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| Grazie a http://www.lila.it/sedi_centralini.htm |
| Sabato 1 dicembre 2007 dalle ore 22 in
occasione della giornata mondiale contro l'AIDS il circolino basso della
Malpensata con la cooperativa D. Paci e F:dell'Orto organizzano
distribuzione gratis di profilattici e materiale informativo. INFO AIDS Il profilattico - consigli per l'uso Il profilattico è un mezzo efficace di prevenzione dall’Hiv e dalle Malattie Sessualmente Trasmissibili in genere la lunghezza, il diametro, lo spessore e altre caratteristiche cambiano secondo la marca e il tipo: provane diversi per scegliere quello a te più congeniale portalo sempre con te: nonostante sia venduto ovunque, non lo trovi mai quando serve! non conservarlo vicino ad oggetti taglienti e fonti di calore (portafoglio, cruscotto dell’auto) controlla sempre la data di scadenza sulla confezione utilizzalo fin dall’inizio del rapporto: il coito interrotto non protegge dal virus Hiv apri con cura la confezione senza utilizzare oggetti taglienti: ricorda che il preservativo si può rompere se lo graffi con le unghie o con gli anelli quando lo srotoli stringi il serbatoio tra il pollice e l’indice in modo da togliere l’aria se fai uso di lubrificanti, accertati che siano a base d’acqua e non d’olio, perchè rischieresti di danneggiare il preservativo, procurandone la rottura ogni preservativo si usa una volta sola e con una sola persona. Anche dopo un rapporto anale è importante cambiarlo perchè non c’è solo il pericolo dell’Hiv, ma germi e batteri presenti nell’ano possono infettare la vagina al termine del rapporto va trattenuto con le dita affinché non si sfili e non rimanga all’interno il lattice non è un materiale biodegradabile: dopo l’uso gettalo nei rifiuti, non per strada o nel wc Sangue, sperma e secrezioni vaginali possono trasmettere il virus se, attraverso ferite o microlacerazioni (anche non visibili ad occhio nudo), entrano in circolo nel sangue. Pertanto usalo sin dall’inizio del rapporto nei rapporti penetrativi di tipo anale o vaginale. Nei rapporti orali: la fellatio, comportamento sessuale caratterizzato dalla stimolazione orale del pene (pompino), è considerato a rischio. Una persona sieropositiva che pratica la fellatio a una persona sieronegativa non rischia di trasmettere l'infezione. Il rischio si corre quando la persona cui è praticata la fellatio è sieropositiva. Sulla possibilità di trasmissione dell'HIV attraverso la fellatio vi è comunque un dibattito tra chi considera questa pratica a rischio di trasmissione dell'HIV e chi sostiene che la possibilità è solo teorica (plausibilità biologica). È comunque consigliabile praticare la fellatio con il preservativo, ma nel caso non lo si utilizzi è necessario evitare lo sperma in bocca. In caso di rapporti oro-genitali rivolti a donna (bocca-vagina) il profilattico può essere tagliato e utilizzato come una barriera. Il profilattico deve essere usato anche su oggetti utilizzati per la penetrazione se usati in comune tra più persone: in alternativa è anche possibile disinfettare l’oggetto tra un utilizzo e l’altro Se sei sieropositiva/o è importante tutelarsi dalla reinfezione: avere rapporti non protetti con partner sieropositivi ti espone al rischio di venire a contatto con ceppi di virus diversi dal tuo, e ciò potrebbe accelerare il decorso verso la malattia Lila Helpline - Giorno per giorno, i numeri Lila che puoi chiamare per ricevere informazioni, ascolto e orientamento ai servizi, nel rispetto dell'anonimato. LILA - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids - ONLUS top |
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rilasciato sotto i termini della
GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Test_HIV Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Test_HIV&action=history Test HIVDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il test HIV è comunemente conosciuto come "test dell'AIDS". Si tratta, tuttavia, di una dicitura impropria, poiché questo test indica se una persona sia infetta da HIV e non se la stessa sia malata di AIDS. Ricordiamo, infatti, che l'AIDS rappresenta solo la fase terminale dell'infezione da HIV.
