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Stress (medicina)

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Soldati in battaglia

Stress in senso medico si definisce l'insieme degli stimoli percepiti da un organismo come sollecitazioni, sia cognitive (coscienti), inconscie, ambientali, fisiologiche, biologiche, psichiche o relazionali. Si chiamano stressori e sono da intendere come autori di processi di adattamento dell'organismo a condizioni variabili inerenti l'ambiente e l'organismo stesso.

Ogni sollecitazione (stressore percepito coscientemente o meno) chiama immediatamente delle reazioni regolative: emotive, neurologiche, locomotorie, ormonali e immunologiche; in organismi sviluppati essi sono ulteriormente corretti da funzioni cognitive.

Lo stress non è quindi una frusta dell'umanità moderna ma una condicio sine qua non di tutti gli organismi viventi. Le sollecitazioni sono una condizione di vita, ma sia nel caso in cui gli stimolatori siano presenti per eccesso che per difetto possono creare disturbi fisici e mentali. Nota:

  • Stress per eccesso o difetto può essere causa di  malattia e generare le patologie più diverse,
  • Malattie e i correlati dolori sono causa di notevole stress.
  • Malattia <=> Stress formano quindi un circolo vizioso difficile da decifrare in termini di causa ed effetto e che causa notevoli grattacapi terapeutici.
     
     

    Stimoli e reazioni umane

Lo stress patologico provoca dei disturbi metabolici, viscerali, compotamentali dell'organismo provocato dall'azione di più svariati agenti. Tra questi agenti (agenti stressanti) si possono riscontrare:

Lo stress costituisce l'elemento principale della sindrome generale di adattamento formulata da Hans Selye. Questa capovolgeva alcuni punti di vista della medicina del tempo: l'attenzione era diretta sulla risposta dell'organismo, di conseguenza si poteva cominciare a pensare ad una cura in grado di modificare e di contenere questa risposta. Il termine deriva da una parole inglese che significa "forza", "violenza", mentre nel linguaggio medico indica la "somma di tutte le forze che agiscono contro una resistenza". Il termine, in italiano, è simile al significato di "tensione".

 
Vie di regolazione somatica umana nello stress

Indice

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Stressori

Di stressori ce ne sono miriadi. E quello che è stress per uno, è distensivo per l‘altro. E quello che mi stressa la mattina, il pomeriggio può non interessarmi più.

Abbiamo bisogno di continui stimoli per non finire in apatia o catatonia. L‘eccesso di stimoli ci manda d‘altronde in panico.

Non si tratta quindi di evitare stressori o concetti ideali di vita armoniosa ma di metterci possibilmente in situazioni dove armonie e dissonanze si susseguono in modo gestibile (che per ognuno di noi è diverso).

 
Stressori

Lo stress è qualcosa che ci tocca e mette in moto diversi meccanismi inconsci vegetativi di preparazione all‘azione. La nostra vita quotidiana e le regole sociali sono fatte in maniera che è difficile agire spontaneamente: la preparazione non trova sfogo. E‘ un po' come far funzionare un' automobile senza lasciare la frizione.

Trovare regolarmente sfogo è quindi un‘ottima misura antistressante. C‘è chi si fuma una sigaretta (antistressante con notevoli effetti collaterali), c‘è chi si sforza fisicamente senza esito (sport, già meglio) e c`è chi fa legna (ottimo, perché distrugge materialmente qualcosa a scopo utile). Il grafico accanto raggruppa classi di stressori.

