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Ipoglicemia

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Ipoglicemia è un termine medico che indica uno stato patologico causato da (e definito come) un basso livello di zuccheri (glucosio) nel sangue. L'ipoglicemia provoca una nutrita serie di effetti e di sintomi, la maggior parte dei quali originata da uno scarso afflusso di glucosio al cervello, che ne riduce le funzioni (neuroglicopenia): questa diminuzione della funzione cerebrale può andare da un vago senso di malessere al coma e in casi rari alla morte. Una condizione di ipoglicemia può avere origine da molte cause diverse, e può accadere a qualunque età.

Nella medicina popolare americana (familiarmente o fra amici) si parla di ipoglicemia anche per indicare uno stato di sbalzi di umore e di ridotta funzionalità cognitiva, ma che non è associato a un basso livello di glucosio nel sangue: il rimedio adottato è in genere un cambiamento nella dieta. Nella letteratura medica americana questo tipo di ipoglicemia è designato come ipoglicemia funzionale e presenta gli stessi sintomi dell'ipoglicemia reattiva ma non è associata a bassi livelli di glucosio.

Indice

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Livelli di glucosio: quando sono normali e quando no? [modifica]

Il livello di glucosio nel sangue (glicemia) definito come limite inferiore varia a seconda della definizione adottata: se si considera la media della popolazione, la probabilità degli effetti o la risposta metabolica. In questo articolo esprimeremo la glicemia in millimoli per litro (mM/l), che è lo standard in Nord America: in Europa la glicemia viene in genere espressa in milligrammi per decilitro (mg/dl): in ogni caso, per convertire valori da mM/l a mg/dl basta moltiplicare i primi per 18.

Ricerche condotte su adulti sani hanno dimostrato che la capacità mentale cala in modo misurabile quando la glicemia scende sotto le 3,6 mM/l, e se il glucosio scende ancora, sotto le 3 mM/l si attivano dei meccanismi ormonali di difesa (adrenalina e glucagone). Studi su un grosso numero di bambini e giovani adulti hanno mostrato che è molto raro che i livelli di glucosio nel sangue restino stabilmente sotto le 3,3 mM/l o sopra le 5,5 mM/l: d'altra parte casi del genere esistono, e vi sono persone che pur avendo normalmente una glicemia al di sotto di questo intervallo non mostrano sintomi particolari, né danno segni di malattia.

Nell'infanzia e nella prima fanciullezza la glicemia è un po' più bassa che nell'età adulta, sebbene comunque sopra le 3,3 mM/l, dopo il periodo neonatale. Nei neonati, stabilire quale sia il livello di glucosio "normale" è più difficile; dagli studi e dall'esperienza clinica non è raro riscontrare neonati perfettamente in salute con una glicemia di 2 mM/l o addirittura 1,5 mM/l fin dal primo giorno di vita. Sembra evidente che il cervello dei neonati è in grado di sfruttare fonti di energia alternative al glucosio, in caso di necessità. I neonatologi continuano a discutere su come sia possibile e su quali rischi comporti una glicemia tanto bassa, ma l'opinione generale sembra concorde nell'indicare un livello di 3,3 mM/l come ottimale. Nei neonati malati, sottopeso o prematuri un basso livello di glucosio è anche più comune: in tali circostanze la raccomandazione è di tenere la glicemia almeno a 2,2 mM/l. Alcuni indicano come meta terapeutica da raggiungere le 4 mM/l, soprattutto in caso di iperinsulinismo, quando le fonti alternative di energia potrebbero essere meno disponibili.

I valori di glucosio citati sopra sono riferiti al siero venoso: per gli scopi clinici, il livello di glucosio nel plasma e nel siero dei capillari è quasi identico, e nel sangue arterioso è leggermente più alto. Nel sangue intero invece il livello complessivo di glucosio (quello misurato dai glicometri portatili "da dito" per diabetici)è più basso di circa il 15%: se aggiungiamo che questi apparecchietti hanno un margine di errore del 15%, si può avere una lettura di glicemia di 1,6 mM/l quando in realtà è a 3 mM/l, bassa ma non ancora critica.