Il test ELISA, ossia il comune test HIV [modifica]Il test comunemente utilizzato come test HIV è il test "HIV Ab" che rivela la presenza nel sangue di anticorpi "anti-HIV", cioè prodotti dall'organismo per contrastare il virus, i quali sono indicati con la sigla "HIV ab" (dove Ab sta per Antibody, ovvero anticorpo). Poiché il test HIV Ab, spesso, viene eseguito con il metodo ELISA, esso viene comunemente indicato come "test ELISA". Precisamente, quando si parla di test ELISA riferendosi al comune test dell'HIV, ci si riferisce al test che ricerca nel sangue anticorpi diretti contro gli antigeni gp41 e gp120 per l'HIV-1, gp36 e gp105 per l'HIV-2. Tali antigeni sono delle glicoproteine presenti nell' envelope del virus, cioè nella sua parte esterna.
Quando può essere eseguito [modifica]Questo test non può essere eseguito subito dopo il possibile contagio.
Il periodo finestra [modifica]Infatti, quando il virus
HIV dell'AIDS
penetra nell'organismo, gli anticorpi anti-HIV non si formano subito:
esiste il cosiddetto periodo finestra, periodo durante il quale si è stati
contagiati e si può anche contagiare qualcun altro, ma non è ancora
avvenuta la
sieroconversione, ossia non si è ancora diventati
sieropositivi, ossia non si sono ancora formati gli anticorpi
specifici anti-HIV.
Durata del periodo finestra [modifica]Il periodo finestra dura mediamente:
ma può durare fino a 6 mesi, anche se, nella stragrande maggioranza dei casi dura meno di 3 mesi. Affinché il risultato del test possa essere considerato definitivo, bisogna tener conto della durata massima possibile; ecco perché il risultato è considerato definitivo dopo 6 mesi dall'evento a rischio, consultare per esempio la FAQ del Ministero della Salute (trascorsi questi 6 mesi, si sono sicuramente formati gli anticorpi specifici). Il test può essere effettuato anche dopo 3 mesi ma, in tal caso, l'attendibilità di un risultato negativo non è unanimemente considerata del 100%. (Molti parlano di test definitivo a 3 mesi, tuttavia, gli stessi sostengono che se l'esposizione al virus è avvenuta con una persona "certamente" sieropositiva, occorre ripetere solo per precauzione il test a 6 mesi).
Sequenza dei test e risultato definitivo [modifica]
(Aggiungiamo che, se si sono avuti già in precedenza dei comportamenti a rischio, viene consigliato anche un test subito dopo il comportamento a rischio in questione, cioè senza aspettare un mese o 3 mesi, per stabilire se si era sieropositivi già in partenza). Comunque, un risultato positivo del test ELISA necessita di un test di conferma, noto come test Western Blot, per una diagnosi con assoluta certezza. In sintesi, si ritiene quanto segue: - un test ELISA negativo, dopo 6 mesi dall'ultimo evento a rischio, indica definitivamente che non è avvenuto il contagio - un test ELISA positivo, confermato successivamente da un test Western Blot positivo, indica definitivamente che è avvenuto il contagio Al posto del test ELISA, si possono effettuare il test ELFA o il test MEIA, i quali hanno la stessa affidabilità. Inoltre, il test ELISA presenta alcune sottovarianti e spesso viene chiamato anche "test EIA" a seconda dell'acronimo utilizzato: Enzime Linked Immuno Sorbent Assay oppure Enzime-Linked Immunosorbent Assay.