 

Forme di stress

Forme di stress

Lo stress è normalmente classificato secondo il suo potenziale patogeno in:

  • normale, gestibile: eustress
  • continuo, a bassa intensità: distress cronico
  • accidentale, esistenziale, momentaneo: stress traumatico
  • per alcuni autori anche la noia (deficienza di stimoli) può essere paragonata allo stress: sia perché fa degenerare i meccanismi di controllo sia perché causa meccanismi intrapsichici stressanti

Altre classificazioni usano i nomi dei programmi di gestione per caratterizzare il tipo di stress come:

  • elementare organico (p.e. malattie, incidenti)
  • di auto-conservazione
  • di specie-riproduzione
  • socio-relazionale

Si distinguono pure le mosse sequenziali che servono ad affrontare uno stimolo potenzialmente stressante in:

  • preparazione
  • attivazione
  • attuazione della reazione

 

Programmi biologici per la regolazione di stress umano

Secondo gli scienziati del ramo ci sono dei "programmi" che in linea di massima controllano la reazione a stimoli stressanti nelle seguenti circostanze:

  • Auto - conservanti: come la preparazione, l'attivazione e l'esecuzione di attacco, difesa, inerzia, fuga, ...
  • Specie - riproduttivi: per puerperio, adolescenza, sessualità, concepimento, gravidanza, parto, allattamento, cure parentali
  • Socio - relazionali: perdita, attaccamento, lutto, emarginazione
Programmi biologici per la regolazione di stress umano

Dopo la percezione di uno stimolo, dagli organi dei sensi specifici o aspecifici, i segnali nervosi raggiungono il talamo e il sistema limbico dove vengono integrati e creano delle emozioni. In base a questo, si inseriscono dei programmi che attivano i sistemi:

  • locomotore,
  • neurovegetativo,
  • neuroendocrino,
  • endocrino,
  • e tramite gli ultimi tre anche il sistema immunitario

I sistemi agiscono poi in modo concertato sugli organi esecutivi con lo scopo di neutralizzare lo stimolo stressante.

I programmi sono predisposti geneticamente. Le funzioni cognitive umane però, danno loro delle sfumature individualizzate tramite meccanismi di impronte, socializzazione, automatismi esercitati e inibizioni specifiche.

 

Reazione umana a stimoli stressanti

Reazione umana a stimoli stressanti

Uno stimolo stressante raggiunge tramite gli organi di senso specifici e aspecifici il centro nervoso di integrazione e smistamento generale, il talamo, per poi essere elaborato nel sistema limbico sotto aspetti emotivi.

Un altro segnale "locomotore" torna simultaneamente

  • tramite gli archi di riflesso spinali e/o
  • il cervelletto

nell'organo locomotore adatto per eseguire immediatamente un comportamento che evita o respinge lo stimolo.

Nel frattempo:

  • il talamo come integratore generale secerne neurotrasmettitori centrali (poi anche periferici) che sembrano adatti ad affrontare la situazione
  • il sistema limbico, valutate le emozioni connesse con lo stimolo (anche basate sull'esperienza) mette in moto:
    • la regolazione neurovegetativa: il ramo simpatico per stimoli di "allerta" o il ramo parasimpatico per stimoli di ristoro
    • la regolazione neuroendocrina (ormonale) tramite la cascata ippotalamo - ipofisi - ghiandole endocrine. Secondo il caso tiroide, paratiroide, corteccia surrenale, midollo surrenale, isole del pancreas, timo, gonadi (utero, tube, testicoli, ...) e altre.
    • e corregge le prime mosse del talamo.

Tutti questi molteplici segnali vengono coordinati e portano a un comportamento "di pulsione istintiva" con le preparazioni metaboliche e locomotorie adatte. In caso ideale, dopo un certo tempo, l'evento stressante grazie a tutti questi impegni è neutralizzato e il ciclo è terminato. Si passa al ristoro fino al prossimo evento stressante. Questo meccanismo é presente in tutti i mammiferi.

Come esseri umani in una società complessa e regolata, abbiamo inoltre bisogno di un sistema cognitivo più o meno sviluppato che riesce:

  • a promuovere o a inibire secondo il caso certe mosse pulsive,
  • a sviluppare tattiche e strategie per affrontare stimoli stressanti
    • conflittuosi tra di loro o
    • non neutralizzabili

senza grossi danni fisici e/o mentali.

Il sistema cognitivo è determinato e viene formato tramite:

  • fattori genetici,
  • la socializzazione (nei primi vent'anni di vita)
  • impronte traumatiche (fisiche e psichiche), gratificazioni e frustrazioni (per determinate mosse) durante questo tempo e di seguito.

