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GNU Free Documentation License ErniaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cerca
Per ernia si intende la fuoriuscita di un viscere dalla cavità che normalmente lo contiene attraverso un orifizio o un canale anatomico o comunque attraverso una soluzione di continuo. Nello spostamento i visceri possono rimanere all'interno del corpo e si parla in questo caso di ernie interne o proiettarsi verso l'esterno, ernie esterne, finendo con lo sporgere sotto la cute. Il termine viscere indica in generale tutti gli organi contenuti nelle tre cavità presenti in un organismo: cerebrale, toracica, addominale, ma in realtà sono soggetti a erniarsi soltanto i visceri mobili o quelli colpiti da determinate patologie. Distinguiamo pertanto:
[modifica] Ernie addominali[modifica] Eziologia e PatogenesiLe ernie addominali possono essere divise in due gruppi:
Il meccanismo di formazione dell’ernia richiede delle situazioni predisponenti come appunto una malformazione o una assottigliamento/debolezza della parete quale si può osservare nelle magrezze costituzionali o nell’età avanzata o in corso di gravidanza ed una condizione scatenante legata all’aumento della pressione endo-addominale che, spingendo i visceri contro le porte erniarie, ne favorisce la fuoruscita. Tra le cause di questo aumento di pressione alcune situazioni patologiche come l’ascite o la bronchite cronica (per i continui colpi di tosse) o la stipsi cronica, ma anche la obesità, gli sforzi. Il prevalere dei fattori predisponenti o di quelli scatenanti determina la distinzione tra ernie da debolezza ed ernie da sforzo. Il meccanismo patogenetico è piuttosto semplice. Gli aumenti di pressione, comunque provocati, spingono i visceri mobili contro la parete addominale (foderata dal peritoneo parietale) nella quale sono presenti in alcune zone, dette porte erniarie, le soluzioni di continuo di cui si è detto. Nel caso di uno sforzo improvviso o piuttosto a causa del ripetersi degli sforzi ed in presenza di una parete debole si produce uno sfiancamento della stessa, e del peritoneo che la ricopre, per cui il viscere finisce con lo sporgere al di fuori della cavità addominale collocandosi in un sacco formato dal peritoneo estroflesso (fig.1).
fig.1 [modifica] Caratteristiche ed EpidemiologiaIl meccanismo descritto spiega perché un’ernia è sempre caratterizzata da:
fig.2 Vi sono alcune regioni della parete addominale, dette zone o porte erniarie, nelle quali è possibile la formazione di un’ernia e che le danno il nome che la contraddistingue. La patologia erniosa è indipendente dall’età e dal sesso anche se questi due fattori in qualche misura ne caratterizzano alcune forme:
[modifica] Sintomatologia e ComplicazioniL’ernia, quando non complicata, ha una sintomatologia non particolarmente penosa per il paziente. Viene avvertita come una sensazione di tensione o peso che in determinate condizioni quali l’ortostatismo prolungato, sforzi particolari, ma anche nelle prime fasi della malattia può accompagnarsi a fitte dolorose che cessano comunque al rientrare dell’ernia in cavità addominale. La entità della tumefazione è legata al tipo di ernia e al grado di sviluppo. In alcuni casi è poco o affatto evidente, in altri casi diventa progressivamente più voluminosa fino a raggiungere in alcuni casi di ernia ombelicale ma soprattutto inguinale un volume mostruoso. La sua consistenza è teso-elastica, pastosa o granulosa a seconda del contenuto. Diversa la sintomatologia dell’ernia in caso di complicanze. Queste sono rappresentate da:
[modifica] Quadri clinici[modifica] Ernia inguinaleSi fa strada nella regione inguinale, area triangolare delimitata in basso da una linea che si identifica con il legamento inguinale, medialmente dal margine laterale del Muscolo retto dell'addome e da una terza linea ideale che congiunge la spina iliaca anteriore superiore al margine del muscolo retto (fig.3).
fig.3 Questa area è percorsa dal canale inguinale (costituito da un orifizio interno, dal canale vero e proprio e da un orifizio esterno) che nel maschio è attraversato dal funicolo spermatico e nella donna dal legamento rotondo dell' utero. L’ernia nel suo decorso segue il canale inguinale impegnandone prima l’orifizio interno, poi progressivamente tutto il resto fino a sporgere fuori dall’orifizio esterno. A questo punto il sacco erniario progressivamente occuperà la borsa scrotale. È evidente che nel suo progredire il sacco si fa strada in mezzo agli elementi del funicolo spermatico. Clinicamente si distinguono pertanto varie fasi:
La tumefazione diventa evidente soltanto nell’ultima fase. Inizialmente può essere evidenziata soltanto con una manovra particolare che consiste nell’introdurre il dito indice nello scroto a cercare l’orifizio inguinale esterno invitando il paziente a tossire. In questo caso l’aumento della pressione addominale spingerà in basso l’ernia che potrà essere percepita dal dito esploratore (fig.4).
fig.4 Una forma particolare di ernia inguinale è la
fig.5 In questo caso l’ernia si manifesta nella prima infanzia, a volte anche più tardi. La differenza rispetto alla forma adulta è legata al meccanismo patogenetico. Nell’ernia congenita il sacco non si forma col meccanismo descritto ma è già presente alla nascita per mancata obliterazione del dotto peritoneo vaginale. Quest’ultimo è un condotto presente nella fase embrionaria e che serve alla migrazione del testicolo dalla sua posizione originaria verso il basso, nello scroto. La diagnosi di un'ernia inguinale, semplice nelle forme conclamate, è più difficile in quelle iniziali, a volte impossibile agli esordi. Nelle forme scrotali si impone una diagnosi differenziale con alcune patologie a carico del testicolo: varicocele, idrocele, tumori del testicolo. [modifica] Ernia cruraleErnia che si fa strada nella regione crurale (fig.6) attraverso la porta crurale che è quella che attraversano i grossi che vanno alla coscia: arteria e vena femorale.