Dove può essere eseguito [modifica]Il test ELISA, eseguito privatamente, ha un costo modesto che si aggira sui 15-20 euro, ma, come prevede la legge 135/'90, presso alcune strutture pubbliche può essere effettuato gratuitamente, anonimamente e senza impegnativa del medico. In ogni caso, anche quando il test non è anonimo, è strettamente confidenziale, cioè il nome non viene pubblicizzato in alcun modo. Inoltre, questo test è diffusissimo e un qualunque grosso centro di analisi, non necessariamente specializzato in infettivologia, consente di effettuarlo (mentre per altri test più sofisticati, come la PCR, tipicamente, occorrono strutture specializzate). Precisamente, il test può essere eseguito: - nelle strutture pubbliche e private dove si effettuano prelievi - nei Reparti Malattie Infettive degli Ospedali pubblici, anche senza impegnativa del medico - nei Centri di cura delle M.S.T. (Malattie Sessualmente Trasmissibili), dove, spesso, non viene richiesta l'impegnativa del medico Per suggerimenti su dove andare, nel proprio luogo di residenza, per effettuare un test HIV, consultare le seguenti pagine web: - Polo Informativo HIV: Centri Test Italiani oppure contattare, per esempio: - il Telefono Verde AIDS dell'Istituto Superiore di Sanità - le sedi locali della LILA: Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids - le sedi locali dell'ANLAIDS: Associazione Nazionale per la lotta contro l’AIDS
Test per la diagnosi precoce [modifica]In realtà, si deve precisare che, a patto di ricorrere ad altri test, non occorre necessariamente aspettare 3-6 mesi. A parte quanto detto in precedenza sul fatto che un test ELISA, già dopo un mese-un mese e mezzo, può dare delle indicazioni, ecco altri test, indicati spesso come "test per la diagnosi precoce" (anche se, con la progressiva diminuzione della durata media del periodo finestra con i test ELISA di nuova generazione, questa definizione diventa sempre meno indicata):
Test dell'antigene p24 [modifica]Il test dell'antigene p24, ricerca nel sangue tale antigene, il quale è una proteina presente nel core del virus HIV-1, cioè nella sua parte interna; la presenza di questa proteina nel sangue è indice di una elevata replicazione virale ed è rilevabile nel periodo immediatamente successivo al contagio (e nelle fasi avanzate della malattia); questo test può essere effettuato 2-6 settimane dopo il possibile contagio, poiché successivamente potrebbe anche negativizzarsi; mediamente diventa positivo dopo 16 giorni dal contagio, fonte 2. È da precisare però che, anche nel periodo indicato, la positività di questo test è frequente ma non certa, di conseguenza un suo risultato negativo non ha un valore definitivo ed occorre comunque effettuare il test ELISA dopo 3-6 mesi. C'è inoltre da precisare che questo test è relativo solo all'HIV-1 e non all'HIV-2. Tuttavia, è anche da ricordare che l'HIV-2, a causa della sua minore contagiosità, risulta diffuso solo in Africa occidentale, pertanto la sua presenza in Italia è ridotta a casi isolati.
Test di tipo NAT, in particolare, test della PCR qualitativa [modifica]Ci sono dei test, noti con l'acronimo NAT (Nucleic Acid Test), in grado di evidenziare direttamente la presenza di materiale genetico del virus, come HIV-RNA o HIV-DNA, nel sangue, mediante tecniche in grado di moltiplicare (amplificare) anche quantità estremamente piccole di tale materiale per poi identificarlo e quantificarlo. Una di queste tecniche, usata molto spesso, è nota come PCR (Polymerase Chain Reaction o reazione a catena della polimerasi). Esistono due tipi di test PCR per l'HIV: la PCR quantitativa, per misurare la viremia o carica virale, cioè per misurare quante copie virali ci sono nell'unità di volume di sangue, e la PCR qualitativa che, invece, si limita soltanto a rilevare la presenza del materiale genetico del virus. Anche se quest'ultimo test, rispetto al primo, non opera una quantificazione, in caso di possibile esposizione all'HIV, per stabilire se sia avvenuto il contagio, si preferisce utilizzare la PCR qualitativa, poiché quella quantitativa, a volte, dà luogo a false positività, per cui è meglio utilizzarla solo in caso di contagio già precedentemente accertato. Occorre inoltre notare che, mentre con la PCR qualitativa si può identificare o l'HIV-DNA provirale o HIV-RNA virale, la PCR quantitativa determina il numero di copie per unità di volume di HIV-RNA. Secondo i CDC di Atlanta e secondo la FDA, con la PCR qualitativa, ed in generale con i test di tipo NAT, la durata media del periodo finestra si riduce a 12 giorni, fonti 1 2. Inoltre, secondo quanto si ritiene, un risultato negativo della PCR qualitativa dopo 28 giorni ha un'attendibilità superiore al 99% ed è considerato dalla grande maggioranza dei medici già attendibile molto prima (15-20 giorni dopo l'evento a rischio). Tuttavia, SOLO PER PRECAUZIONE, si consiglia ugualmente il test ELISA dopo 3-6 mesi. E' da precisare che la PCR per HIV-1 e la PCR per HIV-2 necessitano di primer distinti.