Reazioni cognitive al distress cronico

Fisiopatologia del distress cronico

Come esseri umani non abbiamo molta scelta di reazione cognitiva sullo stress:

  • Possiamo reagire smisuratamente, con tutte le forze emotive, verso ogni stressore minore . Questo a lungo va a scapito:
    • delle riserve fisiologiche incorrendo nel rischio di malattie somatiche e/o disturbi mentali come salutismo, ipocondria, ...
    • delle riserve mentali con conseguente isterismo, logorrea e/o il rischio di disturbi psichici paranoici.
  • Possiamo evitare e/o sfuggire sistematicamente a situazioni emozionali rischiose.
    • Questo permette sì una vita con poche sollecitazioni, ma abbassa man mano l'efficacia dei regolatori fisiologici e
    • impoverisce notevolmente le funzioni emotive.

Ambedue restringono notevolmente il campo di tolleranza agli stressori. In caso di rilevanti stressori ineluttabili la situazione diventa critica perché:

  • c'è il rischio di cadere in panico e in stati di lungo periodo di disorientamento
  • oppure, se riusciamo a reagire con impassibilità (inibendo le correlate emozioni) c'è il rischio di incappare in serie malattie psichiche.

Possiamo tentare di correggere il tiro di volta in volta in maniera che i margini di tolleranza rimangano intatti e l'intensità media, proprio media. È e rimane un tentativo, perché ci possono sempre toccare degli eventi più grandi di noi.

Stress e implicazioni socio - psico - somatiche

Reazioni neuro - endocrine allo stress

Lo stress è un meccanismo biologico che mette l'organismo in allerta. In quanto tale è esistenziale (come p. e. il dolore). Gli stressori possono essere organici (dolore, rumore, puzza, …), psichici (ansia, preoccupazioni, …) o sociali (dipendenza, repressione, …). Il grafico sottostante raggruppa risposte fisiche, psichiche e sociali a degli stressori. Un altro effetto dei meccanismi endocrini (tramite l’asse dell’aldosterone) è la produzione di proteine immuno - suppressori. Questo serve a concentrare tutte le forze sulla prevista azione. Se l’azione non avvviene e se lo stato di allerta persiste, il sistema immunitario viene notevolmente indebolito. Una volta a riposo (in vacanza) si presenteranno tutti malanni che il sistema immunitario finalmente riesce ad affrontare.

Se lo stress supera una certa durata di tempo, il fatto non permette più all'organismo di ricuperare. Si chiama allora distress. Con il tempo diventa cronico e malattia (Sindrome di adattamento).

È sofisticato distinguere lo stress psicologico dallo stress somatico. Infine ogni distress cronico coinvolge disturbi fisici, mentali e sociali.

Distress cronico come amplificatore di fattori rischio per malattie

Distress: Amplificatore di malattie

Il distress cronico e probabilmente anche dei traumi causano anzitutto un'amplificazione rilevante dei fattori a rischio per pressoché tutte le altre malattie degenerative.

Grossarth-Maticek ha dimostrato questo fatto in un esteso studio epidemiologico riguardo le malattie:

  • cardiocircolatorie: ipertensione, infarto cardiaco, ...
  • digestive e metaboliche: diabete II, sindrome metabolico, ulcere gastriche e duodenali, ...
  • respiratorie: tumori polmonari, ...

La continua sovrastimolazione dei sistemi neurovegetativi e ormonali tiene attivato continuamente le funzioni di allerta e disattivati le funzioni di ristoro. Questo fa esaurire con il tempo gli uni e degenerare gli altri. Il grafico di fianco (Distress) riporta un'esempio di Grossarth-Maticek riguardante tumori polmonari. Altre patologie dimostrano qualitativamente simili correlazioni.

Sindrome di adattamento, Esaurimento nervoso, Burning out, Cronique fatigue syndrome

Il nostro organismo resiste a lungo a rilevanti stressori: di solito troviamo delle compensazioni emotive e locomotorie.

Se invece la situazione si aggrava, diversi sistemi e organi degenerano e si ammalano sia per mancato uso sia per abuso (amplificazione di altre malattie).