Ci sono altri due fattori che influenzano il valore misurato della glicemia: primo, la differenza fra livello di glucosio nel sangue intero e nel siero è maggiore quando l'ematocrito è alto, come nei neonati (un alto livello di ematocrito nei neonati può ulteriormente confondere i glicometri). Secondo, se il campione di sangue non viene posto in provette al fluoruro o non viene immediatamente trattato per separare il siero dalle cellule che contiene, queste consumeranno lentamente il glucosio nel siero, abbassandone la concentrazione (consumo in vitro).

 

Patofisiologia: perché il cervello soffre per primo [modifica]

Come la maggior parte dei tessuti animali, il metabolismo del cervello dipende principalmente dal glucosio come fonte di energia nella maggior parte dei casi. Alcuni tessuti, come i muscoli, il fegato, i reni, l'intestino e perfino i globuli bianchi, possono immagazzinare una certa quantità di glicogeno come riserva cui attingere se la glicemia scende troppo: il cervello invece non ha riserve e dipende interamente dal sangue per il rifornimento di glucosio necessario, che arriva ai neuroni e alle altre cellule nervose per diffusione dai capillari. Perciò, se la concentrazione di glucosio nel sangue diminuisce, il cervello è il primo organo a risentirne.

L'importanza di fornire la necessaria quantità di glucosio al cervello è evidente dal numero e varietà di meccanismi (nervosi, ormonali e metabolici) che scattano appena la glicemia scende sotto il livello di guardia; la maggior parte sono difensivi o adattativi, e tendono a ridurre il consumo di energia e ad alzare la glicemia agendo sulla glicogenolisi e sulla gluconeogenesi, o attivano fonti di energia alternative.

 

Segnali e sintomi di ipoglicemia [modifica]

I sintomi e gli effetti dell'ipoglicemia possono essere divisi in quelli prodotti dai sistemi di regolazione ormonali (adrenalina e glucagone) che si innescano al diminuire della glicemia, e in quelli neuroglicopenici prodotti dall'insufficiente apporto di glucosio al cervello.

 

Effetti adrenergici [modifica]

 

Effetti glucagonici [modifica]

 

Effetti neuroglicopenici [modifica]

  • Stato mentale alterato, instabilità
  • Disforia aspecifica, ansia, depressione, pianto, paura di morire
  • Pessimismo, irritabilità, aggressività, rabbia
  • Cambiamento di personalità, instabilità emotiva
  • Fatica, debolezza, letargia, sogni ad occhi aperti, sonno
  • Confusione, amnesia, delirio
  • Sguardo vitreo, visione doppia, visione sfocata
  • Comportamenti automatici
  • Difficoltà nel parlare
  • Atassia, scoordinazione, a volte scambiate per ubriachezza
  • problemi motori generali o localizzati, paralisi, emiparesi
  • Parestesia, mal di testa
  • Shock, coma, respiro anormale

Non tutti i sintomi elencati compaiono in una crisi ipoglicemica, e non c'è un ordine preciso fra essi. I sintomi di un particolare caso di ipoglicemia dipendono dall'età della vittima e dalla gravità dell'ipoglicemia. Nei bambini, l'ipoglicemia mattutina con chetosi è spesso accompagnata da vomito; nei ragazzi e negli adulti una ipoglicemia di media gravità può dare sintomi simili a quelli di una mania, di malattia mentale o di ubriachezza, mentre in persone più anziane i sintomi possono assomigliare a un ictus. Una stessa persona tende a presentare sempre gli stessi sintomi in episodi successivi.

