito privatamente, ha un costo modesto che si aggira sui 15-20 euro, ma, come prevede la legge 135/'90, presso alcune strutture pubbliche può essere effettuato gratuitamente, anonimamente e senza impegnativa del medico. In ogni caso, anche quando il test non è anonimo, è strettamente confidenziale, cioè il nome non viene pubblicizzato in alcun modo. Inoltre, questo test è diffusissimo e un qualunque grosso centro di analisi, non necessariamente specializzato in infettivologia, consente di effettuarlo (mentre per altri test più sofisticati, come la PCR, tipicamente, occorrono strutture specializzate). Precisamente, il test può essere eseguito: - nelle strutture pubbliche e private dove si effettuano prelievi - nei Reparti Malattie Infettive degli Ospedali pubblici, anche senza impegnativa del medico - nei Centri di cura delle M.S.T. (Malattie Sessualmente Trasmissibili), dove, spesso, non viene richiesta l'impegnativa del medico Per suggerimenti su dove andare, nel proprio luogo di residenza, per effettuare un test HIV, consultare le seguenti pagine web: - Polo Informativo HIV: Centri Test Italiani oppure contattare, per esempio: - il Telefono Verde AIDS dell'Istituto Superiore di Sanità - le sedi locali della LILA: Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids - le sedi locali dell'ANLAIDS: Associazione Nazionale per la lotta contro l’AIDS
Test per la diagnosi precoce [modifica]In realtà, si deve precisare che, a patto di ricorrere ad altri test, non occorre necessariamente aspettare 3-6 mesi. A parte quanto detto in precedenza sul fatto che un test ELISA, già dopo un mese-un mese e mezzo, può dare delle indicazioni, ecco altri test, indicati spesso come "test per la diagnosi precoce" (anche se, con la progressiva diminuzione della durata media del periodo finestra con i test ELISA di nuova generazione, questa definizione diventa sempre meno indicata):
Test dell'antigene p24 [modifica]Il test dell'antigene p24, ricerca nel sangue tale antigene, il quale è una proteina presente nel core del virus HIV-1, cioè nella sua parte interna; la presenza di questa proteina nel sangue è indice di una elevata replicazione virale ed è rilevabile nel periodo immediatamente successivo al contagio (e nelle fasi avanzate della malattia); questo test può essere effettuato 2-6 settimane dopo il possibile contagio, poiché successivamente potrebbe anche negativizzarsi; mediamente diventa positivo dopo 16 giorni dal contagio, fonte 2. È da precisare però che, anche nel periodo indicato, la positività di questo test è frequente ma non certa, di conseguenza un suo risultato negativo non ha un valore definitivo ed occorre comunque effettuare il test ELISA dopo 3-6 mesi. C'è inoltre da precisare che questo test è relativo solo all'HIV-1 e non all'HIV-2. Tuttavia, è anche da ricordare che l'HIV-2, a causa della sua minore contagiosità, risulta diffuso solo in Africa occidentale, pertanto la sua presenza in Italia è ridotta a casi isolati.
Test di tipo NAT, in particolare, test della PCR qualitativa [modifica]Ci sono dei test, noti con l'acronimo NAT (Nucleic Acid Test), in grado di evidenziare direttamente la presenza di materiale genetico del virus, come HIV-RNA o HIV-DNA, nel sangue, mediante tecniche in grado di moltiplicare (amplificare) anche quantità estremamente piccole di tale materiale per poi identificarlo e quantificarlo. Una di queste tecniche, usata molto spesso, è nota come PCR (Polymerase Chain Reaction o reazione a catena della polimerasi). Esistono due tipi di test PCR per l'HIV: la PCR quantitativa, per misurare la viremia o carica virale, cioè per misurare quante copie virali ci sono nell'unità di volume di sangue, e la PCR qualitativa che, invece, si limita soltanto a rilevare la presenza del materiale genetico del virus. Anche se quest'ultimo test, rispetto al primo, non opera una quantificazione, in caso di possibile esposizione all'HIV, per stabilire se sia avvenuto il contagio, si preferisce utilizzare la PCR qualitativa, poiché quella quantitativa, a volte, dà luogo a false positività, per cui è meglio utilizzarla solo in caso di contagio già precedentemente accertato. Occorre inoltre notare che, mentre con la PCR qualitativa si può identificare o l'HIV-DNA provirale o HIV-RNA virale, la PCR quantitativa determina il numero di copie per unità di volume di HIV-RNA. Secondo i CDC di Atlanta e secondo la FDA, con la PCR qualitativa, ed in generale con i test di tipo NAT, la durata media del periodo finestra si riduce a 12 giorni, fonti 1 2. Inoltre, secondo quanto si ritiene, un risultato negativo della PCR qualitativa dopo 28 giorni ha un'attendibilità superiore al 99% ed è considerato dalla grande maggioranza dei medici già attendibile molto prima (15-20 giorni dopo l'evento a rischio). Tuttavia, SOLO PER PRECAUZIONE, si consiglia ugualmente il test ELISA dopo 3-6 mesi. E' da precisare che la PCR per HIV-1 e la PCR per HIV-2 necessitano di primer distinti.
Test combinati [modifica]Per la diagnosi precoce vengono spesso utilizzati test combinati HIV Ab-p24 o HIV Ab-PCR o, meglio ancora, HIV Ab-p24-PCR. Un test HIV Ab-p24-PCR ha un costo di 150-200 euro (o più), costo legato essenzialmente alla PCR, però, in base a quanto detto poc'anzi, un suo risultato negativo dopo 28 giorni dall'evento a rischio fornisce praticamente una certezza quasi assoluta di non avvenuto contagio. Tuttavia, anche in questo caso, SOLO PER PRECAUZIONE, si consiglia ugualmente il test ELISA dopo 3-6 mesi.
Altre informazioni [modifica]
In realtà, anche il test per la ricerca dell'antigene p24, tipicamente, è un test ELISA, quindi un test combinato di questo tipo non è altro un test ELISA che cerca sia anticorpi anti-HIV, sia l'antigene p24.