In questo stadio non si fa tanto caso agli stressori (quelli del lavoro precedente sono sostituiti da quelli della malattia stessa).\\ Individui dalla costituzione molto robusta superano o non cadono invece in questa fase , finché i regolatori cedono e mettono fuori uso il normale funzionamento dell’ l'organismo.

Le nostre nonne questo stato lo chiamavano "esaurimento nervoso", Selye parlava di sindrome di adattamento (oggi si usa in aeronautica spaziale), i medici e psichiatri di oggi l'hanno nominato Burning out e Cronique fatigue syndrome.

La deviazione endocrina è poi responsabile per diversi disagi e rischi tipici dello stress, come p.es. l'impotenza, la frigidità, ipercolesterolemia e in stadi progrediti per il sindrome metabolico.

In qualunque modo lo si voglia chiamare, si tratta di uno stato di alto pericolo esistenziale per di più "inguaribile", perché non si riesce a "riparare" sistemi biologici trasandati con un po’ di medicina e un paio di consigli a buon mercato.

Trattamento del distress cronico

Il distress cronico si combatte con lavoro comportamentale e in casi d'emergenza con breve medicazione.

Lavoro comportamentale

Il lavoro terapeutico sullo stress consiste in un lavoro comportamentale generico come p. e.:

  • Test di autoregolazione e allenamento a maggiore autonomia
  • Test e allenamento a maggiore piacere e benessere
 
Stress e meccanismi comportamentali

secondo Grossarth-Maticek oppure in lavori comportamentali specifici come:

  • Gestione del tempo
  • Gestione finanziaria e di altre risorse
  • Gestione relazionale e sociale
  • Punto alla situazione di appagamenti e frustrazioni quotidiane

Il primo soccorso antistressante consiste in due regole:

  • evitare con tutti i trucchi situazioni frustranti
  • cercare con tutti i trucchi situazioni appaganti

Medicazione dello Stress

La medicazione dello Stress è ogni tanto inevitabile per calmare la situazione in modo da poter cominciare un lavoro comportamentale serio e portarlo al punto per cui le stampelle medicamentose diventano superflue. Normalmente bastano dei rimedi fitoterapici per i sistemi nervosi e ormonali. In casi gravi occorrono potenti psicofarmaci prescritti dallo psichiatra.

Voci correlate

Bibliografia

  • Selye, Hans: The Stress of life; McGraw-Hill (Paperback)
  • Pancheri, Paolo: Stress, emozioni, malattia; Mondadori 1983
  • Thibodeau Gary A. - Patton Kevin T.: Anatomia & Fisiologia; CEA 2005; Cur. Biondi C. - Ricci D. - Trevisi M.
  • Grossarth-Maticek, Ronald: Systemische Epidemiologie und präventive Verhaltensmedizin chronischer Erkrankungen; ISBN 3-11-016518-X; de Gruyter, Walter, GmbH & Co., Berlin 1999
  • Grossarth-Maticek, Ronald: Autonomietraining: ISBN 3-11-016881-2; de Gruyter, Walter, GmbH & Co., Berlin 2000
  • Hüther, Gerald: Biologie der Angst; ISBN 3-525-01439-2; Vandenhoeck & Ruprecht (GmbH &, Göttingen 1997)

Collegamenti esterni

Medicina
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Disturbo post traumatico da stress

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Il disturbo post-traumatico da stress (DPTS) (o Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD) è l'insieme delle forti sofferenze psicologiche, in alcuni casi perduranti anche per molti anni, che a volte si strutturano come conseguenza a medio-lungo termine di un evento traumatico, catastrofico o violento.

É denominato anche nevrosi da guerra, proprio perché inizialmente individuato nei soldati che sono coinvolti in pesanti combattimenti o in situazioni belliche di particolare drammaticità (con nomi e sottotipi diversi: Combat Stress Reactions, Battle Fatigue, Shell Shocks, etc...).