L'ipoglicemia nei neonati può manifestarsi con irritabilità, malessere, spasmi mioclonici, cianosi, sudorazione, stress respiratorio con episodi di apnea, ipotermia, ipotonia, sonnolenza e rifiuto del cibo. Può rassomigliare a asfissia, ipocalcemia, sepsi o malattie cardiache.

Sia nei pazienti giovani che in quelli anziani, il cervello può abituarsi a bassi livelli di glucosio, con una attenuazione dei sintomi esterni nonostante il problema neuroglicopenico. Nei pazienti con diabete insulinodipendente, questo fenomeno è detto ipoglicemia inconsapevole e rappresenta un grave problema clinico quando si tenta un controllo glicemico migliorato. Un altro aspetto di questo fenomeno si ha nella glicogenosi di tipo I, quando l'ipoglicemia cronica prima della diagnosi può essere meglio tollerata dell'ipoglicemia acuta che si ha durante la terapia.

Nella maggioranza dei casi, ipoglicemie tali da causare malori o stati di incoscienza possono essere risolte senza che il cervello subisca danni; casi di morte o di danni neurologici permanenti dovuti ad un singolo episodio di ipoglicemia si sono avuti solo in occasioni di stato di incoscienza molto prolungato e senza soccorsi, impedimenti alla respirazione, ulteriori malattie o incidenza di altre complicazioni. In ogni caso, una grave e prolungata ipoglicemia può a volte portare a danni cerebrali o alla morte.

 

Cause di ipoglicemia [modifica]

La causa più comune di ipoglicemia moderata è la mancata assunzione di nutrienti per un prolungato periodo di tempo (16-24 ore), tempo occorrente per esaurire le riserve di glicogeno epatico.

Una causa di ipoglicemia iatrogena frequente nei diabetici è l'accidentale (o intenzionale) sovradosaggio di farmaci antidiabetici o di insulina, oppure il non mangiare quando necessario dopo aver preso questi medicinali.

Un'altra grave causa di ipoglicemia è l'insulinoma, un tumore delle cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas: questo tumore causa una superproduzione di insulina che si riversa nel sangue in dosi massicce. Dai livelli di peptide C nel sangue si può capire se l'insulina prodotta è di origine esterna o pancreatica.

Ci sono ovviamente altre cause, sia nei diabetici che nelle persone non diabetiche.

In genere, nei diabetici l'ipoglicemia è rara e non molto grave, si risolve facilmente con un moderato apporto di carboidrati, tuttavia se non si interviene può portare alla perdita di coscienza. Nei non diabetici si differenzia l'ipoglicemia in due casi: reattiva (postprandiale o comunque dopo i pasti) e digiunale (postassorbitiva). L'ipoglicemia reattiva si ha circa 4 ore dopo aver mangiato; non tutte le cause sono ben comprese, e ci sono ancora pareri discordanti su quali siano le maggiori. L'ipoglicemia digiunale invece si diagnostica con un esame del sangue che mostri una glicemia sotto le 3 mM/l dopo una notte a digiuno, fra i pasti o dopo esercizio fisico.

L'ipoglicemia reattiva può essere, se particolarmente severa, segno di prediabete in persone predisposte e con parenti malati. L'ipoglicemia digiunale invece può essere sintomo di iperproduzione insulinica o di ridotta disponibilità delle riserve di glicogeno e alcune tra le cause possono essere l'assunzione di alcuni farmaci o di tossine, gravi malattie, alcuni tipi di tumori, carenze ormonali, alcolismo o alcune condizioni ricorrenti durante l'infanzia.

Si parla inoltre di ipoglicemia funzionale quando la causa è un problema del metabolismo, e di ipoglicemia idiopatica quando invece non è possibile individuare una causa fisiologica definita per il basso valore di glicemia. La lista che segue è divisa per classi di cause: nonostante la lunghezza, la lista non è esaustiva.