Test di controllo da eseguire periodicamente nei casi di contagio già precedentemente accertato [modifica]Una volta che sia stato accertato il contagio, la persona HIV+ deve monitorare nel tempo le proprie condizioni. Per valutare l'evoluzione della malattia e l'efficacia della terapia adottata, in particolare, sono due i test da affiancare, eseguendoli periodicamente: la determinazione della carica virale nel sangue e la conta dei linfociti CD4; se la carica virale scende e la conta dei CD4 sale, allora significa che la terapia adottata si sta rivelando efficace. Altri importanti test sono i test di resistenza, che valutano a quali farmaci sono divenuti resistenti i ceppi di HIV presenti nell'organismo e, quindi, servono a stabilire quale terapia adottare successivamente.
Determinazione della carica virale nel sangue, con la PCR quantitativa o altri test di tipo NAT [modifica]La carica virale nel sangue o viremia è il numero di copie virali presenti nell'unità di volume di sangue. Tipicamente, questo valore viene espresso in numero di copie per ml (millilitro) di sangue. I test, tutti di tipo NAT, usati per la misura della viremia sono: - la PCR quantitativa, o Q-PCR (Quantitative Polymerase Chain Reaction), usata molto frequentemente che, come già detto in precedenza, quantifica l'HIV-RNA - il test bDNA (branched-chain DNA) - il test NASBA (Nucleid Acid Sequence-Based Amplification) Essi, consentono di misurare valori di viremia compresi tra qualche decina di copie per ml ed un milione di copie. Se il valore di viremia, pur non essendo nullo, è al di sotto di tale intervallo, per cui questi test non sono in grado di misurarlo, si dice che la viremia non è rilevabile. Valori di viremia non rilevabili si riscontrano, di solito, in pazienti trattati con la HAART (Highly Active Antiretroviral Therapy); valori di viremia dell'ordine delle centinaia di migliaia di copie per ml si riscontrano spesso durante la sindrome similmononucleosica che corrisponde alla infezione acuta primaria, la prima fase dell'infezione da HIV che si manifesta nelle prime settimane successive al contagio.
Carica virale in forma logaritmica [modifica]Risulta evidente che i valori della carica virale del sangue possono oscillare di molti ordini di grandezza. Per ridurre tali oscillazioni, rendendo più agevole la lettura del valore ottenuto, spesso si utilizza la carica virale in forma logaritmica (Log Viral Load), che è il logaritmo in base 10 del valore di carica virale. Per esempio, se la carica virale è 100 copie/ml, la Log Viral Load vale 2; se la carica virale è 1.000.000 copie/ml, la Log Viral Load vale 6.
La conta dei linfociti CD4 [modifica]I linfociti CD4 sono particolari linfociti T. La conta dei linfociti CD4 è la determinazione del numero di linfociti CD4 presenti nell'unità di volume di sangue. Tipicamente, questo valore viene espresso in numero di linfociti CD4 per µl (microlitro) di sangue. Le persone non infette da HIV presentano un numero di linfociti CD4 per µl di sangue uguale mediamente a 1100. Nelle persone con infezione da HIV tale valore può calare drammaticamente, provocando la possibile comparsa delle infezioni opportunistiche, dalle quali, con un numero ridotto di linfociti CD4, l'organismo non è più in grado di difendersi. Quando il valore della conta dei CD4 scende al di sotto di 200, è raccomandato l'inizio della profilassi contro alcune di tali infezioni. Oltre al valore "assoluto" dei linfociti CD4, è importante controllare la percentuale di linfociti CD4 rispetto a tutti i linfociti T, quindi il rapporto tra numero di linfociti T CD4 e numero di linfociti T CD8. Nelle persone non infette, il valore di questo rapporto oscilla tra 1 e 2, mentre in quelle infette esso può scendere molto al di sotto di 1.
Collegamenti esterni [modifica]Altre informazioni sui test, sono disponibili ai seguenti collegamenti esterni:
in italiano [modifica]
in inglese [modifica]
Voci correlate [modifica] |
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AIDS è l'acronimo di Acquired Immune Deficiency Syndrome o, in italiano, sindrome da immunodeficienza acquisita e con esso si definisce la sindrome in cui si riscontra un insieme di manifestazioni dovute alla deplezione di linfociti T. In queste manifestazioni sono comprese infezioni da microrganismi rari o non patogeni ed insorgenza di tumori sia comuni nella popolazione generale sia caratteristici delle persone immunocompromesse sia peculiari di chi presenta tale sindrome. L'AIDS è causata dal virus HIV. Il Fiocco rosso è il simbolo universale della solidarietà verso le persone sieropositive e quelle che convivono con l'AIDS. La sindrome è, allo stato attuale delle cose, curabile con numerosi farmaci ma ancora non guaribile, nel senso che non è possibile eradicare totalmente il virus dall'ospite. Le terapie odierne, di gran lunga meglio tollerate di quelle usate al momento dell'emergenza dei primi anni '80, riescono ad abbassare la viremia (quantità di virus presente nel sangue) a livelli bassissimi o non rilevabili consentendo la rigenerazione dei linfociti e la prosecuzione di una vita esente dalle malattie opportunistiche che normalmente si presentano nelle persone non curate. L'andamento clinico-patologico della sindrome è estremamente variabile tra gli individui per il fatto che la progressione dell'infezione dipende da fattori genetici sia del virus (Campbell et al., 2004; Campbell et al., 2005; Senkaali et al., 2005) che dell'ospite (Clerici et al., 1996; Morgan et al., 2002a; Tang et al., 2003) che dalle condizioni igieniche e dalle co-infezioni (Morgan et al., 2002b; Lawn et al., 2004). Esiste un unico caso documentato in