Test combinati [modifica]Per la diagnosi precoce vengono spesso utilizzati test combinati HIV Ab-p24 o HIV Ab-PCR o, meglio ancora, HIV Ab-p24-PCR. Un test HIV Ab-p24-PCR ha un costo di 150-200 euro (o più), costo legato essenzialmente alla PCR, però, in base a quanto detto poc'anzi, un suo risultato negativo dopo 28 giorni dall'evento a rischio fornisce praticamente una certezza quasi assoluta di non avvenuto contagio. Tuttavia, anche in questo caso, SOLO PER PRECAUZIONE, si consiglia ugualmente il test ELISA dopo 3-6 mesi.
Altre informazioni [modifica]
In realtà, anche il test per la ricerca dell'antigene p24, tipicamente, è un test ELISA, quindi un test combinato di questo tipo non è altro un test ELISA che cerca sia anticorpi anti-HIV, sia l'antigene p24.
Test di controllo da eseguire periodicamente nei casi di contagio già precedentemente accertato [modifica]Una volta che sia stato accertato il contagio, la persona HIV+ deve monitorare nel tempo le proprie condizioni. Per valutare l'evoluzione della malattia e l'efficacia della terapia adottata, in particolare, sono due i test da affiancare, eseguendoli periodicamente: la determinazione della carica virale nel sangue e la conta dei linfociti CD4; se la carica virale scende e la conta dei CD4 sale, allora significa che la terapia adottata si sta rivelando efficace. Altri importanti test sono i test di resistenza, che valutano a quali farmaci sono divenuti resistenti i ceppi di HIV presenti nell'organismo e, quindi, servono a stabilire quale terapia adottare successivamente.
Determinazione della carica virale nel sangue, con la PCR quantitativa o altri test di tipo NAT [modifica]La carica virale nel sangue o viremia è il numero di copie virali presenti nell'unità di volume di sangue. Tipicamente, questo valore viene espresso in numero di copie per ml (millilitro) di sangue. I test, tutti di tipo NAT, usati per la misura della viremia sono: - la PCR quantitativa, o Q-PCR (Quantitative Polymerase Chain Reaction), usata molto frequentemente che, come già detto in precedenza, quantifica l'HIV-RNA - il test bDNA (branched-chain DNA) - il test NASBA (Nucleid Acid Sequence-Based Amplification) Essi, consentono di misurare valori di viremia compresi tra qualche decina di copie per ml ed un milione di copie. Se il valore di viremia, pur non essendo nullo, è al di sotto di tale intervallo, per cui questi test non sono in grado di misurarlo, si dice che la viremia non è rilevabile. Valori di viremia non rilevabili si riscontrano, di solito, in pazienti trattati con la HAART (Highly Active Antiretroviral Therapy); valori di viremia dell'ordine delle centinaia di migliaia di copie per ml si riscontrano spesso durante la sindrome similmononucleosica che corrisponde alla infezione acuta primaria, la prima fase dell'infezione da HIV che si manifesta nelle prime settimane successive al contagio.
Carica virale in forma logaritmica [modifica]Risulta evidente che i valori della carica virale del sangue possono oscillare di molti ordini di grandezza. Per ridurre tali oscillazioni, rendendo più agevole la lettura del valore ottenuto, spesso si utilizza la carica virale in forma logaritmica (Log Viral Load), che è il logaritmo in base 10 del valore di carica virale. Per esempio, se la carica virale è 100 copie/ml, la Log Viral Load vale 2; se la carica virale è 1.000.000 copie/ml, la Log Viral Load vale 6.
La conta dei linfociti CD4 [modifica]I linfociti CD4 sono particolari linfociti T. La conta dei linfociti CD4 è la determinazione del numero di linfociti CD4 presenti nell'unità di volume di sangue. Tipicamente, questo valore viene espresso in numero di linfociti CD4 per µl (microlitro) di sangue. Le persone non infette da HIV presentano un numero di linfociti CD4 per µl di sangue uguale mediamente a 1100. Nelle persone con infezione da HIV tale valore può calare drammaticamente, provocando la possibile comparsa delle infezioni opportunistiche, dalle quali, con un numero ridotto di linfociti CD4, l'organismo non è più in grado di difendersi. Quando il valore della conta dei CD4 scende al di sotto di 200, è raccomandato l'inizio della profilassi contro alcune di tali infezioni. Oltre al valore "assoluto" dei linfociti CD4, è importante controllare la percentuale di linfociti CD4 rispetto a tutti i linfociti T, quindi il rapporto tra numero di linfociti T CD4 e numero di linfociti T CD8. Nelle persone non infette, il valore di questo rapporto oscilla tra 1 e 2, mentre in quelle infette esso può scendere molto al di sotto di 1.