 

Cause di ipoglicemia neonatale transitoria [modifica]

  • Prematurità
  • Ritardo di crescita intrauterina
    • Minore di due gemelli
  • Sindrome da stress respiratorio grave
  • Tossiemia materna
  • Asfissia perinatale

 

Inedia e malassorbimento [modifica]

 

Insufficienze organiche e patologie gravi [modifica]

 

Tumori extrapancreatici [modifica]

 

Iperinsulinismo [modifica]

  • Iperinsulinismo neonatale transitorio
    • dovuto a fattori materni
      • Diabete materno
      • Eritroblastosi fetale
      • Eccesso di glucosio endovenoso durante il parto
      • Sulfonilurea materna
      • Medicinali tocolitici simpatomimetici (p.es. ritodrina)
    • dovuto a fattori infantili
      • Ritardo di crescita intrauterina
      • Asfissia perinatale
      • Errato posizionamento del catetere ombelicale
  • Iperplasia delle cellule beta o errata regolazione infantile
  • Sindrome di Donohue (leprechaunismo)
  • Tumori che secernono insulina (insulinomi)
    • Adenoma delle cellule beta
    • Carcinoma delle cellule insulari
    • Sindrome adenomatosica endocrina multipla
  • Ipoglicemia sensibile alla leucina
  • Sindrome pluriglandolare di iperplasia insulare, pituitaria, paratiroidea
  • Insulina esogena e secretori di insulina
    • Insulina
      • Terapia del diabete, iperglicemia
        • Eccessivo dosaggio di insulina o assorbimento accelerato
        • Eccessiva attività
        • Alimentazione errata o assorbimento ridotto o ritardato
        • Alcool
        • Medicinali che interagiscono sinergicamente
        • Sviluppo di altre malattie
        • Endocrinopatie acquisite
        • Insufficienze renali, cardiache o epatiche
      • Terapia dell'iperalcalemia
      • Terapia della depressione e della psicosi (shock insulinico)
    • Vaccino contro la pertosse

 

Carenze ormonali [modifica]

 

Difetti del metabolismo [modifica]

  • Glicogenolisi difettosa o accumulazione di glicogeno
    • Insufficienza di glucosio-6-fosfatasi (malattia di von Gierke)
    • Pseudoglicogenosi di tipo I
    • Insufficiente amino-1,6-glucossidasi (glicogenosi di tipo III)
    • Insufficiente fosforilasi epatica (glicogenosi di tipo VI)
    • Insufficiente fosforilasi-chinasi epatica (glicogenosi di tipo IXb)
    • Insufficiente glicogeno-sintasi (glicogenosi di tipo O)
  • Galattosio-1-fosfato-uridiltransferasi (galattosemia)
  • Difetti della gluconeogenesi e alimentazione del substrato
    • Insufficiente fruttosio-1,6-difosfatasi
    • Acidemia isovalerica
    • Ipoalaninemia
    • Fosfoenolpiruvato-carbossichinasi
    • Insufficiente piruvato-carbossilasi (sindrome di Leigh)
    • Insufficiente fruttosio-1-fosfato-aldolasi
  • Difetti della beta-ossidazione mitocondriale e del metabolismo degli acidi grassi
    • Carenza sistemica di carnitina
      • Carenze enzimatiche
      • Carnitina-palmitolotransferasi I
      • Carnitina-palmitolotransferasi II
      • Carnitina-aciltransferasi
    • Butirril-CoA-deidrogenasi
    • Idrossimetilbutaril-CoA-liasi
    • Metilcrotonil-CoA-carbossilasi
    • Acil-CoA-deidrogenasi a catena media
    • Acil-CoA-deidrogenasi a catena corta
    • Acil-CoA-deidrogenasi a catena lunga
    • Acil-CoA-deidrogenasi multipla (aciduria glutarica di tipo II)
    • 3-idrossiacil-CoA-deidrogenasi a catena lunga
    • 3-idrossiacil-CoA-deidrogenasi a catena corta
    • Carnitina/acilcarnitina-translocasi
  • Enoil-CoA-idratasi
  • Chetotiolasi
  • Succinil-CoA: acetoacetato-transferasi
  • Difetti del metabolismo degli amminoacidi
    • Malattia dell'urina a sciroppo d'acero
    • Acidemia metilmalonica
    • Aciduria idrossimetilglutarica
    • Tirosinosi
    • Fenilchetonuria
    • Acidemia propionica
  • Difetti vari del metabolismo
    • Difetto del trasporto tipo I del glucosio nel cervello
    • Aciduria metilglutaconica
    • Sucrosuria
    • Intolleranza al glicerolo
    • Varianti rare dell'intolleranza al galattosio
    • Altri difetti metabolici rari o congeniti e scarsamente documentati