Italia, a Roma, di soggetto immune (vedi in seguito). Nei paesi in cui le costose cure antiretrovirali e le cure per le infezioni opportunistiche e neoplastiche sono maggiormente disponibili, o come in Italia pagate dal SSN, la mortalità dell'AIDS è di molto ridotta (Palella et al., 1998), bilanciata però dai problemi causati dagli effetti collaterali (Montessori et al., 2004) dallo sviluppo di resistenza ai farmaci, dalla scarsa aderenza ai regimi terapeutici prescritti. [modifica] EpidemiologiaUn confronto internazionale, 2005 Mappa dell'Africa colorata in base all'incidenza della percentuale di sieropositivi adulti (età 15-49) Si pensa che la sindrome sia originata nell'Africa sub-sahariana (Gao et al., 1999) per mutazione di un retrovirus animale, forse della scimmia, che nel XX secolo fu trasmesso alla popolazione umana diventando poi una epidemia globale. La UNAIDS e il WHO stimano 25 milioni di morti dalla scoperta della sindrome, il che ne ha fatto una delle più terribili epidemie della storia. Nel solo 2005 sono stati stimati circa 3,1 milioni di morti di cui 570.000 bambini. Globalmente, un numero compreso tra 36,7 e 45,3 milioni di persone vive con l'HIV (fonte UNAIDS, 2005). Nel 2005, un numero compreso tra 4,3 e 6,6 milioni di persone è stato infettato e un numero compreso tra 2,8 e 3,6 milioni di persone è morto per l'AIDS, un incremento dal 2004 e il numero più alto dal 1981. Il più recente report di valutazione del World Bank's Operations Evaluation Department valuta l'efficacia dell'assistenza offerta dalla Banca Mondiale agli stati in termini di definizione delle strategie, lavoro analitico e prestiti con l'esplicito obiettivo di ridurre l'impatto epidemico dell'AIDS. Questa è la prima valutazione generale dell'aiuto della Banca Mondiale alle nazioni, dall'inizio dell'epidemia di HIV/AIDS fino a metà del 2004. Trattando di implementazioni di programmi governativi per i governi, il rapporto fornisce indicazioni su come i programmi nazionali per la lotta all'AIDS possono essere resi più efficaci. Nei paesi dell'Africa Sub Sahariana vi sono circa 25-28 milioni di persone infette da HIV, più del 60% di tutta la popolazione e più dei tre quarti delle donne. In America latina e nell'area caraibica, nello scorso anno, vi sono state circa 2.000 infezioni che hanno portato il numero di sieropositivi a circa 2 milioni. Con i suoi 100.000 morti tale area è quella che è stata più colpita dopo l'Africa Sub Sahariana. In medio oriente ed in Nord Africa, ad eccezione del Sudan, tutta l'area presenta una prevalenza di HIV bassa. Attualmente vi sono circa 600.000 infetti dal virus (compresi i 55.000 che si sono aggiunti lo scorso anno) e nel 2003 l'AIDS ha ucciso circa 45.000 persone. Nei paesi dell'Europa dell'Est e dell'Asia Centrale l'epidemia è in espansione con 1,3 milioni di persone sieropositive contro le 160.000 del 1995.
[modifica] PatogenesiCiò che l'infezione virale
provoca è la comparsa di uno stato infiammatorio cronico che si risolve in
un deficit funzionale e quantitativo del sistema immunitario. Sebbene una
risposta immune particolarmente forte può essere utile per controllare la
replicazione virale, il mantenimento di un tale stato nel corso del tempo
può portare a progressivo esaurimento e deplezione cellulare.
Attualmente si ritiene che tutti questi fenomeni non abbiano una base univoca ma multifattoriale:
(TCR) con conseguente aggregazione dei CD4 e scatenamento del fenomeno apoptotico. Nella genesi di questo fenomeno, tuttavia, sono coinvolti altri fattori. Varie proteine virali, env, vpr, nef, vpu e tat hanno dimostrato di indurre apoptosi in linfociti T non infetti sebbene tra essa si ritenga che in vivo l'azione più importante venga svolta da env. Anche l'attivazione del recettore CXCR4 riveste una certa importanza in quanto esso è in grado di indurre una cascata molecolare apoptotica indipendente da Fas. Altri studi, inoltre, hanno dimostrato che l'attivazione di CXCR4 è un evento importante nello sviluppo dell'apoptosi sia dei linfociti CD4+ che CD8+.
In corso di infezione da HIV vengono a crearsi due compartimenti virologici distinti ma comunicanti:
Se il compartimento attivo gioca un ruolo importante nel danneggiare il sistema immunitario, quello di latenza è il principale responsabile della mancata eradicazione del virus dall'organismo. I reservoir di HIV vengono
suddivisi in cellulari ed anatomici. Dei reservoir anatomici fanno parte, invece, il sistema nervoso centrale ed i testicoli (sebbene altri compartimenti dell'organismo siano sopettati di avere una funzione simile). Le cellule follicolari dendritiche sembrano avere un ruolo importante, almeno nelle prime fasi dell'infezione, a causa della loro funzione di presentazione dell'antigene, nel portare il virus a contatto con gli organi linfoidi o i linfociti CD4+. Oltre a ciò si è visto che sono capaci di trattenere sulla loro superficie un elevato quantitativo di virioni. Tuttavia in corso di terapia antiretrovirale tale numero si riduce drasticamente a tal punto che qualche autore sostiene che esse, in corso di terapia antiretrovirale efficace, perdano la loro funzione di reservoir o, al massimo, che diventi di secondo piano. È da notare, tuttavia, che tale conclusione non è unanimemente condivisa. I linfociti CD4+ quiescenti possono essere infettati da HIV anche se le modalità di questo fenomeno non sono ancora chiare. I linfociti quiescenti vengono sottoposti a maturazione nel timo e da lì emergono rimanendo in uno stato latente fino all'incontro con l'antigene. Si ritiene che l'infezione col virus possa avvenire o nello stadio immaturo all'interno del timo (organo nel quale il virus è