Collegamenti esterni [modifica]Altre informazioni sui test, sono disponibili ai seguenti collegamenti esterni:
in italiano [modifica]
in inglese [modifica]
Voci correlate [modifica] |
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AIDS è l'acronimo di Acquired Immune Deficiency Syndrome o, in italiano, sindrome da immunodeficienza acquisita e con esso si definisce la sindrome in cui si riscontra un insieme di manifestazioni dovute alla deplezione di linfociti T. In queste manifestazioni sono comprese infezioni da microrganismi rari o non patogeni ed insorgenza di tumori sia comuni nella popolazione generale sia caratteristici delle persone immunocompromesse sia peculiari di chi presenta tale sindrome. L'AIDS è causata dal virus HIV. Il Fiocco rosso è il simbolo universale della solidarietà verso le persone sieropositive e quelle che convivono con l'AIDS. La sindrome è, allo stato attuale delle cose, curabile con numerosi farmaci ma ancora non guaribile, nel senso che non è possibile eradicare totalmente il virus dall'ospite. Le terapie odierne, di gran lunga meglio tollerate di quelle usate al momento dell'emergenza dei primi anni '80, riescono ad abbassare la viremia (quantità di virus presente nel sangue) a livelli bassissimi o non rilevabili consentendo la rigenerazione dei linfociti e la prosecuzione di una vita esente dalle malattie opportunistiche che normalmente si presentano nelle persone non curate. L'andamento clinico-patologico della sindrome è estremamente variabile tra gli individui per il fatto che la progressione dell'infezione dipende da fattori genetici sia del virus (Campbell et al., 2004; Campbell et al., 2005; Senkaali et al., 2005) che dell'ospite (Clerici et al., 1996; Morgan et al., 2002a; Tang et al., 2003) che dalle condizioni igieniche e dalle co-infezioni (Morgan et al., 2002b; Lawn et al., 2004). Esiste un unico caso documentato in Italia, a Roma, di soggetto immune (vedi in seguito). Nei paesi in cui le costose cure antiretrovirali e le cure per le infezioni opportunistiche e neoplastiche sono maggiormente disponibili, o come in Italia pagate dal SSN, la mortalità dell'AIDS è di molto ridotta (Palella et al., 1998), bilanciata però dai problemi causati dagli effetti collaterali (Montessori et al., 2004) dallo sviluppo di resistenza ai farmaci, dalla scarsa aderenza ai regimi terapeutici prescritti. [modifica] EpidemiologiaUn confronto internazionale, 2005 Mappa dell'Africa colorata in base all'incidenza della percentuale di sieropositivi adulti (età 15-49) Si pensa che la sindrome sia originata nell'Africa sub-sahariana (Gao et al., 1999) per mutazione di un retrovirus animale, forse della scimmia, che nel XX secolo fu trasmesso alla popolazione umana diventando poi una epidemia globale. La UNAIDS e il WHO stimano 25 milioni di morti dalla scoperta della sindrome, il che ne ha fatto una delle più terribili epidemie della storia. Nel solo 2005 sono stati stimati circa 3,1 milioni di morti di cui 570.000 bambini. Globalmente, un numero compreso tra 36,7 e 45,3 milioni di persone vive con l'HIV (fonte UNAIDS, 2005). Nel 2005, un numero compreso tra 4,3 e 6,6 milioni di persone è stato infettato e un numero compreso tra 2,8 e 3,6 milioni di persone è morto per l'AIDS, un incremento dal 2004 e il numero più alto dal 1981. Il più recente report di valutazione del World Bank's Operations Evaluation Department valuta l'efficacia dell'assistenza offerta dalla Banca Mondiale agli stati in termini di definizione delle strategie, lavoro analitico e prestiti con l'esplicito obiettivo di ridurre l'impatto epidemico dell'AIDS. Questa è la prima valutazione generale dell'aiuto della Banca Mondiale alle nazioni, dall'inizio dell'epidemia di HIV/AIDS fino a metà del 2004. Trattando di implementazioni di programmi governativi per i governi, il rapporto fornisce indicazioni su come i programmi nazionali per la lotta all'AIDS possono essere resi più efficaci. Nei paesi dell'Africa Sub Sahariana vi sono circa 25-28 milioni di persone infette da HIV, più del 60% di tutta la popolazione e più dei tre quarti delle donne. In America latina e nell'area caraibica, nello scorso anno, vi sono state circa 2.000 infezioni che hanno portato il numero di sieropositivi a circa 2 milioni. Con i suoi 100.000 morti tale area è quella che è stata più colpita dopo l'Africa Sub Sahariana. In medio oriente ed in Nord Africa, ad eccezione del Sudan, tutta l'area presenta una prevalenza di HIV bassa. Attualmente vi sono circa 600.000 infetti dal virus (compresi i 55.000 che si sono aggiunti lo scorso anno) e nel 2003 l'AIDS ha ucciso circa 45.000 persone. Nei paesi dell'Europa dell'Est e dell'Asia Centrale l'epidemia è in espansione con 1,3 milioni di persone sieropositive contro le 160.000 del 1995.