Questo disturbo rappresenta la possibile risposta di un soggetto ad un evento critico abnorme (terremoti, incendi, nubifragi, incidenti stradali, abusi sessuali, atti di violenza subiti o di cui si è stati testimoni, etc...), e in molti casi può essere adeguatamente affrontato in sede clinica attraverso trattamenti psicoterapeutici specifici, diretti sia alla vittima che (in funzione di supporto, quando necessario) alla sua famiglia. Quando necessario la terapia psicologica può essere coadiuvata da una specifica terapia farmacologica. E' importante ricordare che la maggior parte delle persone, anche se vive eventi potenzialmente traumatici, subisce solo delle reazioni emotive transitorie ("reazioni normali ad eventi anormali") che, seppur dolorose, raramente si trasformano in un vero e proprio PTSD strutturato. Si valuta che la prevalenza lifetime del PTSD in una popolazione normale sia del 7,8%.

Il PTSD non colpisce le persone più "deboli" o "fragili": spesso persone apparentemente "fragili" riescono ad attraversare senza conseguenze eventi traumatici abbastanza importanti, mentre persone "solide" si trovano in difficoltà dopo eventi, che hanno un significato personale o simbolico particolarmente difficile da elaborare.

Il PTSD può prodursi a partire da poche settimane dall'evento (anche se sintomatologie similari, definite di ASD/DAS - disturbo acuto da stress, possono prodursi anche dalle prime ore post-evento), e perdurare per molto tempo; in altri, casi, il disturbo si manifesta ad una certa distanza di tempo dall'evento, anche dopo diversi mesi (PTSD tipo "Delayed Onset"). E' stata anche proposta la classificazione del sottotipo DESNOS (Disorder of Extreme Stress - Not Otherwise Specified) ai fini di un'eventuale inserimento nel futuro DSM-V. Il DESNOS sarebbe una sindrome caratterizzata da sintomi particolarmente gravi e persistenti, spesso correlati con un pre-esistente Disturbo di Personalità di tipo Borderline.

I pazienti con PTSD vengono abitualmente classificati in tre categorie, in base al loro tipo di coinvolgimento nell'evento critico che ha originato il disturbo:

  • Primari, cioè le vittime dirette che hanno subito personalmente l'evento traumatico
  • Secondari, se testimoni diretti dell'evento o parenti delle vittime primarie (ad esempio, nel caso di un lutto)
  • Terziari, nel personale di soccorso (volontario o professionale) che si trova ad operare con le vittime primarie o secondarie

I principali disturbi, accusati dalla maggior parte dei pazienti, sono riassunti dalla cosiddetta "triade sintomatologica", per come definita dalla classificazione del DSM-IV: intrusioni, evitamento, hyperarousal. In particolare, si possono riscontrare tra gli altri sintomi:

  • Flashback: un vissuto intrusivo dell'evento che si propone alla coscienza, "ripetendo" il ricordo dell'evento.
  • Numbing: uno stato di coscienza simile allo stordimento ed alla confusione.
  • Evitamento: la tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo, o che sia riconducibile, all'esperienza traumatica (anche indirettamente o solo simbolicamente).
  • Incubi: che possono far rivivere l'esperienza traumatica durante il sonno, in maniera molto vivida.
  • Hyperarousal: caratterizzato da insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate.

In alcuni casi, la persona colpita cerca "sollievo" (ma in realtà peggiorando molto la situazione) con abusi di alcool, droga, farmaci e/o psicofarmaci; spesso sono associati sensi di colpa per quello che è successo o come ci si è comportati (o per il non aver potuto evitare il fatto), sensi di colpa che sono spesso esagerati ed incongruenti con il reale svolgimento dei fatti e delle responsabilità oggettive (sono detti anche complessi di colpa del sopravvissuto); spesso, sono compresenti anche forme medio-gravi di depressione e/ ansia generalizzata. In alcuni casi si vengono a produrre delle significative tensioni familiari, che possono mettere in difficoltà i parenti della persona con PTSD.

E' quindi importante riferirsi ad un professionista specializzato, psicoterapeuta e/o psichiatra, per affrontare il disturbo il prima possibile, perché con un adeguato trattamento è possibile risolverne la sintomatologia o mitigarla in maniera significativa (in molti casi, anche se si è già instaurata da anni).