stato rintracciato) o nello stadio di quiescenza una volta completata la maturazione. In tal caso si ritiene che a causa dello stato di quiete della cellula il genoma virale si trovi nella forma non integrata. Un'altra ipotesi sostiene che il virus infetti linfociti attivi i quali, una volta concluso il loro stato di attività, possono andare incontro ad uno stato di latenza, ammesso che siano riusciti a sopravvivere. In tal caso il genoma virale si trova nella forma integrata anche se non si ha produzione di virioni. I monociti/macrofagi sono un compartimento sottoposto ad un infezione cronica e produttiva da parte di HIV, essendo poco sensibili agli effetti citopatici del virus. La continua produzione virale e la capacità dei monociti di veicolare il virus in quasi tutto l'organismo rendono tale compartimento il più importante nel mantenimento dell'infezione. È noto,inoltre, che i monociti/macrofagi sono la principale fonte di virus in caso di interruzione o fallimento della terapia antiretrovirale. È noto che HIV si può ritrovare nel sistema nervoso centrale di individui infetti. Da alcuni dati si ipotizza che la penetrazione del virus possa avvenire in tempi molto precoci dopo l'ingresso nell'organismo. Nel sistema nervoso centrale l'infezione virale è limitata ai macrofagi ed alle cellule della microglia mentre gli altri tipi cellulari non sembrano essere coinvolti (tranne gli astrociti la cui infezione, come si è affermato precedentemente, non è produttiva). L'assoluta particolarità del sistema nervoso centrale quale elemento di riserva di HIV la si evince anche dal fatto che il virus in esso presente è genotipicamente e fenotipicamente differente rispetto a quello plasmatico ed è tendenzialmente R5-using. Per quanto riguarda l'apparato genitale maschile è noto che nel liquido seminale il virus si può rintracciare. sebbene non sia chiaro da quale cellule possa venir trasmesso. Da questo punto di vista è interessante notare che, in alcuni esperimenti, HIV-2, ma non HIV-1, abbia dimostrato di infettare le cellule di Leydig. Un altro studio ha dimostrato che i macrofagi testicolari esprimono CCR5, CXCR4, CD4 e CD45 suggerendo che essi siano i principali distributori del virus a quel livello. Anche nel caso dell'apparato genitale il virus rintracciabile presenta mutazioni differenti rispetto a quello plasmatico. [modifica] ClinicaGrafico che mostra l'andamento della carica virale e dei linfociti CD4 nel corso dell'infezione da HIV In circa la metà delle persone infettate dal virus dopo circa 3-6 settimane dal contatto si verifica una sindrome similnucleosica, la quale è espressione della cosiddetta "infezione acuta primaria" (o PHI: Primary HIV Infection), la prima fase dell'infezione da HIV, che spontaneamente regredisce e che è caratterizzata da: faringite, febbre, linfoadenopatia, astenia, cefalea, sonnolenza e rash cutaneo morbilliforme. La gravità dei sintomi è assai variabile. Tali manifestazioni si accompagnano ad un'intensa viremia ed ad un forte aumento della proteina p24. In alcuni casi si sono verificate delle infezioni opportunistiche probabilmente a seguito di una rapida diminuzione o disfunzione dei linfociti CD4. Come affermato precedentemente tale quadro sindromico regredisce in maniera spontanea e si assiste anche ad un aumento dei CD4 che tende a riportarsi nella norma (o a poco meno) ed a rimanere costante per un periodo più o meno lungo. Nel 10% dei casi, tuttavia, il quadro immunologico non migliora e precipita in maniera fulminante. A distanza di 1-3 mesi
dall'infezione si può verificare una
sieroconversione con comparsi di
anticorpi contro gli antigeni virali. Si ritiene che questo fenomeno sia
coinvolto nella regressione della sintomatologia similnucleosica in quanto
determina una brusca diminuzione, fino ad un valore di equilibrio noto con
il nome di set point virologico, della carica virale che, talvolta, diventa
così bassa da non essere più rilevabile anche se il virus permane a livello
dei linfmonociti. Il sistema immunitario, però, non riesce ad eliminare
completamente il virus dall'organismo. La continua deplezione dei linfociti CD4 e la loro disfunzione causano la comparsa di malattie alcune delle quali dovute ad infezioni opportunistiche mentre le altre sembrano dovute allo stato di infezione cronica da HIV. Tra le più frequenti si ricordano:
In questo stadio possono anche
comparire lesioni neurologiche di vario tipo sia periferiche che centrali
(queste ultime fanno parte di un complesso sindromico che va sotto il nome
di
AIDS Dementia Complex). Lo stato di ARC successivamente culmina nello stadio di AIDS conclamato caratterizzato da svariate infezioni opportunistiche (polmonite da Pneumocisitis carinii, criptosporidosi, toxoplasmosi, istoplasmosi, candidosi, citomegalovirus, tubercolosi, micobatteriosi atipiche, ecc.), neoplasie varie (sarcoma di Kaposi, linfomi a cellule B, carcinomi) e da una progressione del quadro neurologico. Il più delle volte l'exitus avviene a seguito delle infezioni opportunistiche tra cui più spesso per le polmoniti. [modifica] La terapiaAttualmente, l'infezione da HIV
viene trattata con la cosiddetta highly active antiretroviral therapy
(HAART) nella quale si utilizzano opportune combinazioni di
farmaci antiretrovirali. Il suo utilizzo, a partire dal suo ingresso nel
1995, ha consentito di ridurre la
morbidità e la
mortalità degli individui che sono stati infettati dal virus. Tale
terapia, inoltre, permette anche un miglioramento dei parametri immunitari
con un netto aumento del linfociti CD4+ che sembra permanere fino a 4-5 anni
cui si accompagna un abbassamento della carica virale plasmatica e
liquorale.