[modifica] PatogenesiCiò che l'infezione virale
provoca è la comparsa di uno stato infiammatorio cronico che si risolve in
un deficit funzionale e quantitativo del sistema immunitario. Sebbene una
risposta immune particolarmente forte può essere utile per controllare la
replicazione virale, il mantenimento di un tale stato nel corso del tempo
può portare a progressivo esaurimento e deplezione cellulare.
Attualmente si ritiene che tutti questi fenomeni non abbiano una base univoca ma multifattoriale:
(TCR) con conseguente aggregazione dei CD4 e scatenamento del fenomeno apoptotico. Nella genesi di questo fenomeno, tuttavia, sono coinvolti altri fattori. Varie proteine virali, env, vpr, nef, vpu e tat hanno dimostrato di indurre apoptosi in linfociti T non infetti sebbene tra essa si ritenga che in vivo l'azione più importante venga svolta da env. Anche l'attivazione del recettore CXCR4 riveste una certa importanza in quanto esso è in grado di indurre una cascata molecolare apoptotica indipendente da Fas. Altri studi, inoltre, hanno dimostrato che l'attivazione di CXCR4 è un evento importante nello sviluppo dell'apoptosi sia dei linfociti CD4+ che CD8+.
In corso di infezione da HIV vengono a crearsi due compartimenti virologici distinti ma comunicanti:
Se il compartimento attivo gioca un ruolo importante nel danneggiare il sistema immunitario, quello di latenza è il principale responsabile della mancata eradicazione del virus dall'organismo. I reservoir di HIV vengono
suddivisi in cellulari ed anatomici. Dei reservoir anatomici fanno parte, invece, il sistema nervoso centrale ed i testicoli (sebbene altri compartimenti dell'organismo siano sopettati di avere una funzione simile). Le cellule follicolari dendritiche sembrano avere un ruolo importante, almeno nelle prime fasi dell'infezione, a causa della loro funzione di presentazione dell'antigene, nel portare il virus a contatto con gli organi linfoidi o i linfociti CD4+. Oltre a ciò si è visto che sono capaci di trattenere sulla loro superficie un elevato quantitativo di virioni. Tuttavia in corso di terapia antiretrovirale tale numero si riduce drasticamente a tal punto che qualche autore sostiene che esse, in corso di terapia antiretrovirale efficace, perdano la loro funzione di reservoir o, al massimo, che diventi di secondo piano. È da notare, tuttavia, che tale conclusione non è unanimemente condivisa. I linfociti CD4+ quiescenti possono essere infettati da HIV anche se le modalità di questo fenomeno non sono ancora chiare. I linfociti quiescenti vengono sottoposti a maturazione nel timo e da lì emergono rimanendo in uno stato latente fino all'incontro con l'antigene. Si ritiene che l'infezione col virus possa avvenire o nello stadio immaturo all'interno del timo (organo nel quale il virus è stato rintracciato) o nello stadio di quiescenza una volta completata la maturazione. In tal caso si ritiene che a causa dello stato di quiete della cellula il genoma virale si trovi nella forma non integrata. Un'altra ipotesi sostiene che il virus infetti linfociti attivi i quali, una volta concluso il loro stato di attività, possono andare incontro ad uno stato di latenza, ammesso che siano riusciti a sopravvivere. In tal caso il genoma virale si trova nella forma integrata anche se non si ha produzione di virioni. I monociti/macrofagi sono un compartimento sottoposto ad un infezione cronica e produttiva da parte di HIV, essendo poco sensibili agli effetti citopatici del virus. La continua produzione virale e la capacità dei monociti di veicolare il virus in quasi tutto l'organismo rendono tale compartimento il più importante nel mantenimento dell'infezione. È noto,inoltre, che i monociti/macrofagi sono la principale fonte di virus in