 

Medicinali e tossine [modifica]

 

Cause idiopatiche e varie [modifica]

  • Ipoglicemia chetotica
    • Carenze ormonali ed enzimatiche identificabili
  • Cause idiopatiche
    • Ipoglicemia idiopatica ad eziologia sconosciuta
    • Autoimmune
    • Anticorpi anti-insulina
    • Anticorpi contro i recettori del'insulina
    • Stimolazione di anticorpi contro le cellule delle isole di Langehans nel pancreas
    • Tirotossicosi (estremamente raro)
    • Infezioni
    • Superallenamento
    • Cause di apparente ipoglicemia
      • Consumo di glucosio in vitro dopo il prelievo del campione di sangue
      • Globuli bianchi leucemici possono consumare molto glucosio in vitro
      • Policitemia o infanzia (consumo in vitro da parte dei globuli rossi)
      • Prelievo di sangue per analisi inaccurato
      • Intervalli di prelievo troppo brevi

 

Reattive, funzionali, postprandiali ecc. [modifica]

  • Prediabete (entrambe queste due categorie sono controverse)
    • Diabete giovanile (raro)
    • Diabete iniziale negli adulti
  • Dopo una iniezione endovenosa di glucosio
  • Improvvisa interruzione di nutrizione per via parenterale o di glucosio per endovena
  • Dopo una trasfusione con sangue ACD conservato, in neonati
  • Alimentare (svuotamente digiunale rapido con eccessiva risposta insulinica
  • Dopo una fondoplicazione per la terapia del riflusso gastroesofageo
  • Sindrome da scarico dopo una gastrectomia
  • Sindrome da viscere corto
  • Disturbo idiopatico della motilità gastrointestinale
  • Terapia di ormoni della crescita a giorni alternati
  • Ipoglicemia idiopatica reattiva o funzionale (raramente documentata al momento dei sintomi)
  • Sindrome idiopatica postprandiale

 

Terapia [modifica]

Per un singolo episodio ipoglicemico, se il paziente è cosciente, può bastare l'assunzione di alimenti ricchi di carboidrati); se ha perso conoscenza è necessario fornire glucosio per endovena e/o glucagone, un ormone con azione antagonista che contrasta lo stato ipoglicemico. Se il paziente è diabetico, il soccorritore deve stare molto attento, nella confusione dei soccorsi, a non somministrare una quantità eccessiva di glucosio e non iniettargli insulina, in entrambi i casi l'iper- o ipoglicemia evocata potrebbe portare conseguenze più gravi della crisi.

Per il trattamento a lungo termine dell'ipoglicemia reattiva le misure da adottare sono:

  • Fare piccoli pasti e spuntini circa ogni 3 ore
  • Fare esercizio fisico regolare
  • Preferire cibi ricchi di fibre
  • Evitare o limitare cibi ricchi di zuccheri, soprattutto a stomaco vuoto
  • Variare molto l'alimentazione:

Per l'ipoglicemia digiunale, stanti l'ampia gamma di cause possibili, non è possibile dare delle indicazioni generali; la terapia va decisa da un medico caso per caso.

 

Voci correlate [modifica]

 

Collegamenti esterni [modifica]

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