Gli inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa per esplicare la loro azione devono venir trifosforilati dalle chinasi endocellulari e successivamente competono con i desossinucleotidi endogeni durante il processo di retrotrascrizione. L'efficacia di tali composti dipende dalla concentrazione intracellulare loro e dei desossinucleotidi con cui si trovano a competere. Ciò significa che cellule come i macrofagi, che hanno un metabolismo limitato ed in conseguenza di ciò una concentrazione molto bassa di desossinucleotidi, sono assai sensibili all'azione di tali farmaci. Gli inibitori nucleotidici, di cui in Italia è registrato solo il Tenofovir si comportano come inibitori competitivi della trascrittasi inversa, come gli inibitori nucleosidici, ma, a differenza di quest’ultimi, presentano un gruppo fosfato legato ad una purina od una pirimidina. Ciò permette l'eliminazione della prima tappa di fosforilazione semplificando le tappe di metabolizzazione riducendole a due. Anche tale categoria di farmaci, così come gli inibitori nucleosidici, presenta un'azione maggiore sui macrofagi che sui linfociti infettati. Si è visto che l'indice terapeutico del Tenofovir sui monociti/macrofagi si aggira intorno a 15000 mentre sui linfociti si situa su 20. Gli inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa esplicano la loro attività legandosi direttamente al sito attivo dell'enzima determinandone il blocco dell'azione. Tali farmaci sono indipendenti dal metabolismo cellulare in quanto non necessitano di alcuna modificazione e non risentono della concentrazione di dessosinucleotidi. A seguito di ciò il loro effetto su monociti/macrofagi e linfociti sembra essere equivalente. Gli inibitori della proteasi vanno a bloccare l'ultima parte del ciclo replicativo di HIV in quanto impediscono la maturazione delle proteine virali. Ciò determina un blocco dell'assemblaggio e del rilascio di nuovi virioni. Un tale meccanismo d'azione fa sì che gli inibitori della proteasi siano utili in tutte quelle situazioni in cui le fasi iniziali del ciclo virale sono già passate rendendo perciò inutile l'uso degli inibitori della trascrittasi inversa. Una simile situazione si rinviene nei macrofagi i quali, come si è visto precedentemente, fungono da reservoir di HIV ai cui effetti citopatici sono poco sensibili. In tali cellule il genoma virale è già integrato in quello dell'ospite per cui gli unici composti in grado di bloccare la replicazione virale a questo livello attualmente sono gli inibitori della proteasi. Sfortunatamente la concentrazione efficace di questi composti sui monociti/macrofagi e maggiore di quella dei linfociti CD4+ attivi e spesso sono equivalenti alle massime concentrazioni plasmatiche raggiungibili in vivo. Ciò non solo può favorire la comparsa di effetti avversi ma può anche rendere ragione del fatto che in alcuni distretti dell'organismo l'inibizione della replicazione virale nei monociti/macrofagi ottenuta in tal modo sia incompleta. Gli inibitori della fusione sono una categoria di farmaci usciti di recente di cui, al momento, l'unico esponente è l'Enfuvirtide, determinano un blocco del processo di fusione del virus con la membrana della cellula ospite. Questo processo si articola in tre fasi: aggancio, legame ai corecettori e fusione delle membrane. Enfuvirtide è un peptide che mima un motivo della proteina gp41. Quando la proteina gp120 si aggancia ai suoi recettori, gp41 subisce una serie di cambiamenti conformazionali che culminano nella formazione di una struttura a tre foglietti β che funziona da ponte tra il virione e la cellula da infettare. Enfuvirtide determina un blocco della regione amino-terminale della gp41 impedendo la formazione dei tre foglietti. [modifica] SintomatologiaI primi sintomi dell'AIDS sono simili a quelli che si sviluppano in soggetti con un normale sistema immunitario. La maggior parte sono infezioni causate da batteri, virus, funghi, parassiti e altri organismi (Holmes et al., 2003). Negli individui affetti da AIDS sono comuni le infezioni opportunistiche, e aumenta il rischio di sviluppare varie forme di tumore come il Sarcoma di Kaposi, tumori del cervello e linfomi. Sintomi comuni sono febbre, sudorazione specie notturna, ingrossamento ghiandolare, tremore, debolezza e perdita di peso (Guss, 1994a; 1994b). La sopravvivenza media con terapia antiretrovirale è di 4-5 anni dal momento della diagnosi di AIDS conclamato (Schneider et al., 2005). Senza il supporto terapeutico la morte sopravviene entro un anno (Morgan et al., 2002b). La maggior parte dei pazienti muore per infezioni opportunistiche dovute al progressivo indebolimento del sistema immunitario (Lawn et al., 2004). [modifica] Definizione di AIDS e infezione da HIVFin dal 1982 sono state coniate varie definizioni per il monitoraggio epidemiologico dell'infezione: tra queste la definizione Bangui e quella dell'Organizzazione Mondiale della Sanità datata 1994. Tuttavia, non sono da intendersi come utili per la classificazione clinica dei pazienti, in quanto non sono appropriate e specifiche. Il sistema di classificazione usato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e quello del CDC Centers for Disease Control può essere utilizzato solo nei paesi sviluppati. [modifica] Classificazione delle infezioni e malattie da HIV dell'OMSNel 1990, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha raggruppato i diversi tipi di casi definendo una scala per i pazienti affetti da HIV-1. Questa è stata aggiornata nel settembre del 2005. La maggior parte di queste infezioni opportunistiche può essere facilmente curata in soggetti altrimenti sani.