caso di interruzione o fallimento della terapia antiretrovirale. È noto che HIV si può ritrovare nel sistema nervoso centrale di individui infetti. Da alcuni dati si ipotizza che la penetrazione del virus possa avvenire in tempi molto precoci dopo l'ingresso nell'organismo. Nel sistema nervoso centrale l'infezione virale è limitata ai macrofagi ed alle cellule della microglia mentre gli altri tipi cellulari non sembrano essere coinvolti (tranne gli astrociti la cui infezione, come si è affermato precedentemente, non è produttiva). L'assoluta particolarità del sistema nervoso centrale quale elemento di riserva di HIV la si evince anche dal fatto che il virus in esso presente è genotipicamente e fenotipicamente differente rispetto a quello plasmatico ed è tendenzialmente R5-using. Per quanto riguarda l'apparato genitale maschile è noto che nel liquido seminale il virus si può rintracciare. sebbene non sia chiaro da quale cellule possa venir trasmesso. Da questo punto di vista è interessante notare che, in alcuni esperimenti, HIV-2, ma non HIV-1, abbia dimostrato di infettare le cellule di Leydig. Un altro studio ha dimostrato che i macrofagi testicolari esprimono CCR5, CXCR4, CD4 e CD45 suggerendo che essi siano i principali distributori del virus a quel livello. Anche nel caso dell'apparato genitale il virus rintracciabile presenta mutazioni differenti rispetto a quello plasmatico. [modifica] ClinicaGrafico che mostra l'andamento della carica virale e dei linfociti CD4 nel corso dell'infezione da HIV In circa la metà delle persone infettate dal virus dopo circa 3-6 settimane dal contatto si verifica una sindrome similnucleosica, la quale è espressione della cosiddetta "infezione acuta primaria" (o PHI: Primary HIV Infection), la prima fase dell'infezione da HIV, che spontaneamente regredisce e che è caratterizzata da: faringite, febbre, linfoadenopatia, astenia, cefalea, sonnolenza e rash cutaneo morbilliforme. La gravità dei sintomi è assai variabile. Tali manifestazioni si accompagnano ad un'intensa viremia ed ad un forte aumento della proteina p24. In alcuni casi si sono verificate delle infezioni opportunistiche probabilmente a seguito di una rapida diminuzione o disfunzione dei linfociti CD4. Come affermato precedentemente tale quadro sindromico regredisce in maniera spontanea e si assiste anche ad un aumento dei CD4 che tende a riportarsi nella norma (o a poco meno) ed a rimanere costante per un periodo più o meno lungo. Nel 10% dei casi, tuttavia, il quadro immunologico non migliora e precipita in maniera fulminante. A distanza di 1-3 mesi
dall'infezione si può verificare una
sieroconversione con comparsi di
anticorpi contro gli antigeni virali. Si ritiene che questo fenomeno sia
coinvolto nella regressione della sintomatologia similnucleosica in quanto
determina una brusca diminuzione, fino ad un valore di equilibrio noto con
il nome di set point virologico, della carica virale che, talvolta, diventa
così bassa da non essere più rilevabile anche se il virus permane a livello
dei linfmonociti. Il sistema immunitario, però, non riesce ad eliminare
completamente il virus dall'organismo. La continua deplezione dei linfociti CD4 e la loro disfunzione causano la comparsa di malattie alcune delle quali dovute ad infezioni opportunistiche mentre le altre sembrano dovute allo stato di infezione cronica da HIV. Tra le più frequenti si ricordano:
In questo stadio possono anche
comparire lesioni neurologiche di vario tipo sia periferiche che centrali
(queste ultime fanno parte di un complesso sindromico che va sotto il nome
di
AIDS Dementia Complex). Lo stato di ARC successivamente culmina nello stadio di AIDS conclamato caratterizzato da svariate infezioni opportunistiche (polmonite da |