Fig.6 - Regione crurale È particolarmente frequente nella donna per la configurazione del bacino e perché in questo sesso la porta è più slargata. Non diventa mai molto voluminosa e abitualmente non è riducibile. La diagnosi clinica è agevole ed il fatto che la tumefazione rimane al di sotto della linea inguinale di Malgaigne (che idealmente congiunge la spina iliaca anteriore superiore al tubercolo pubico)e serve a distinguerla facilmente dalle ernie inguinali in cui la tumefazione è costantemente al di sopra. Problematico è distinguerla da eventuali tumefazioni a carico di un grosso linfonodo presente in quella sede e che è il linfonodo di Cloquet. [modifica] Ernia ombelicaleTerza in ordine di frequenza quest’ernia si fa strada attraverso l’orifizio ombelicale (fig.7).
fig.7 Si distinguono varie forme:
[modifica] Ernia epigastricaSi fa strada attraverso le piccole lacune presenti nella linea alba e che servono al passaggio dei vasi e dei nervi locali. Quesa ernia in genere si presenta piuttosto piccola e quasi mai riducibile. Va facilmente incontro a strozzamento. [modifica] TerapiaL'ernia pur non rappresentando una rischio per la vita, almeno nelle forme non complicate, costituisce una patologia che può diventare estremamente invalidante. Non stupisce quindi il fatto che fin dalle epoche più remote si sia cercato di curarla con interventi chirurgici. Grandi maestri della chirurgia romana come Galeno praticavano la erniotomia così come anche, in epoca medioevale, grandi chirurghi quali Guy de Chauliac o Abu'l Qazim Azzahracei conosciuto meglio come Abulcasis, che ci hanno tramandato accurate descrizioni della patologia e delle tecniche operatorie per risolverla. Non solo, ma a quell'epoca e poi per molti secoli ancora si videro girare per le campagne di tutta l'Europa dei praticoni, i cerusici o norcini, capaci di eseguire, spesso anche con grande perizia, tutta una serie di interventi chirurgici tra i quali appunto le erniotomie. L'intervento consisteva nell’isolare il sacco, nell'aprirlo, nel ridurre in cavità i visceri erniati e nel richiuderlo, asportandone il corpo ed il fondo. Questa erniotomia è quella che in sostanza viene praticata ancora oggi ma non veniva seguita da una adeguata chiusura con rinforzo della breccia parietale per cui erano inevitabili le recidive. Bisogna aspettare l'avvento del XIX secolo quando contemporaneamente e a seguito di alcune scoperte fondamentali per la chirurgia quali quelle dell’anestesia grazie a Wells e Morton, o della natura dell’infezione grazie a Pasteur e Robert Koch e dei metodi di asepsi legati alle intuizioni di Semmelweis e Lister si ha anche il fiorire di numerose tecniche operatorie e quindi di interventi ora possibili perché meno rischiosi e dolorosi. È vanto della scuola chirurgica italiana il metodo che, alla fine dell'800, venne proposto per la terapia chirurgica radicale dell'ernia. Si deve al grande chirurgo pavese Edoardo Bassini [2] [3] che alla fine del 1800 propose una tecnica di asportazione dell’ernia inguinale con contemporanea ricostruzione della parete inguinale. La bassa incidenza di recidive segnò le fortune di questa tecnica in Italia ed in molti altri paesi. Viceversa da altre parti, in particolare nei paesi di lingua inglese, il tasso di recidive era più significativo probabilmente per il ricorso ad altre tecniche e nel caso della Bassini forse per una non corretta applicazione della tecnica originale. Così in queste aree per questo motivo ma anche per ragioni pratiche legate soprattutto alla necessità di restituire i pazienti alla attività lavorativa più precocemente si cercarono soluzioni chirurgiche alternative. Fino a giungere ad una sorta di rivoluzione tecnica quando per la ricostruzione ed il rinforzo della porta erniaria si cominciò a fare ricorso ad una sottile rete protesica di materiale vario. Questa tecnica che vede tra i suoi primi ideatori Irving L. Lichtenstein[4] e un italo-americano , E.Trabucco [5], conta numerose varianti. Ha il pregio di poter essere praticata in anestesia locale, di limitare al massimo il dolore, ma soprattutto di avere un tasso di recidive praticamente inferiore all'1% La ernioplastica mediante protesi è ormai l'intervento standard per le forme inguinali. Da qualche anno si è imposto anche l’accesso laparoscopico alla terapia chirurgica dell’ernia, ma indubbiamente esso, molto più invasivo e complesso, va riservato a casi selezionati quali sicuramente le plurirecidive ed in alcuni casi la bilateralità dell'ernia. [modifica] Siti consigliati
[modifica] Note
[modifica] Voce correlate
[modifica] External Links
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