[modifica] Sistema di Classificazione delle Infezioni da HIV secondo i CDCNegli USA, la definizione di AIDS è governata dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Nel 1993, i CDC allargarono la loro definizione di AIDS andando ad includere persone sane ma positive al test per l'HIV, e con un numero di linfocitiT CD4+ inferiore a 200 per µl di sangue. La maggioranza dei nuovi casi di AIDS negli Stati Uniti sono diagnosticati quando si ha un basso numero di linfociti T ed è presente una infezione da HIV (MMWR, 1992). [modifica] Manifestazioni cliniche dell'AIDS[modifica] Le principali patologie polmonari[modifica] Polmonite da Pneumocystis jiroveciLa polmonite da Pneumocystis jirovecii (originariamente noto come Pneumocystis carinii), nelle persone immunocompetenti è relativamente rara ma diventa piuttosto comune nelle persone con AIDS. Tra costoro, prima dello sviluppo di trattamenti efficaci e delle appropriate metodologie diagnostiche, si trattava di una delle più frequenti cause di morte nei paesi ricchi. Tuttora, resta uno dei segni principali di AIDS in individui non sottoposti al test per HIV e tende a presentarsi soprattutto nei casi in cui la conta dei linfociti CD4 è inferiore ai 200 per µl (Feldman, 2005). [modifica] TubercolosiLa
tubercolosi, tra le principali patologie associate all'infezione da HIV,
è l'unica che può essere trasmessa a persone immunocompetenti tramite la
respirazione. Si tratta d'una patologia che può manifestarsi anche ai primi
stadi dell'infezione da HIV ma al momento si dispone di efficaci terapie
preventive. Una delle più grandi problematiche per il futuro, tuttavia, è il
crescente tasso di resistenza polifarmacologica. [modifica] Le principali infezioni del tratto gastro-intestinale[modifica] EsofagitiL'esofagite è un'infiammazione del rivestimento dell'estremo inferiore dell'esofago (il dotto che porta allo stomaco). Nelle persone contagiate da HIV l'infiammazione è dovuta a funghi (candidiasi), virus (herpes simplex-1 o citomegalovirus). In rari casi è dovuta a micobatteri (Zaidi and Cervia, 2002). [modifica] Diarrea cronicaNell'infezione da HIV, molte possono essere le cause di diarrea, dai comuni batteri (Salmonella, Scighella, Listeria, Campylobacter, o Escherichia coli) alle infezioni parassitiche, nonché insolite infezioni opportunistiche come la criptosporidiosi, la microsporidiosi, il Mycobacterium avium complesso (MAC) e il citomegalovirus (CMV). La diarrea può anche essere successiva ad un trattamento con antibiotici (comune per il Clostridium difficile), essere un effetto collaterale di alcuni farmaci usati per trattare l'infezione da HIV o semplicemente accompagnarsi all'infezione da HIV, particolarmente durante il primo stadio. Negli ultimi stadi dell'infezione da HIV si pensa che la diarrea sia una conseguenza dei cambiamenti delle modifiche nel modo in cui il tratto intestinale assorbe le sostanze nutrienti e può essere una delle principali cause del deperimento dovuto all'infezione da HIV (Guerrant et al., 1990). [modifica] Le principali patologie neurologiche[modifica] ToxoplasmosiLa toxoplasmosi è una patologia causata da un organismo unicellulare conosciuto col nome di Toxoplasma gondii. Esso generalmente infetta il sistema nervoso centrale dando luogo ad un'encefalite. Può, comunque, infettare e causare malattie a livello degli occhi e dei polmoni. (Luft and Chua, 2000). [modifica] Leucoencefalite multifocale progressivaLa
leucoencefalite multifocale progressiva è una patologia demielinizzante
in cui la mieline che protegge ed avvolge gli
assoni dei
neuroni viene distrutta in maniera graduale, causando un rallentamento
nella trasmissione del
potenziale d'azione. Tale malattia è causata da un
virus (il
virus JC) che è presente nel 70% della popolazione in forma latente e si
riattiva solamente quando il
sistema immunitario diviene particolarmente debole, come nel caso di
persone con l'AIDS. [modifica] AIDS Dementia ComplexL'AIDS Dementia Complex (o demenza da HIV) è un'encefalopatia indotta dall'infezione da HIV e potenziata dall'attivazione del sistema immunitario (soprattutto macrofagi e microglia) a livello dell'encefalo. Tali linee cellulari sono produttivamente infettate da HIV e secernono composti neurotossici sia d'origine endogena che virale. Ciò causa una serie d'alterazioni di natura neurologica: anormalità cognitive e comportamentali e disfunzioni motorie. Tutto ciò si manifesta dopo vari anni dall'infezione da HIV e si associa con un basso conteggio dei linfociti CD4+ ed elevata carica virale plasmatica. [modifica] TrasmissioneDagli inizi dell'epidemia, sono state individuate principalmente tre vie di trasmissioni dell'HIV:
L'HIV è stato trovato nella saliva, lacrime e urina di individui infetti, ma visto la bassa concentrazione del virus in questi liquidi biologici, il rischio di trasmissione è considerato trascurabile. [modifica] Profilassi post-esposizione
In caso di possibile esposizione al virus, subito dopo un evento a rischio in base alle vie di trasmissione appena descritte, è possibile sottoporsi ad un particolare trattamento farmacologico noto come profilassi post-esposizione, in grado di ridurre notevolmente le probabilità di contagio, se applicato correttamente e nei tempi appropriati. [modifica] PrevenzioneLe diverse modalità di trasmissione dell'HIV sono ben note e riconosciute. Altrettanto ben note sono le modalità di prevenzione dal contagio. Tuttavia, recenti studi epidemiologici e comportamentali in Europa e Nord America suggeriscono che una consistente minoranza di giovani continui a praticare attività ad alto rischio e che, nonostante siano a conoscenza dell'AIDS, sottostimino il rischio di venire contagiati dall'HIV (Dias et al., 2005). La trasmissione dell'HIV attraverso l'uso intravenoso di droghe è drasticamente calato e il contagio via trasfusione di sangue è praticamente obsoleto in queste popolazioni. [modifica] Prevenzione della trasmissione sessuale dell'HIV[modifica] Aspetti scientificiI rapporti sessuali ricettivi e non protetti sono molto più a rischio dei rapporti insertivi non protetti, con il rischio di trasmettere l'HIV da un partner infetto a uno non infetto attraverso un rapporto anale insertivo molto più grande del rischio di trasmissione attraverso un rapporto anale ricettivo o il sesso orale. Secondo il ministero della salute francese, la probabilità di trasmissione per atto varia dallo 0.03% allo 0.07% nel caso di rapporto vaginale ricettivo, dallo 0.02% allo 0.05% nel caso di rapporto vaginale insertivo, dallo 0.01% allo 0.185% nel caso di rapporto anale insertivo, e dallo 0.5% al 3% nel caso di rapporto anale ricettivo [1].
Studi epidemiologici provenienti dall'Africa sub-sahariana, Europa e Nord America hanno ipotizzato che approssimativamente esiste un rischio quattro volte maggiore di essere infettato da HIV in presenza di ulcere genitali come quelle provocate dalla sifilide e/o ulcera molle, e un significante rischio, sebbene minore, in presenza di MST come la gonorrea, clamidia e triconomiasi che causano localmente l'accumulo di linfociti e macrofagi (Laga et. al.,1991).