 

Voci correlate [modifica]

 

Bibliografia [modifica]

  • William Yule, "Disturbo Post-Traumatico da Stress. Aspetti Clinici e Terapia", McGraw-Hill Editore, Milano, 2000.
  • Van der Kolk B. A., McFarlane A. C., Weisaeth L., "Stress traumatico. Gli effetti sulla mente, sul corpo e sulla società delle esperienze intollerabili", Magi Editore, Roma, 2005.
  • Marilee Strong, "Un urlo rosso sangue", Frassinelli, Milano 1999, 290 p., ISBN 88-768-4559-3
  • Henry Krystal, "Affetto, Trauma, Alessitimia", Magi Editore, Roma, 2007.
  • Judith Lewis Herman, "Guarire dal trauma. Affrontare le conseguenze della violenza, dall'abuso domestico al terrorismo.",Edizioni Magi, 2005, ISBN: 88-7487-148-1

 

Collegamenti esterni [modifica]

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Disturbo acuto da stress

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Il Disturbo Acuto da Stress (o ASD, Acute Stress Disorder) è la sindrome clinica acuta conseguente a breve termine all'esposizione o al coinvolgimento in eventi "estremi": traumi, catastrofi, incidenti, atti di violenza. Oltre che le vittime primarie, anche i soccorritori che sono coinvolti in situazioni critiche possono sviluppare tale sintomatologia

A differenza del PTSD, che ne può rappresentare (ma non sempre) l'evoluzione clinica a medio-lungo termine, l'ASD si può instaurare rapidamente, dopo circa 48 ore dall'evento, e può durare da due giorni ad un mese. In presenza di sintomi clinici rilevanti dopo il termine del mese, si passa alla diagnosi di PTSD. E' probabilmente possibile prevenire l'insorgenza di una certa quota di casi di ASD tramite il corretto utilizzo di presidi psicologico-clinici di emergenza, quali l'effettuazione precoce di procedure di defusing, debriefing e demobilization per il personale coinvolto.

L'ASD viene gestito sia con approcci psicologico-clinici che, eventualmente, farmacologici (anche se si tende a riservare il ricorso a terapia farmacologica solo ai casi più gravi e persistenti). E' importante notar come la maggior parte delle persone, anche se vive eventi potenzialmente traumatici, subisce solo delle reazioni emotive transitorie ("reazioni normali ad eventi anormali") che, seppur dolorose, raramente si trasformano in un vero e proprio ASD/PTSD strutturato. Così come il PTSD, l'ASD non colpisce le persone più "deboli" o "fragili": spesso persone apparentemente "fragili" riescono ad attraversare senza conseguenze eventi traumatici abbastanza importanti, mentre persone "solide" si trovano in difficoltà dopo eventi di moderata rilevanza ma che hanno un significato personale o simbolico particolarmente difficile da elaborare.

La sintomatologia di base dell'ASD è simile a quella del PTSD, ma con alcune differenze. Alla classica "triade sintomatologica" del PTSD (intrusioni; evitamento; hyperarousal) si affiancano infatti sintomi maggiori di numbing (stordimento e confusione) e, soprattutto, sintomatologie di tipo dissociativo, più o meno gravi.

Altra similitudine con il PTSD è il fatto per cui la persona colpita spesso cerca "sollievo" (ma in realtà peggiorando la situazione) con abusi di alcool, droga, farmaci e/o psicofarmaci; spesso sono associati forti sensi di colpa per quello che è successo o per come ci si è comportati durante l'evento (o per il non aver potuto evitare il fatto), sensi di colpa che sono spesso esagerati ed incongruenti con il reale svolgimento dei fatti e delle responsabilità oggettive.

 

Voci correlate [modifica]

 

Bibliografia [modifica]

  • B.Young et al., L'Assistenza Psicologica nelle Emergenze, Erickson, Trento, 2002
  • F.Lebigot et al., Les Traumatismes Psychiques, Masson, Paris, 2001