[modifica] Strategie di prevenzioneDurante rapporti sessuali il solo preservativo, che può essere maschile o femminile, può ridurre (il preservativo elimina il rischio di infezione se indossato correttamente, questo è quello che dicono i siti ufficiali), le possibilità di contrarre l'HIV nonché le possibilità di rimanere incinta. Deve però essere utilizzato durante tutto il rapporto di penetrazione in caso di partner sieropositivo o la cui sieropositività non è conosciuta, come può avvenire per rapporti occasionali. L'effettivo uso del preservativo e la protezione delle trasfusioni di sangue in Nord America e nell'Europa Centro-Occidentale sono ritenuti alla base del più basso tasso di incidenza dell'AIDS in queste regioni. Adottare questi metodi di prevenzione ha causato però in alcune regioni controversie e difficoltà. Alcuni associano queste difficoltà come conseguenza della forte influenza del Vaticano che si oppone fermamente all'utilizzo dei preservativi.
Con il costante e corretto utilizzo dei preservativi vi è un rischio di contrarre l'infezione da HIV molto basso. Studi su coppie nelle quali uno solo dei partner è sieropositivo l'utilizzo sovente del preservativo hanno mostrato tassi di incidenza di infezione del partner sano inferiori all'1% annuo. [modifica] Programmi governativiIl governo U.S.A. e U.S. health organizations adottano entrambi l' Approccio dell'ABC (ABC Approach) allo scopo di ridurre il rischio di contrarre l'AIDS durante i rapporti sessuali:
Questo approccio ha avuto molto successo in Uganda, dove la prevalenza dell'HIV è diminuita dal 15% al 5%. Tuttavia, l'approccio ABC è lontano da tutto ciò che l'Uganda ha fatto, poiché l'"Uganda ha sperimentato per la prima volta degli approcci utili a ridurre lo stigma sociale della malattia, parlando apertamente dei comportamenti sessuali, senza mettere da parte gli studenti delle scuole colpiti dall'HIV, persuadendo singoli o coppie a fare dei test e a servirsi dei consultori, migliorando lo status delle donne, coinvolgendo le organizzazioni religiose, enlisting i guaritori tribali, e molto altro." (Edward Green, medico antropologo ad Harvard). Inoltre, occorre notare che non c'è alcuna prova conclusiva che i programmi basati sulla sola astinenza abbiano avuto successo in ogni paese del mondo nel ridurre la trasmissione dell'HIV. Questo è il motivo per cui l'uso del preservativo è caldamente consigliato insieme all'astinenza. C'è una certa confusione derivata dalla sovrapposizione con l'Approccio CNN. Cioè:
L'Approccio ABC è stato criticato, poiché un partner fedele di un partner infedele è a rischio di AIDS [2]. Molti pensano che la combinazione dell'approccio CNN con l'approccio ABC costituirà la platform ottimale per la prevenzione. [modifica] CirconcisioneAttualmente una ricerca sta chiarendo una possibile relazione tra la circoncisione maschile, effettuata in alcuni contesti culturali, e l'HIV. Tuttavia l'UNAIDS crede che sia prematuro inserire la circoncisione nei programmi di prevenzione all'HIV. [3]. Inoltre, esperti medici sudafricani ritengono che l'uso ripetitivo di coltelli non sterilizzati nel rituale della circoncisione degli adolescenti potrebbe favorire la diffusione dell'HIV.[4] [modifica] Prevenire la trasmissione dell'HIV tramite il sangue e derivati[modifica] Fondamenti scientificiCondividere e riutilizzare siringhe rappresenta il maggiore rischio di infezione non solo per HIV ma anche per l'Epatite virale B e l'Epatite virale C. Negli Stati Uniti un terzo di tutte le nuove infezioni da HIV possono essere ricondotte a questo tipo di scambi e quasi il 50% dei tossicodipendenti hanno l'epatite C.
[modifica] Strategie di prevenzione
[modifica] trasmissione da madre a figlio[modifica] Fondamenti scientifici
[modifica] Strategie di prevenzione
[modifica] CuraAl momento non si guarisce dall'HIV o dall'AIDS e non esistono vaccini. L'infezione da HIV porta all'AIDS ed, alla fine, al decesso. Tuttavia nei paesi occidentali la maggior parte dei pazienti sopravvive per molti anni dopo la diagnosi grazie alla disponibilità sul mercato della terapia antiretrovirale ad elevata attività (Highly Active Antiretroviral Therapy o HAART (Schneider e altri, 2005). In mancanza della HAART, il passaggio dall'infezione da HIV all'AIDS si verifica in un arco di tempo che va dai 9 ai dieci anni e il tasso medio di sopravvivenza dopo che si sviluppa l'AIDS è di 9.2 mesi (Morgan e altri, 2002b). La HAART aumenta notevolmente il tempo che intercorre dalla diagnosi alla morte mentre continua la ricerca volta allo sviluppo di nuovi farmaci e di vaccini. Le migliori possibilità offerte attualmente dalla HAART consistano in combinazioni o "cocktail" di farmaci" in gruppi di almeno tre medicinali appartenenti ad almeno due famiglie, o "classi" di agenti antiretrovirali. I regimi tipici consistono in due analoghi nucleosidici della trascrittasi inversa (nucleoside analogue reverse transcriptase inhibitors, NRTI) insieme a un inibitore della proteasi oppure un analogo non nucleosidico della trascrittasi inversa (non nucleoside reverse transcriptase inhibitor, NNRTI). I trattamenti antiretrovirali, congiuntamente alle cure mirate alla prevenzione delle infezioni che approfittano delle vulnerabilità create dall'AIDS hanno avuto un certo ruolo nel ritardare l'insorgenza delle complicanze associate all'AIDS, riducendo i sintomi ed estendendo la vita dei pazienti. Negli ultimi dieci anni si è riusciti a prolungare ed a migliorare la qualità di vita delle persone affette da AIDS con risultati notevoli. [8], [9]. Tuttavia, le linee guida per il trattamento cambiano costantemente. Le linee guida attuali per la terapia antiretrovirale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità riflettono i cambiamenti apportati alle linee-guida nel 2003 poiché in strutture in cui le risorse a disposizione sono limitate (per es. nei paesi in via di sviluppo) ad adulti e adolescenti infettati dall'HIV si raccomanda di iniziare a sottoporsi alla terapia ARV (antiretrovirale) quando l'infezione da HIV sia confermata e sia presente una delle seguenti condizioni:
Lo U.S. Department of Health and Human Services (Dipartimento della Sanità e dei Servizi Sociali degli Stati Uniti), l'agenzia federale responsabile del controllo delle politiche sull'HIV/AIDS negli Stati Uniti, ha reso noto in data 6 ottobre 2005 quanto segue:
Il regime preferenziale con cui iniziare è uno dei due seguenti:
Inoltre, il DHHS consiglia ai dottori di accertare la carica virale, la rapidità del declino dei linfociti CD4+ e il grado di risposta del paziente nel decidere quando iniziare il trattamento. [10] Ci sono non poche preoccupazioni sui regimi antiretrovirali. Le medicine possono avere seri effetti collaterali (Saitoh et al., 2005). I regimi possono essere complessi, e imporre al paziente di assumere pillole diverse volte al giorno. Se il paziente non assume la terapia correttamente, può svilupparsi una certa resistenza al farmaco (Dybul et al., 2002). Inoltre, i farmaci retrovirali sono costosi e la maggior parte degli individui infetti nel mondo non hanno accesso alle medicine e ai trattamenti per l'HIV e l'AIDS. La ricerca volta a migliorare i trattamenti attuali si occupa di diminuire gli effetti collaterali degli attuali medicinali, semplificare i regimi farmacologici per migliorarne l'effetto e determinare l'ordine ottimale tra una cura e l'altra per contenere la resistenza ai farmaci. In lingua italiana, è possibile scaricare anche il documento del Ministero della Salute di dicembre 2005 "Aggiornamento delle conoscenze in tema di terapia antiretrovirale" dal seguente indirizzo: http://www.ministerosalute.it/aids/resources/aids/documenti/terapiaAIDS.pdf [modifica] Medicina alternativaDa quando l'AIDS è entrato nella coscienza collettiva sono state utilizzate diverse forme di medicina alternativa per cercare di curare i suoi sintomi. Nel primo decennio dell'epidemia quando nessuna cura convenzionale era disponibile, molte persone affette da AIDS hanno sperimentato terapie alternative (massaggio, medicine a base di di erbe e fiori, l'agopuntura). Tuttavia, nessuna di queste ha dimostrato di avere alcun effetto positivo nel trattamento dell' HIV. L'interesse verso queste terapie è andando scemando nell'ultimo decennio col miglioramento dei trattamenti convenzionali. Le persone con AIDS, come quelle affette da altre patologie quali il cancro talvolta fanno uso di marijuana per lenire il dolore, combattere la nausea e stimolare l'appetito. [modifica] Test HIV
Quasi la metà delle persone infette da HIV non lo sanno finché non gli viene diagnosticato l'AIDS. I kit per il test dell' HIV sono usati per monitorare il sangue dei donatori e i derivati dal sangue, ma anche per diagnosticare, curare e sottoporre a controlli pazienti con HIV. I test dell'HIV rilevano la presenza di anticorpi HIV, di antigeni HIV o dell'RNA dell'HIV nel siero, plasma, nei fluidi orali, su macchie di sangue essiccato o nell'urina dei pazienti. [modifica] Origine dell' HIV/AIDSLa data ufficiale che segna l'inizio dell'epidemia dell'AIDS è l' 8 giugno, 1981, quando il centro per il monitoraggio e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti identificò un'epidemia di pneumocistosi polmonare dovute a pneumocystis carinii (ora riclassificato come Pneumocystis jiroveci) in cinque uomini gay di Los Angeles. Benché la sindrome fosse stata chiamata inizialmente GRID, o Gay-Related Immune Deficiency (cioè immunodeficienza dei gay), le autorità sanitarie si accorsero ben presto che quasi metà della popolazione in cui era stata riscontrata non era gay. Nel 1982 il CDC introdusse il termine AIDS per descrivere più esaustivamente la sindrome appena scoperta. Tre dei primi casi noti di infezione da HIV risalgono a:
Sono due le specie di HIV che infettano gli esseri umani: l'HIV-1 e l'HIV-2. L'HIV-1 è più virulento e si trasmette più facilmente. L'HIV-1 è la fonte della maggioranza delle infezioni da HIV nel mondo, mentre l'HIV-2 si trasmette meno facilmente, è più antico ed è per lo più diffuso nell'Africa occidentale (Reeves and Doms, 2002). Sia l'HIV-1 che l'HIV-2 derivano da virus analoghi che infettano i primati. L'HIV-1 deriva da un virus dello Scimpanzé comune (Pan troglodytes troglodytes). L'origine dell'HIV-2 è attribuita con certezza al Cercocebus atys (ing. Sooty Mangabey), un cercopiteco presente in Guinea Bissau, Gabon e Camerun [modifica] Ipotesi alternative sull'Aids
Alcuni scienziati ed attivisti hanno messo in discussione la connessione tra HIV ed AIDS, l'esistenza stessa del virus, o la validità delle attuali metodologie diagnostiche. Queste considerazioni spesso suscitano resistenze ed evocano frustrazione ed ostilità nella maggior parte della comunità scientifica la quale accusa i dissidenti d'ignorare le evidenze sul ruolo causale di HIV nell'AIDS e di costituire una seria minaccia per la salute pubblica. I dissidenti, dal canto loro, criticano l'attuale approccio all'AIDS basato su HIV affermando che ciò è sfociato in diagnosi inaccurate, terrorismo psicologico, trattamenti tossici a dispendio di fondi pubblici e di costituire una seria minaccia per la salute pubblica. Il dibattito e le controversie su questo punto, iniziate dai primi anni 80, continuano tutt'ora ed hanno suscitato infervoramenti intensi e profondi da entrambe le parti. [modifica] Notizie sull'AIDS
[modifica] Bibliografia
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni[modifica] In Italiano[modifica] Aiuto ed informazione[modifica] Informazione scientifica
[modifica] Associazioni
[modifica] Ipotesi alternative[modifica] In Inglese
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